I dieci anni da sindaco di Davide Ranalli tra pubblico, privato, critiche e tatuaggi

«Speravo di fare di più per la manutenzione ordinaria, ma ho cambiato Lugo, che ora è una città per giovani. Zannoni? Mi auguro che vecchi attriti non la ostacolino. Il mio carattere “difficile”? Un alibi per isolarmi e marginalizzarmi»

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La campagna elettorale del 2019

Eletto nel 2014 in uno storico ballottaggio per il centrosinistra, confermato nel 2019 al primo turno, Davide Ranalli, ad appena 39 anni, sta concludendo il suo decennio da sindaco di Lugo. Lo incontriamo nell’ufficio della bellissima Rocca estense per un bilancio tra il politico e personale di questa esperienza alla guida di uno dei comuni storicamente ed economicamente più importanti della provincia.

Sindaco, si è parlato tanto di “terzo mandato”. Se fosse stato possibile si sarebbe ricandidato?

«Diciamo che in tempi ordinari non lo avrei nemmeno preso in considerazione. Ora invece con i fondi Pnrr e i progetti di ricostruzione, ammetto che non mi sarebbe dispiaciuto poter vedere la conclusione dei tanti progetti in cantiere e poter disporre dell’avanzo di bilancio di più di 3 milioni di euro che sarà sicuramente importante all’avvio del mandato».

Sta dicendo che chiunque le succederà troverà una situazione più semplice rispetto a quella che affrontò lei dieci anni fa?

«In questi anni abbiamo lavorato molto per alleggerire il peso dei debiti sul bilancio comunale e chi mi succederà troverà quindi una maggiore disponibilità di risorse ma potrà anche inaugurare opere e interventi già avviati come l’Auditorium, il nuovo asilo, i lavori di rifacimento delle strade…».

Cosa si aspettava di poter fare dieci anni fa e come è andata veramente?

«Quando mi sono candidato avevo l’aspettativa di cambiare Lugo e la città è cambiata, avevo in animo di riqualificare l’acetificio Venturi, ampliare la rete ciclopedonale, reailizzare un Auditorium, rinnovare piazza Savonarola, soprattutto far diventare Lugo una città a misura di ragazzi, dove potessero tornare a divertirsi. E tutto questo l’ho ottenuto. Magari sul piano della manutenzione ordinaria speravo di riuscire a fare di più, ma non sui grandi progetti».

Nessun rimpianto, quindi?

«No, direi di no. Diciamo che oggi con il senno di poi, forse rimpiango non le scelte fatte, ma alcuni atteggiamenti che ho assunto nel tempo…».

Lei è noto per essere, diciamo, molto autonomo nelle scelte e non sempre accomodante. Ci dice per esempio perché a un certo punto si dimise da presidente dall’Unione dei Comuni della Bassa Romagna?

«Ecco, per esempio oggi non mi dimetterei, ma rimango ostinatamente convinto che sul merito della questione (di tipo organizzativo, ndr.) avessi ragione. Non firmerei comunque un documento che non condivido, ma lascerei agli altri l’onere di farmi dimettere. Però ci tengo anche a precisare, rispetto a quell’episodio, che forse la mia decisione fece tanto clamore perché non siamo abituati a politici che si dimettono pur di non venire meno alle proprie convinzioni».

Tra le critiche più aspre che le sono state mosse c’è anche quella per il mancato allarme un anno fa, per l’alluvione. C’è anche un ormai noto screenshot di un suo commento su Facebook in cui rassicurava un cittadino preoccupato a poche ore dal disastro….

«In realtà lo screenshot ha iniziato a circolare una ventina di giorni dopo ad arte. In quello scambio si stava parlando nella notte della rotta di Ca’ di Lugo che ha preceduto l’allagamento del centro e nulla ha avuto a che fare con questo. Mentre l’allarme per la rotta di Castel Bolognese e Tebano è stato dato eccome nei quartieri che secondo quanto sapevamo potevano essere i più a rischio, ossia Lugo Ovest e Lugo Sud. Tanto che il palazzetto era già pieno di gente quando è arrivata l’acqua. La ricostruzione del mancato allarme è falsa. Sicuramente si poteva fare meglio, ma abbiamo fatto tutto ciò che potevamo con le conoscenze e le competenze a disposizione di fronte a un evento straordinario».

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La visita di Mattarella a Lugo nel 2023

Facile immaginare che l’alluvione sia stato il momento più brutto dei suoi dieci anni da sindaco. E il più bello?

«Dal punto di vista istituzionale sicuramente la visita del presidente Mattarella a Lugo. Da quello personale l’abbraccio con mia madre, cosa per noi assai rara essendo due anaffettivi, dopo che vinsi il ballottaggio nel 2014».

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L’abbraccio con la madre per la vittoria del 2014

Era un ragazzo allora e non ha ancora quarant’anni oggi. Allora aveva un figlio di cinque anni che nel frattempo è diventato adolescente. Sul piano personale, come è andata?

«Sicuramente ha comportato dei sacrifici, innanzitutto per i miei famigliari. Penso a mio figlio, a cui non ho potuto dedicare tutto il tempo che avrei voluto, ma anche i miei genitori che hanno dovuto sopportare critiche e insulti e che ho cercato di tutelare e rassicurare. Poi naturalmente ricoprire un incarico così importante impone diverse limitazioni che in giovane età pesano, non credo siano sacrifici da dover sottolineare, ma esistono».

Se suo figlio un giorno si candidasse a sindaco?

«(Ride, ndr) Quando penso a questa ipotesi ricordo sempre Aprile di Nanni Moretti quando alla moglie che si augura che il figlio non voglia fare l’attore, il protagonista risponde: “Silvia, ma che discorsi fai.. speriamo che non diventi un attore.. noi gli impediremo di fare l’attore!”».

Lei è cambiato anche fisicamente in questi anni, migliorando il suo aspetto. E a un certo punto è anche diventato un sex symbol…

«(Ride, ndr) Vero, fu l’unico momento di leggerezza durante il periodo dell’alluvione. A un certo punto dopo un collegamento televisivo cominciarono a piovere commenti di apprezzamento. Che dire? Mi ha fatto piacere, ovviamente, a chi non lo farebbe? Anche se magari in alcuni casi avrei preferito un linguaggio un po’ meno dettagliato…».

In quell’immagine sfoggiava diversi tatutaggi. A quando risale il primo?

«Era il 2016, l’immagine di Antonio Gramsci sulla spalla sinistra. Sulla parte destra invece ho tatuato altre immagini, non di stampo politico, tra cui, per esempio, gli occhiali di Pasolini…».

Abbiamo inevitabilmente già nominato due volte i social e la rete, che in questi dieci anni sono diventai lo strumento per eccellenza di comunicazione con cittadini ed elettori. Ora non potete nemmeno più prendervela con i giornalisti che non hanno capito. Ha mai querelato nessuno?

«Sì, una volta sola, nei giorni dell’alluvione, ma la questione ora è in via di risoluzione davanti a un giudice di Pace. E sono anche stato querelato da un consigliere di opposizione di Ravenna, ma la questione è stata poi risolta fuori dal tribunale. In generale mi sento distante anni luce dal meccanismo social che trasforma gli utenti in tifosi, dove il dibattito e lo scambio sono annullati. Soprattutto credo che la politica dovrebbe mantenere liturgie proprie e una distanza da certe inutili diatribe, mentre questi strumenti costringono a meccanismi opposti, manichei dove non esistono sfumature. Basta guardare le città in campagna elettorale, ormai non ci sono più manifesti o comizi, perché tutto passa lì dentro…».

A proposito di campagna elettorale, Elena Zannoni è la candidata giusta per il Pd e il centrosinistra?

«La conosco dalla Federazione giovanile ma poi abbiamo preso strade diverse e non ho quindi strumenti per misurare le sue capacità amministrative. Credo però che abbia le caratteristiche giuste e che stia conducendo una campagna molto inclusiva e moderata, al limite della discrezione. Naturalmente ha tutto il mio sostegno e mi auguro che vecchi attriti e “revanchismi” all’interno della classe dirigente anche del centrosinistra non ostacolino il suo lavoro».

Attriti che, secondo molti, sono da attribuire però proprio al suo carattere, Sindaco, come dicevamo prima…

«Io sono come Jessica Rabbit: mi disegnano così! Scherzi a parte, la mia è una profonda passione politica e ho sempre cercato un’empatia fortissima con le persone. A molti però ha fatto comodo invece costruire una narrazione sul mio carattere conflittuale per farne un alibi utile a isolarmi e marginalizzarmi. Anche dentro lo stesso Pd non mancano quelli che io chiamo i “conigli mannari”».

 il Lugo Vintage nel 2024

Il Lugo Vintage nel 2024

Ma quindi, cosa andrà a fare dopo giugno?

«Andrò a occuparmi d’altro, sarò il direttore di un’azienda privata (per cui dice di aver comprato al Lugo Vintage una borsa da tranviere, ndr). Ma continuerò anche a dare il mio contribuito nella Direzione Nazionale (dove è stato eletto in quota Cuperlo, ndr), all’associazione Promessa Democratica e alle campagne elettorali future».

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