Tra Europee e Amministrative, cosa c’è in ballo per il territorio ravennate

In provincia 300mila persone al voto per il Parlamento di Strasburgo e 128mila anche per il rinnovo di 14 sindaci e consigli comunali (su 18). Quanto consenso raccoglierà da queste parti la politica dei porti chiusi del ministro Salvini? E quanto spingerà i candidati del centrodestra? E il Pd di Zingaretti farà tornare i voti persi? Urne aperte fino alle 23

Elezioni VotoCosa ci sia in ballo per la politica nazionale in queste europee del 26 maggio è piuttosto chiaro. Come cinque anni fa si trattò di un voto fortemente condizionato da Matteo Renzi, da poco salito al governo, questa volta è Matteo Salvini, segretario della Lega e ministro degli Interni ad aver trasformato il voto in una sorta di “referendum” sul suo operato e la sua persona. Il tutto in un contesto che lo vede al governo con una forza come il Movimento 5 Stelle che nelle ultime settimane sta cercando di riacquistare autonomia dall’ingrombante alleato di governo nella speranza di recuperare consensi. E sono in diversi a chiedersi cosa capiterà al governo dopo le elezioni e dopo una campagna elettorale che ha visto i due protagonisti litigare così spesso in modo assolutametne esplicito. Anche perché il sistema del proporzionale puro permette una conta precisissima del voto reale.

Naturalmente, come sempre, queste dinamiche influiranno moltissimo sul voto anche nei territori ed è questo il primo dato che andremo a cercare nell’esaminare il voto a livello provinciale, domenica notte. Quanta forza ha Salvini, i suoi porti chiusi, i suoi rosari, il suo sovranismo e antieuropeismo da questa parti, una terra un tempo rossa? E soprattutto, quanto questa forza riuscirà a spingere i candidati alle amministrative che nello stesso giorno si svolgono in 14 dei 18 comuni del Ravennate? La Lega ha presentato suoi uomini e donne quasi dappertutto e dove i candidati, come a Lugo, sono espressione civica, sono comunque sostenuti fortemente dal Carroccio anche se, nonostante qualche annuncio mai smentito, da queste parti il segretario e ministro Matteo Salvini, impegnato in tour elettorali per lo Stivale, non si è mai visto.

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Altro osservato speciale, naturalmente, è il Pd di Zingaretti post Renzi. In particolare si cercheranno tracce di riscatto dopo la debacle, anche da queste parti, dello scorso 4 marzo quando in alcuni comuni (come Cervia e Russi) prevalse il centrodestra e quando nel comune di Ravenna i grillini hanno compiuto lo storico sorpasso diventando il primo partito. In una terra di ex bersaniani, convertitasi senza forse troppa convinzione al renzismo imperante, Zingaretti saprà riportare a casa voti? Sicuramente voteranno Pd i fuoriusciti di Mdp tra cui Vasco Errani che hanno due loro candidati in lista (Cecilia Guerra e Furio Honsell, entrambi passati da queste parti durante la campagna elettorale. Per i dem si è visto spesso Carlo Calenda di Siamo Europei, capolista per il Nord Est (non proprio un’anima rivoluziaria, diciamo) seguito dalla vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini. Da queste parti il Pd ha puntato su figure particolarmente moderate (rispetto ad altre zone dove ha schierato per esempio Pisapia).

E naturalmente sarà interessante vedere la tenuta del Movimento 5 Stelle, rispetto alla Lega, ma anche e soprattutto al Pd visto che negli ultimi tempi i grillini sembrano particolarmente a caccia di voti di sinistra. A confermare però il radicamento a macchia di leopardo sul territorio, va detto che sono solo quattro i loro candidati sindaci alle amministrative (Cervia, Lugo, Alfonsine e Castel Bolognese).

Intanto, evidentemente consapevoli dello scarso appeal del simbolo Pd, i candidati sindaci locali del centrosinistra hanno cercato di ampliare il più possibile le proprie coalizioni. Dove è previsto il ballottaggio (comuni con più di 15mila abitanti), nel caso nessun candidato superi il 50 percento dei voti al primo turno, le coalizioni includono, ove esistono, il Pri, ma anche tante liste civiche nate proprio a sostegno dei candidati Pd, sulla scia ormai iniziata qualche anno fa e che sembra inarrestabile. In ballo c’è parecchio perché con l’eccezione della piccola Sant’Agata in queste amministrazioni da decenni il governo è in mano al centrosinistra e non è mai veramente stato messo in discussione.

A Lugo cinque anni fa si andò a un ballottaggio, dall’esito piuttosto scontato. Ora, in caso di ballottaggio, sarebbe invece assai difficile prevedere il vincitore. Certo, in virtù appunto delle ampie coalizioni il centrosinistra può apparire in vantaggio, ma bisognerà aspettare il 27 per capire anche perché come sempre accade in questi casi ogni realtà vive una situazione a sé stante (ad Alfonsine, per esempio, non c’è un candidato di centrodestra, a Solarolo e Conselice ci sono liste civiche autonome, a Russi ci sono ben due forze a sinistra del Pd che potrebbero riservare sorprese, a Cervia il candidato leghista, arrivato con grave ritardo, non è sostenuto da alcuna coalizione e tutte le forze di centrodestra che non sono la Lega sembrano non partecipare alla competizione).

Una cartina di tornasole importante perché vota praticamente l’intera area della Bassa Lughese dove è in piedi un’Unione dei Comuni che è sempre stata monocolore. E in vista anche della prossima sfida elettorale cruciale dell’autunno: quella per la Regione.  Altro dato che sarà interessante rilevare è quello delle liste dell’estrema destra come Forza Nuova e Casa Pound, entrambe oggetto di polemiche per la loro presenza in una sala comunale di Ravenna.

Ma soprattutto sarà interessante, prima di ogni altra cosa, rilevare il dato della partecipazione soprattutto dove non si vota per le amministrative, come a Ravenna che un tempo ebbe il primato di città europea con il più alto numero di partecipanti. Un tempo, appunto. Quando nella politica c’era una fiducia che oggi sembra irrecuperabile.

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