Venticinque anni fa il Moro di Raul Gardini faceva la storia

A San Diego il 30 aprile 1992 la barca dell’imprenditore ravennate fu la prima non anglofona a conquistare l’accesso in Coppa America in 141 anni di storia. Leo Porcari, segretario del tycoon, era là: «Raul non si accontentava mai»

MoroIl 30 aprile scorso è stato il giorno del ritorno del Ravenna nel calcio professionistico, ma è una data che dovrebbe essere ricordata anche per un altro grande evento sportivo che ha dato lustro e onore alla città bizantina. Venticinque anni fa, proprio il 30 aprile del 1992, il Moro di Venezia riuscì a compiere una delle più grandi imprese mai realizzate nella vela, a livello nazionale ma soprattutto mondiale, aggiudicandosi la Louis Vuitton Cup. Quella vittoria consentì all’imbarcazione italiana, prima partecipante non anglofona in 141 anni di storia del trofeo, di poter sfidare nella finale della Coppa America il “defender” America 3. Alla fine vinsero gli statunitensi 4-1, ma questo non ridusse il valore dell’enorme risultato sportivo raggiunto dall’equipaggio condotto dallo skipper Paul Cayard.

La vicenda del Moro di Venezia è legata a doppio filo con quella di Raul Gardini, imprenditore ravennate che alla guida del Gruppo Ferruzzi realizzò negli anni Ottanta una delle operazioni più spettacolari della storia della economia italiana: l’acquisizione della Montedison. Sostenuto dall’impegno finanziario e tecnologico del grande gruppo industriale e chimico del paese, l’armatore bizantino diede vita nel 1989 a un progetto tanto ambizioso, quanto visionario. In poco meno di due anni furono costruite cinque imbarcazioni, l’ultima delle quali, il Moro di Venezia V, fu varata a San Diego il 16 dicembre del 1991 e fu scelta poco più di un mese dopo per competere alla Louis Vuitton Cup. Giunto terzo al termine della fase a Round Robin, lo scafo condotto da Cayard sorprese in semifinale i partecipanti francesi e giapponesi, eliminandoli, per poi sconfiggere 5-3 nella serie finale, disputata dal 25 febbraio al 30 aprile 1992, i favoritissimi neozelandesi di New Zealand Challenge.

MorgardiniQuel fatidico giorno, al fianco di Gardini, nei momenti dei festeggiamenti era presente il suo segretario personale, Leo Porcari, l’“ombra” dell’imprenditore fin dal 1988. «Fu una giornata favolosa – ricorda – che dopo la vittoria proseguì con le congratulazioni del sindaco di San Diego, che parlò solo del Moro, concedendo solo un accenno ai neozelandesi, e con una festa dove era presente l’equipaggio al completo, ma anche tutto l’entourage. Ho nella mente una bellissima immagine di Gardini che ballava con la figlia Eleonora. Lui sapeva quale era la portata della sua impresa ma questo non gli bastava. C’era tantissimo entusiasmo, ma anche tanta tensione».

Raggiunto un obiettivo così importante, l’imprenditore ravennate infatti non si voleva certo fermare sul più bello e non voleva correre certo il rischio di ricoprire il ruolo di comparsa nella Coppa America. «Gardini voleva vincere, ma era preoccupato perché la Montedison nel frattempo gli aveva tagliato i finanziamenti. Non era una persona che faceva trasparire ciò che provava, ma era chiaro che fosse sua intenzione continuare a investire nella tecnologia. Lui era uscito dal Gruppo Ferruzzi l’anno prima, nel giugno del 1992, e tutto ciò non gli fu permesso dai nuovi vertici del gruppo industriale, Sama e Garofano».

GardiniE così, mentre mezza Italia faceva le ore piccole la notte per guardare la finale della Coppa America, arrivò una sconfitta scontata contro la corazzata America 3, con la soddisfazione che il Moro riuscì a vincere almeno una regata. «Era un equipaggio straordinario, con a capo un grande condottiero come Cayard. Ma a Gardini questo non bastò, perché lui era uno che guardava avanti, pensando sempre al dopo, e il più delle volte sapeva prevedere il futuro. Come era successo con la benzina verde, per esempio, ma anche tante altre volte».

Il resto è storia, dalla morte di Gardini il 23 luglio 1993 fino al restauro, al termine degli anni Novanta, della barca, che nel 2006 è stata messa in vendita su eBay. «Purtroppo non è rimasto più nulla di quella avventura così eccezionale. Quella della Louis Vuitton Cup è stata una delle ultime grandi vittorie di Gardini, ma tutto poi è stato soffocato».

Travolto, l’imprenditore ravennate, dallo scandalo Tangentopoli, come tanti altri. «Macché travolto, lui era un combattente. Non si è ammazzato, non si è sparato. È stato tenuto sulla graticola per quattro mesi, durante i quali tutti i giorni chiedeva di essere interrogato dai magistrati, perché voleva dire le sue verità. Se avesse potuto – termina Porcari – Gardini avrebbe lottato ancora a lungo».

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