Comizio di Forza Nuova in una sala comunale a Ravenna. «E il divieto ai fascisti?»

Polemica per il ritorno del segretario nazionale del partito di ultra destra, dopo la modifica allo statuto comunale che impone un’autocertificazione di adesione ai principi della Costituzione. «Non abbiamo firmato nulla e mai lo faremo»

Zani Antifascisti Fiore Via Aquileia

Gli antifascisti contro il comizio di Roberto Fiore a Ravenna di un anno fa

Il segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore sarà (anche) a Ravenna giovedì 16 maggio per un comizio elettorale in vista delle elezioni europee, in programma dalle 19 nella sala comunale di via Aquileia.

Un intervento che non sta passando inosservato, anche alla luce della recente modifica dello statuto comunale  che impone a chi fa richiesta di uno spazio comunale di firmare una sorta di autocertificazione di adesione ai principi della Costituzione.

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«Ci risulta – a ricordarlo è l’avvocato ravennate Andrea Maestri, della segreteria nazionale di Possibile – che in sede di richiesta di concessione in uso temporaneo di sale comunali, il richiedente debba dichiarare che “il soggetto presentatore dell’istanza e l’attività oggetto della presente richiesta operano nel pieno rispetto dell’art. 2, comma 7, punto 14 dello Statuto del Comune di Ravenna”, che recita: “assicurare il rispetto: – della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana, che al primo comma, stabilisce: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” – della Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (New York 7/03/1966); – dei principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 12.12.2007 con particolare riferimento all’art. 21; nonché delle norme attuative delle suddette disposizioni e convenzioni”. Davvero – si chiede Maestri – Roberto Fiore o chi per lui ha firmato simile dichiarazione? E se lo ha fatto, ci facciamo prendere per i fondelli e gli concediamo la sala? Ravenna città decorata Medaglia d’oro al valor militare per il contributo dato alla Liberazione e alla Resistenza non può accettare simile sfregio. Il sindaco revochi la concessione, il questore vieti il comizio».

Sulla stessa linea Adelmo Cervi, candidato con La Sinistra alle prossime Europee, della famiglia sterminata dai fascisti nel ’43 a Reggio Emilia, che chiede al Comune di Ravenna di revocare la concessione della sala. «Mio padre e i suoi fratelli non hanno perso la vita invano: accettare la presenza di questo manipolo di delinquenti significa oltraggiarne la memoria», scrive Cervi.

Nel frattempo la responsabile provinciale e regionale di Forza Nuova, la faentina Desideria Raggi, aveva già risposto a Maestri, definendolo un esponente di un «antifascismo ridicolo e penoso che attraverso i suoi pochi adepti sta tentando, già in queste ore, di bloccare la nostra iniziativa elettorale senza ricordare come la loro stessa Costituzione sancisca a chiare lettere il libero diritto di espressione e di opinione e come un movimento legittimo che concorre alle tornate elettorali abbia il sacrosanto diritto di organizzare qualsiasi attività politica, prendendosi qualsiasi piazza, senza essere obbligato a firmare ridicole dichiarazioni antifasciste».

Raggi conclude assicurando che Forza Nuova «non ha mai firmato nulla e mai lo farà – i bollini antifa li lasciamo a voi da attaccare sulle vostre abitazioni».

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