Cederna e l’attualità dell’Odissea: «Non riusciamo a immaginarci come naufraghi»

L’attore torna alla manifestazione di Forlì con una lettura dal poema epico per gli studenti

CEDERNA

Giuseppe Cederna

Attore di cinema (chi non ricorda la sua presenza in Mediterraneo di Salvatores) e di serie tv (impersona l’ex magistrato Borrelli nelle serie 1992 e 1993), Giuseppe Cederna è anche narratore, autore, attore teatrale. Ed è un ospite più o meno fisso della Settimana del Buon Vivere, la manifestazione che torna quest’anno a Forlì per mescolare linguaggi e mo­menti di incontro attorno a temi trasversali che fanno la qualità della vita di una comunità (il programma a questo link).

Quest’anno Cederna a Forlì porterà – il 25 settembre alle 10 in uno spettacolo pensato per le scuole ma non solo nella chiesa di San Giacomo – Odisseo all’isola dei Feaci.

Non ti stai perdendo un’edizione della Settimana del Buon Vivere, ormai sei un testimonial…
«Sì, è uno di quegli inviti che accetto a scatola chiusa, per il rapporto di amicizia e stima rispetto agli organizzatori. In Italia ci sono tantissimi festival e manifestazioni e a noi attori capita di frequentarne molti, e a volta capita di sentirsi al posto giusto con persone giuste: è quello che accade per me a Forlì.  Certo, è lavoro, ma è anche altro. Sono andato non solo con spettacoli veri e propri, perché qui si possono raccontare viaggi e poesie e piccole visioni, è un luogo dove posso portare ciò che conta per me e tutto viene raccolto».

Cosa porterai quest’anno al pubblico del Buon Vivere?
«Una cosa particolare, a cui tengo molto e che fa parte di un progetto più ampio (vedi dettagli alla fine dell’intervista, ndr). Leggerò tre canti dell’Odissea che sono la parte centrale, quando Ulisse rinuncia all’immortalità e si mette in mare e naufraga su un’isola che non conosce. In quel momento è un naufrago e ha paura: ha perso il nome, è nudo, non sa come sarà accolto. Per questo quando arriva sulla costa si inghinocchia e prega di essere accolto. È una preghiera che noi non sentiamo, perché non riusciamo a immaginarci come naufraghi. Di più, è una preghiera che non vogliamo sentire, che vogliamo dimenticare in fretta. Oggi magari ci commuoviamo sul momento, ma poi preferiamo dimenticare in fretta. Ecco, credo che l’epica e la poesia di 2.800 anni fa possa parlare anche dell’adesso».
Il tema dei migranti è oggi quanto mai attuale e tira fuori spesso il peggio dalle persone, niente di più lontano dal “buon vivere”. Tu lo proporrai a un pubblico di studenti? Come pensi di essere ricevuto? Ti capita spesso di confrontarti con ragazzi così giovani?
«Sì, è vero. Mi capita sempre più spesso di incontrare studenti universitari, ma anche di licei e scuole medie, a cui racconto come sono nati i miei spettacoli, qual è stato il mio percorso, i mo­menti difficili. Credo che quando sei sincero e sai trasmettere esperienze personali, puoi entrare in relazione, in empatia con questi ragazzi che stanno vivendo forse l’età più difficile e creare una relazione vera, ed è davvero una bella occasione. Sono particolarmente felice di poter recitare questi canti dell’Odissea anche perché sono molto legato al Mediterraneo, sia personalmente che professionalmente. Da dopo il film, poi, sono tornato in Grecia ogni anno, nelle isole (Cederna si trovava in Grecia anche durante la nostra telefonata, ndr)».
Sei stato anche in quelle di fronte alla Turchia, divenute negli ultimi anni  meta dei profughi siriani in questi ultimi anni?
«Sì, sono stato a Lesbo e a Samos e a ottobre debutterà il nuovo spettacolo che si intitola Da questa parte del mare con testi di Gianmaria Testa e una scrittura  anche mia, nata proprio da un’eperienza molto forte, direi fisica, di un incontro che ho avuto a Samos. E trattandosi ap­punto di un’esperienza vissuta ven­go creduto. Il tema è naturalmente quello dei migranti. Lo spettacolo che stiamo preparando sarà in prima a Torino».
Speriamo allora di vederlo presto anche in Romagna. A parte la tappa al Buon Vivere che rapporto hai con questo angolo d’Italia? Ti è capitato di frequentarlo? Come appare a un romano?
«Mi è capitato di produrre diversi spettacoli nel teatro di Longiano e l’ho sempre trovata un luogo accogliente, dove passare bei momenti anche a tavola, che è un aspetto importante, anche questo ha a che fare con il “buon vivere”».

Il poema a puntate  per le voci di attori contemporanei

I tre canti dell’Odissea che Giuseppe Cederna proporrà al pubblico del Buon Vivere sono in realtà una costola di un progetto più ampio nato in Liguria e che da anni prosegue coinvolgendo una molteplicità di attori,  Odissea – Un racconto Mediterraneo ideato da Sergio Maifredi. Si tratta di «un progetto permanente, un percorso da costruire canto dopo canto scegliendo come compagni di viaggio i grandi cantori del teatro contemporaneo e quegli artisti che sappiano comunicare in modo estremamente diretto, non con la protezione del “buio in sala” ma guardando negli occhi il proprio pubblico, non proteggendosi dietro gli schermi delle belle luci o di una bella musica di sottofondo ma affrontando a mani nude la parola». Tra questi attori, oltre a Cederna, hanno partecipato anche Paolo Rossi, Moni Ovadia, Amanda Sandrelli, Davide Enia, solo per citarne alcuni. Spesso questi canti sono stati interpretati non in teatri, ma sulle spiagge della Penisola, in una sorta di racconto ininterrotto, una sorta di “fiction” a puntate dell’antichità che attraversa oggi il Mediterraneo da est a ovest