La Fondazione Ravennantica chiude il bilancio 2025 con una perdita di 429mila euro. Un risultato che si inserisce in una sequenza di esercizi negativi: circa 600mila euro di disavanzo nel 2022, 324.243 euro di perdita netta nel 2023 e 256.132 euro nel 2024. Sommando i risultati dei quattro anni, le perdite ammontano a circa 1,61 milioni di euro, anche se la cifra non coincide necessariamente con il disavanzo ancora da coprire, considerando eventuali ripiani e altri movimenti contabili.
A illustrare la situazione e le prospettive della Fondazione è la presidente Marianna Panebarco, in una lettera aperta pubblicata dal Resto del Carlino. Panebarco riconduce il risultato del 2025 soprattutto a partite pregresse e agli adeguamenti del contratto nazionale di lavoro relativi al periodo 2022-2024. La presidente sostiene che la gestione caratteristica sia invece in sostanziale equilibrio e spiega che la scelta è stata quella di contabilizzare gli oneri con prudenza e trasparenza, senza rinviarli. Tra le priorità indica anche il riconoscimento ai dipendenti degli arretrati e degli aumenti contrattuali.
Le difficoltà economiche, tuttavia, non sono nuove. Nell’ottobre 2023 la Fondazione aveva ricondotto il rosso del 2022 soprattutto agli effetti della pandemia, alle limitazioni delle attività museali e al blocco del turismo scolastico per quasi tre anni. Erano state annunciate misure di razionalizzazione della gestione e di contenimento dei costi. Con il nuovo risultato negativo, torna dunque al centro la sostenibilità economica dell’ente, chiamato a gestire e valorizzare una parte importante del patrimonio storico e archeologico ravennate.
Nella lettera, Panebarco richiama le dimensioni dell’attività svolta dalla Fondazione: circa 30mila ore di apertura all’anno per musei, aree archeologiche e monumenti, oltre a un’attività educativa che coinvolge quasi 100mila studenti e studentesse. Un patrimonio di servizi e competenze che, secondo la presidente, contribuisce alla vita culturale della città e alla sua attrattività turistica. La strategia annunciata punta a rafforzare l’integrazione tra i diversi siti, mettendo in relazione patrimonio, ricerca, comunità, turismo e sviluppo territoriale. Tra le priorità figura il rinnovo dell’Accordo di valorizzazione con gli enti statali e comunali, con il coinvolgimento della Regione Emilia-Romagna. Panebarco indica inoltre la collaborazione con l’Università e il mondo della ricerca, il welfare culturale, l’innovazione e l’apertura internazionale come ambiti su cui investire.
Al centro delle prospettive resta anche il museo Classis, per il quale la presidente individua ulteriori margini di valorizzazione. I dati dei visitatori in effetti parlano chiaro: inaugurato nel 2018, nel primo anno di attività aveva superato i 52mila visitatori, mentre le stime iniziali indicavano in almeno 60mila presenze annue la soglia per la sostenibilità economica. Nel 2025 il museo non ha raggiunto quota 22mila visitatori, con oltre duemila ingressi in meno rispetto al 2024.
Ma il riequilibrio economico, nella visione della nuova governance, non può dipendere soltanto dalle iniziative della Fondazione. Panebarco richiama infatti la necessità di una chiara volontà politica di sostenere il ruolo e la funzione pubblica dell’ente, riconoscendone il valore strategico per Ravenna.
In particolare con quest’ultima affermazione non è certo d’accordo la consigliera comunale d’opposizione Veronica Verlicchi, della lista civica La Pigna, che contesta il modello di finanziamento della Fondazione. Secondo i suoi dati, negli ultimi undici anni il Comune avrebbe destinato all’ente circa 11,3 milioni di euro, mentre le perdite degli ultimi quattro esercizi ammontano complessivamente a circa 1,6 milioni a fronte di oltre 4 milioni di contributi comunali. Verlicchi critica in particolare i risultati del museo Classis, per il quale sono stati investiti decine di milioni senza raggiungere, sostiene, le attese di pubblico e ricavi. La consigliera solleva inoltre la questione dell’impiego delle risorse dell’imposta di soggiorno, chiedendo maggiori ricadute anche sui lidi ravennati. La Pigna sollecita il sindaco Alessandro Barattoni e l’assessore alla Cultura Fabio Sbaraglia a rivedere la strategia di finanziamento, ricordando che le proprie proposte per ridurre progressivamente i contributi comunali sono state respinte dalla maggioranza. «Il problema non è più quanto finanziare RavennAntica. Il problema è chiedersi perché, dopo tutti questi soldi, RavennAntica continui a perdere», conclude Verlicchi.


