Pri: la “pax” (dopo la guerra) tra le due anime dei repubblicani ravennati

 

Gambi e Babini candidato. Il segretario Fusignani: «Contrari all’accordo con Verdini ma non dirò mai di non votare l’Edera»

Foto Gambi Babini

Paolo Gambi e Luisa Babini

Il Paese ha bisogno dei Repubblicani perché ha bisogno di una politica seria. Ne è convinto Paolo Gambi, avvocato sessantenne con alle spalle una militanza politica nel Pri iniziata negli anni Settanta e continuata tutta la vita, attraverso vari incarichi nel partito e negli enti locali. Gambi è capolista alla Camera per l’Edera che torna con il suo simbolo sulla scheda elettorale dopo anni di assenza grazie al’accordo tecnico – «non politico», specifica Gambi – con Ala, il movimento di Denis Verdini, ha permesso al partito di non raccogliere le firme. «Con Ala non c’è stato nessun patto elettorale», specifica Gambi. Proprio su questo il Pri ravennate si è spaccato, sull’onda di una polemica che dura dal congresso del 2017 e che ha visto il finora solido gruppo dirigente ravennate dei Repubblicani dividersi in due. La maggioranza è contraria a questo accordo nazionale e ha deciso di non partecipare attivamente alla campagna elettorale. Favorevole invece la minoranza, che già in occasione del congresso aveva marcato distanze importanti dagli attuali segretari locali, di cui fa parte Gambi e Luisa Babini, candidata al Senato. Sul tema del voto c’è una sorta di “pax” tra minoranza e maggioranza.

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La posizione del segretario, Eugenio Fusignani, è chiara: «Siamo contrari all’accordo con Verdini, le liste sono presenti in metà delle regioni e così si rischia che il voto ai Repubblicani vada sprecato. Però da parte mia non dirò mai di non votare l’Edera e non c’è nessun ostruzionismo verso chi ha scelto di candidarsi, le pagine del nostro organo politico La Voce di Romagna sono aperte. Di certo alla maggioranza del partito qui la linea della nuova direzione nazionale non piace, tanto che abbiamo lasciati vuoti i posti che spetterebbero a Ravenna. È uno dei tanti passaggi difficili che supereremo e sono convinto che dal giorno dopo il voto, in tanti diranno che Ravenna aveva ragione».

Gambi, da parte sua, non accende la miccia: «Mi limito a registrare la posizione del segretario e l’invito al voto repubblicano». Così la corsa di Gambi prosegue: «Non esiste il voto inutile in democrazia. Oggi di fronte a una politica che, sia a destra sia a sinistra, ha perso ogni parvenza di serietà c’è bisogno del nostro partito». Per il candidato, l’Edera è «l’altra sinistra, quella che esiste ancora e che è alternativa a quella marxista e socialista, ormai scomparsa». Insomma, il partito nelle parole di Gambi rimane nell’alveo di un liberalismo che crede nella politica degli investimenti pubblici come volano per far decollare l’economia ma che, nel contempo, ritiene «necessario ridurre il debito del Paese». Nell’equilibrio tra queste due prospettive si muove il credo dell’avvocato che non è mai stato scalfito dalle difficoltà del partito: «Io sono stato, sono e sarò sempre Repubblicano».

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