Con Accademia Bizantina la musica antica torna tra la gente

Accademia Bizantina

Paolo Ballanti in una foto con il Tetraone

Bagnacavallo è un piccolo grazioso comune nel cuore della bassa Romagna, tuttavia il fervore culturale è palpabile. Proprio questa atmosfera ha fatto sì che nel bellissimo teatro intitolato al celeberrimo commediografo veneziano Carlo Goldoni prendesse il via quest’anno la rassegna “Libera la Musica – Bagnacavallo Classica” che ha affiancato la già consolidata stagione di prosa. Artefici di questa impresa sono state le menti dell’Accademia Bizantina che hanno proposto 5 appuntamenti votati alla diffusione della musica più o meno antica.

Raggiunto telefonicamente, il vicepresidente della cooperativa Accademia Bizantina, il violoncellista Paolo Ballanti, ha risposto ad alcune domande tirando le somme della prima stagione bagnacavallese che si concluderà con il concerto del 22 aprile al Goldoni.
La prima cosa da chiedere in questi casi è sicuramente quale sia il bilancio di questa stagione. Come è andata?
«Ogni stagione nei primi anni di attività è soggetta a fluttuamenti e a riscontri non sempre all’altezza dell’impegno profuso dall’organizzazione, tuttavia noi non possiamo che dirci soddisfatti. Ovviamente la stagione non è paragonabile coi numeri che fa quella di prosa a Bagnacavallo, ma questa è una realtà che è attiva da lungo tempo, perciò è già rodata».
Già, incredibile che il teatro Goldoni avesse un’importante stagione di prosa, ma mancasse completamente la proposta musicale. È stata questa la molla che vi ha fatto partire?
«Era giusto che il comune di Bagnacavallo avesse una propria stagione musicale in questo bel teatro ed essere in prima linea sul territorio per la diffusione della cultura musicale è un impegno concreto di Accademia Bizantina, perciò Libera la musica è stata la naturale evoluzione e dell’esigenza e dell’attitudine. D’altro canto, la gente ha sempre più bisogno di avvicinarsi alla musica, arte che nei secoli scorsi faceva parte del quotidiano e che oggi è stata allontanata dalla vita frenetica, quindi la proposta di cultura è necessaria per recuperare una parte importante del nostro retaggio».
Avvicinare il grande pubblico al repertorio barocco può non essere così semplice. La scelta del repertorio può favorire questo ritorno all’ascolto?
«Indubbiamente ci sono concerti più di richiamo ed altri meno “appetibili” alla massa, tuttavia in questa prima stagione si è sempre cercato di mediare tra una ricerca all’arma bianca e un repertorio nazionalpopolare».
L’inaugurazione della stagione ha visto la vostra orchestra protagonista insieme a un giovanissimo cantante del ravennate, il talentuosissimo Carlo Vistoli. Un caso o una scelta precisa?
«Per il concerto di Natale ormai è tradizione che Accademia Bizantina scelga un giovane cantante di talento, ma non ancora completamente affermato, in modo da poter contribuire allo sbocciare della carriera. Carlo è un eccellente cantante, dotato di ottimo fraseggio e grande intelligenza, è stato un piacere collaborare con lui».
In cartellone, tuttavia, si nota che l’orchestra a pieno organico sarà presente solo nell’ultimo appuntamento della stagione del 22 aprile. Scelta o necessità?
«Entrambe. Certamente sarebbe stato bello poter impiegare tutta l’orchestra il più possibile, tuttavia le orchestre hanno dei costi che non è sempre possibile sostenere. Vi è da dire che, però, la scelta dei repertori a parti reali è stata fatta in base alle possibilità sonore che la mancanza dell’orchestra piena lasciava: un esempio su tutti sono i concerti per clavicembalo di Bach che, data la scrittura fortemente contrappuntistica, risultavano più essenziali e più comprensibili, scevri da ogni possibile fraintendimento».
Una domanda tecnica. Accademia Bizantina è specializzata nella prassi esecutiva del periodo Barocco, tuttavia vi sono state proposte musicali che strizzavano l’occhio addirittura al Romanticismo. Com’è suonare questi brani con una consapevolezza “antica”?
«Aver studiato i periodi precedenti aiuta a contestualizzare la provenienza di stilemi e mezzi retorici che costituiscono il vero focus di ogni interpretazione critica».
Concludendo, la stagione volge al termine tuttavia l’ultimo appuntamento è forse quello più atteso. Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi. Un tentativo di captatio benevolentiae o una scelta indipendente da ciò?
«Non saprei dire quale delle due opzioni sia la più vera. Probabilmente entrambe (ride, ndr)».
Info: www.accademiabizantina.it

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