La parola al Quartetto Guadagnini

«Vincere il premio Abbiati è stato molto importante, abbiamo lavorato per non deludere le aspettative»

Il Quartetto Guadagnini: nell’intervista parlano Fabrizio Zoffoli (a sinistra) e Alessandra Cefaliello

Passeggiando per il centro di Ravenna, accanto ai monumenti che hanno segnato la storia della città e della civiltà occidentale, si può aver occasionalmente la fortuna di incontrare musicisti d’eccezione. Nel caso specifico è stata una bella sorpresa pizzicare Alessandra Cefaliello e Fabrizio Zoffoli, coppia anche nella vita e rispettivamente violoncello e primo violino del Quartetto Guadagnini di scena al Teatro Alighieri il prossimo 15 marzo all’interno della rassegna Ravenna Musica 2017, che si sono concessi in una divertente intervista.

Finalmente il pubblico ravennate potrà assistere ad una vostra esibizione sul palco dell’Alighieri. L’appuntamento del prossimo 15 marzo sarà particolarmente sfizioso perché oltre al vostro Quartetto Guadagnini vi saranno i bravissimi musicisti del Quartetto di Cremona. Che sensazioni avete per questo concerto?
F.Z.: «Beh, per me sarà una doppia emozione suonare con loro nel teatro di casa. È sempre bello lavorare con musicisti in gamba, ma noi siamo stati loro studenti presso l’Accademia “W. Stauffer” a Cremona e quindi sarà un’esperienza ancor più significativa».
A.C.: «Il Quartetto di Cremona è uno dei pochi quartetti storici che ha svolto e svolge tuttora una grande attività concertistica e per noi è un onore e un piacere immenso poter esibirci con loro in questo bel programma».
Giusto, il programma del concerto. Il cartellone non è troppo chiaro in merito, Shostakovic, Beethoven e Mendelssohn: chi suona cosa?
F.Z.: «Il programma del concerto sarà incentrato sul primo Ottocento, perciò il pubblico ascolterà il quartetto Op.81 N.3 di Mendelssohn, poi l’incredibile Op.135 di Beethoven, entrambi dal Quartetto di Cremona al quale ci aggiungeremo noi per chiudere con l’Ottetto op.20 di Mendelssohn».
Quindi Mendelssohn sarà ben rappresentato: raramente questo compositore occupa il posto che merita all’interno delle stagioni concertistiche.
A.C.: «Verissimo! Mendelssohn è un compositore veramente troppo sottovalutato, ma già dall’anno scorso sono molti i quartetti che lo stanno riscoprendo. Spesso per queste cose si va a periodi, tuttavia, questo concerto è una bella opportunità per far ascoltare al pubblico ravennate composizioni che non sono spesso eseguite».
F.Z.: «Mi permetto di aggiungere che l’Ottetto, quando viene suonato, è spesso eseguito da musicisti che si uniscono ad occasionem, mentre in questo concerto sarà possibile ascoltare due quartetti, due entità che si uniscono, invece che otto».
Oltre a Mendelssohn, quali sono i vostri autori prediletti? A quali autori  vi dedicate maggiormente con Quartetto Guadagnini?
F.Z.: «Il nostro repertorio spazia senza soluzione di continuità dai classici di Haydn alla contemporanea. Attualmente stiamo lavorando con la compositrice Silvia Colasanti che ci ha dedicato un brano che abbiamo suonato al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Inoltre ci piace suonare l’Arte della Fuga di Bach, spesso come bis».
A.C.: «Certo, sia il periodo classico sia la musica contemporanea sono nelle nostre corde, ma siamo felici di poter dire che a breve saremo chiamati ad incidere l’Americano di Dvorak ed l’Op.51 N.1 di Brahms, perciò ci stiamo dedicando molto ad approfondire quel periodo».
Totalmente assente da moltissime stagioni è la musica francese. Voi che rapporto avete con i brani scritti oltralpe?
F.Z.: «Purtroppo non abbiamo né Ravel né Debussy ancora in repertorio».
A.C.: «Più per una questione di impegni che per una volontà nostra perché ci piacerebbe molto studiarli».
F.Z.: «Sì, e poi siamo dell’idea che prima dobbiamo approfondire la musica italiana e quest’anno metteremo in repertorio il quartetto di Verdi».
Voi avete vinto il premio Farulli all’interno della XXXIII edizione del premio “Franco Abbiati” nel 2014. Quanto vi ha aiutato per far spiccare il volo alla vostra carriera?
F.Z.: «Tanto. Sicuramente tanto. Eravamo in attività da un anno e mezzo e per noi vincere quel premio ha significato moltissimo. E ha comportato molte responsabilità perché salire sul palco con quel premio sulle spalle comporta delle aspettative da parte del pubblico. L’unico modo che avevamo per non deluderle era comportarci come abbiamo fatto, studiando e lavorando come pazzi migliorando di concerto in concerto, di giorno in giorno».
Concludendo, Paolo Borciani, storico primo violino del Quartetto Italiano diceva che suonare in quartetto era paragonabile ad un matriomonio a quattro. Siete d’accordo?
F.Z.: «Vero, con l’aggravante, che nel matrimonio si sceglie il partner anche per le qualità caratteriali, mentre nel quartetto si sceglie solo in base al modo di suonare. Noi comunque non ci lamentiamo, siamo molto contenti».
A.C.: «Poi lui si è trovato pure la ragazza (ride, ndr)».

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