Sempre più turisti visitano Ravenna, ma l’ente che ne gestisce buona parte dei siti museali è in profonda crisi. Si tratta della Fondazione Ravennantica, che negli ultimi 4 esercizi ha presentato un bilancio in rosso, pari a 1,6 milioni di euro complessivi. «Non ha alcun senso procrastinare il decesso di questa fondazione che riversa in una condizione finanziaria disastrosa», dicono dal gruppo consiliare La Pigna. Uno dei principali elementi sollevati dalla lista civica di Veronica Verlicchi riguarda il debito Imu nei confronti del Comune. Secondo i dati riportati, la Fondazione non avrebbe versato 147.401 euro di imposta relativa agli anni dal 2021 al 2025. La Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Ravenna, nel settembre 2026 avrebbe respinto i cinque ricorsi presentati dalla Fondazione, che avrebbe ottenuto ora una rateizzazione in 72 mensilità.
Ma è soprattutto il sostegno economico del Comune a rappresentare il cuore della contestazione politica. Dal 2016 a oggi, secondo la ricostruzione de La Pigna, Palazzo Merlato avrebbe erogato alla Fondazione oltre 11 milioni di euro, con un contributo di 1,1 milioni nel solo 2025. «Una cifra che ha coperto perdite strutturali anziché finanziare esclusivamente specifici progetti culturali. Senza questi soldi il buco attuale sarebbe ben superiore e arriverebbe a toccare i 5,6 milioni di euro».
Tra gli aspetti contestati figura anche l’andamento dei costi del personale. A fronte di 64 dipendenti nel 2025, i ricavi delle attività sarebbero stati pari a circa 1,88 milioni, inferiori al costo del personale che arriva a 2,3 milioni di euro annuali. «Un numero di dipendenti esorbitante (comunque diminuito rispetto ai 73 del 2021 ndr) per una fondazione che non macina incassi – dice Verlicchi -. Inoltre si tratta di personale assunto senza concorso e quindi con criteri in teoria anche clientelari». Altre criticità riguarderebbero i ritardi nel trasferimento al Comune degli incassi delle biglietterie del Mar e di Casa Dante. «Il versamento di 16.953 euro relativo agli incassi del Mar del terzo trimestre 2025, è stato effettuato il 4 dicembre anziché entro la data prefissata del 10 ottobre. Ennesimo segnale di come gli accordi dello Statuto non vengano rispettati».
Nel mirino finisce anche la gestione dei contributi pubblici e, soprattutto, la possibilità di verificare come vengano spesi. La Pigna riferisce di aver chiesto al Comune la documentazione analitica relativa ai contributi assegnati a Ravennantica per i progetti culturali dal 2021 al 2024, compresi i singoli documenti di spesa e i relativi pagamenti. La richiesta non è stata accolta. «Il Comune, sulla base delle indicazioni della Fondazione, ha motivato il diniego sostenendo che si sarebbe trattato di una mole eccessiva di documenti, coincidente con l’intero archivio contabile e tale da paralizzare l’attività degli uffici per diverse settimane. Ci pare un comportamento assurdo».
In una comunicazione del 23 marzo 2026, indirizzata dal sindaco Alessandro Barattoni alla presidente Marianna Panebarco e ai componenti del Consiglio di amministrazione della Fondazione Ravennantica, il primo cittadino aveva richiamato l’attenzione sui risultati economici degli ultimi bilanci e sulle previsioni per il 2026, chiedendo di predisporre quanto prima un piano industriale, accompagnato da un’analisi dell’organizzazione interna, per raggiungere un equilibrio economico-finanziario stabile. «C’è una grande contraddizione – conclude Veronica Verlicchi –. Da una parte si riconosce la necessità di risanare i conti, dall’altra si conferma il sostegno economico milionario del Comune. Non basterebbe un semplice piano industriale, ma servirebbe lo scioglimento della Fondazione e l’affidamento delle strutture museali al Comune o ad un soggetto differente».


