All’Almagià prove tecniche (al momento sfumate) per un nuovo soggetto di sinistra

Bersani ed Errani indicano in Pisapia il leader, ma l’avvocato milanese si sfila davanti a una platea affollata. Anche se « qui ci conosciamo già tutti», e i giovani in sala erano solo amministratori, consiglieri o coordinatori di partito

ZAN 1891Un illustratore probabilmente disegnerebbe la serata di ieri tratteggiando un Pisapia in fuga e Bersani ed Errani a rincorrerlo con un retino in mano, un linguista osserverebbe l’uso sproporzionato dei “ma” e dei “però”.

La serata all’Almagià con il leader di Campo Progressita, Pier Luigi Bersani, e Vasco Errani, al suo ritorno ufficiale in politica, si preannunciava carica di aspettative anche in virtù e proprio in virtù dei continui battibecchi e prese di distanza, l’ultima, come noto su D’Alema, che Pisapia avrebbe invitato a farsi di lato. E la serata, che ha avuto momenti a tratti quasi surreali, non è stata semplice da decodificare per chiunque non sia addentro alle polemiche e alle tensioni che si agitano tra le due forze. Errani, che giocava in casa davanti a una platea affollatissima, sì, ma in cui, come a un certo punto ha ammesso lui stesso, «ci conosciamo tutti», si è sicuramente distinto per la capacità di entrare sui temi e anche, nonostante i toni da comizio più che da intervista che hanno a tratti travolto il vicedirettore dell’Huffington Post Alessandro De Angelis, per essere più diretto parlando di contenuti come il lavoro e la lotta alla disuguaglianza, ma anche di strategia. «Passiamo ai fatti», ha incalzato l’ex governatore dell’Emilia Romagna, «diamoci un giorno e un luogo», «non possiamo metterci più di un mese e mezzo», rivolto a Pisapia.

Platea

La platea all’Almagià per l’incontro tra Errani, Bersani e Pisapia

Pisapia che invece date non ne vuole, che più che un “matrimonio” vuole la “poligamia”, che continua a parlare di aperture, che ricorda come proprio a Ravenna sia nata un anno e mezzo fa l’idea di dare vita a una grande forza in grado di parlare a tante realtà e buone pratiche, Pisapia che è l’unico a ricordare più volte che “però” il nemico da battere sono le destre e i populismi a un Errani, in particolare, che invece critica senza mezzi termini soprattutto le scelte di governo degli ultimi anni.

Insomma, quindi con il Pd si va a no? Tra le poche certezze fornite ieri sera c’è che in caso venga approvata la legge elettorale in discussione Bersani e Pisapia sono d’accordo a presentare un candidato in ogni collegio, presentandosi come alternativi al Pd, almeno alle elezioni. Meno chiaro invece chi sarà il leader: ieri sera Bersani ed Errani hanno incoronato Pisapia che però in chiusura di serata si è sfilato, lanciando invece lo scettro a Errani. Un situazione un po’ grottesca, in cui l’avvocato milanese ha fatto una battuta sì, ma è apparso anche infastidito. Da cosa in particolare? Forse da Errani che ha incassato gli applausi del pubblico definendo D’Alema «una risorsa», laddove Pisapia l’aveva invece invitato a un passo di lato qualche giorno prima? Chissà. Perché Pisapia, e non per la prima volta nella serata, non risponde e sceglie (non proprio originale come strategia) di scaricare un po’ di colpe ai giornalisti che vogliono solo fare il titolo e aizzare polemiche. La sensazione però è che in realtà non ci sia bisogno di nessuno che aizzi niente, perché le distanze, i distinguo, le perplessità dell’ex sindaco di Milano rispetto a Mdp e all’operazione della fusione o del matrimonio che dir si voglia sembrano comunque tante.

Dunque non resta che aspettare e vedere se davvero, come detto, attorno a sei o sette punti si costruirà il nuovo soggetto, che, va da sé, dovrà essere «aperto e plurale». Dettaglio che rischia di non essere banale, a guardare la platea della serata. Centinaia le persone accorse in un Almagià strapieno, dove c’erano ovviamente le prime file delle due forze politiche, ma anche personalità del Pd e lo stesso sindaco De Pascale che diplomaticamente spiega: «Mdp e Sinistra per Ravenna sono forze della mia coalizione, non c’è da stupirsi che io sia qui». Un successo? Certamente, con il limite evidente in qualche modo messo in rilievo dallo stesso Errani del «Ci conosciamo tutti qui». L’età infatti lo lasciava intuire. I giovani o più giovani c’erano, erano quegli amministratori e consiglieri comunali e le coordinatrici dei partiti a livello locale che sono saliti sul palco a inizio serata che hanno parlato con una sola voce, quella di Federica Degli Esposti, che hanno chiesto impegni concreti, prima di scendere e lasciare la scena a tre uomini maturi tutti con una lunghissima storia politica alle spalle, due dei quali hanno governato pezzi del Paese e soprattutto del partito da cui ora sono usciti e che ci parlano di un mondo che è cambiato. Il mondo sicuramente, loro  meno. Ed è sicuramente per questo che vedono in Pisapia l’uomo da mandare avanti, ma tallonandolo da vicino, Talmente vicino da rischiare che lui, alla fine, voglia scansarsi. E alla folla che ieri sera ha applaudito la vis retorica di Errani ma non i ragionamenti più sfuggenti dell’avvocato, non sembrerà a dir poco strano che sia invece proprio lui l’uomo designato?

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