Gioco d’azzardo: in provincia si puntano 680 milioni di euro all’anno

In media 1.700 euro per ogni ravennate (bimbi inclusi). E al Sert fino a metà 2014 arrivavano 5 richieste di aiuto ogni settimana

Fino a metà del 2014 ogni settimana in provincia di Ravenna, in media, cinque persone con problemi legati al gioco d’azzardo si presentavano alle porte del Sert, il servizio dell’Ausl per la cura delle dipendenze patologiche, o si rivolgevano ai gruppi delle associazioni di giocatori anonimi per cercare un aiuto. E i gruppi che raccolgono familiari di chi vive disagi legati all’azzardo contavano una quarantina di presenze mensili. La penetrazione della ludopatia nel Ravennate sta in questi numeri forniti da Vittorio Foschini, psicoterapeuta responsabile provinciale per il Sert del settore dipendenze da gioco d’azzardo. Da metà 2014 un leggero calo.

L’indentikit del ravennate malato di gioco è presto fatto: «Uomo, benestante, coniugato, tra 35 e 45 anni quindi magari con maggiore credibilità alle spalle per ottenere prestiti di denaro, in tre casi su quattro schiavo delle slot machine». Il giro delle giocate? Come se ogni ravennate, bambini compresi, si giocasse 1.700 euro l’anno (680milioni in provincia). Una cifra superiore alla media nazionale, per un paio di motivi: «Viviamo in una zona benestante dove i soldi non mancano, siamo in una terra dove le carte hanno una tradizione che affonda nelle bische di un tempo». Anche se a squilibrare la statistica c’è l’afflusso turistico estivo: «Chi viene da fuori e gioca qui fa salire le medie di spesa ma non risulta residente».

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Non è difficile per un turista o un residente trovare dove giocare: secondo il censimento del Sert, aggiornato a dicembre, in provincia ci sono 721 locali pubblici con una licenza per giochi d’azzardo. Si va dal piccolo bar con una macchinetta nell’angolo alla sala videolottery dedicata: «A incidere sulla crescita della patologia contribuisce molto la maggiore facilità di accesso ai giochi. Una volta la bisca non era per tutti mentre oggi è più facile trovare un luogo dove giocare. Luoghi e giochi studiati bene per tenere stretto il giocatore mettendolo in angoli isolati, senza interazioni, con giochi più automatici possibili che richiedano poco ragionamento». E disposizioni logistiche tutt’altro che casuali: «Nei centri commerciali si cerca sempre di mettere le macchinette vicine agli sportelli bancomat. Si pensa a tenerli lontani dalle scuole ma anche lontani dalle banche forse non farebbe male». E poi c’è il fenomeno online tramite computer e telefonino «con oltre 2.200 applicazioni che permettono di puntare soldi». Così si arriva a una percentuale che parla di 80 percento della popolazione che almeno una volta all’anno si è fatta ingolosire dalla sfida al caso: gratta e vinci, lotterie, videopoker, slot machine, online, scommesse sportive.

Uscirne fuori? Si può: «Se il soggetto non ha altre dipendenze possiamo dire che nel 90 percento dei casi si guarisce». Che significa restare puliti per due anni dall’ultima puntata. Attraverso un percorso calibrato. Ecco la cura per il malato: «Prima di tutto si toglie la disponibilità delle finanze e si trova un amministratore di sostegno che non sia un familiare. Con i familiari bisogna ricostruire il rapporto perché molte volte sono infuriati. Poi si cerca di recuperare la situazione debitoria perché è una fonte di stress. Vanno capite le cause personali». A monte di tutto una certezza: «Ogni dipendenza patologica ha dietro una carenza affettiva. Diciamo che se una persona è innamorata e fa sesso difficilmente si farà attrarre dalle slot machine…».

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