Dai passatelli al record di audience: cronistoria del trionfo di Erica a Masterchef

Dieci puntate tra alti e (clamorosi) bassi per la ravennate. Graziata più volte, aiutata pure dalla tanto odiata sindacalista Lucia

È convinta che i passatelli li saprebbe fare anche da bendata e ad occhi chiusi per davvero ha completato due cappelletti ma non ha saputo disinnescare le bombette pugliesi confondendo clamorosamente il polmone con il capocollo di maiale e non sapeva che il riso basmati è indiano. È stato un percorso tra alti e bassi, in un guazzetto di parecchie lacrime senza tocchi di genialità, quello che alla fine ha portato la ravennate Erica Liverani alla vittoria della quinta edizione di Masterchef battendo l’estrosa torinese Alida Gotta. «I piatti di Alida li guardi, i piatti di Erica li magni», ha amabilmente sentenziato Selvaggia Lucarelli su Twitter.

La 30enne fisioterapista di Conventello che ha seguito la puntata finale – registrata il 31 luglio e andata in onda il 3 marzo – al circolo sociale Bosco Baronio di Ravenna dove era stato allestito uno schermo per una visione collettiva a cui ha preso parte anche il sindaco Fabrizio Mattuecci (vedi tra gli articoli correlati): a lei va il premio di 100mila euro in gettoni d’oro e potrà ora realizzare il suo primo libro di ricette grazie al celebre show culinario di Sky riservato a cuochi amatoriali. La conclusione non ha messo a tacere i tanti che nell’ultimo periodo, accanto alle critiche in toni legittimi sulla presunta antipatia o sulle scarse capacità in cucina, le hanno riservato attacchi feroci e minacce, soprattutto sui social network: «Denuncio tutti», è stato il suo sfogo esasperato. E ha confermato l’intenzione di procedere.

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Addosso la maglietta di uno stabilimento di Marina di Ravenna e in braccio la figlia Emma di diciotto mesi che sta crescendo da sola dopo l’addio del compagno: il premio tenerezza l’ha conquistato subito presentandosi così alla selezione davanti ai giudici (Bruno Barbieri, Carlo Cracco, Joe Bastianich e Antonino Cannavacciuolo). Poi è stato particolarmente conflittuale il rapporto con Cracco. Il cuoco, che sorride piacione in ammollo nella pubblicità Scavolini e si ritrova denunciato per aver cucinato un piccione, è stato spesso pungente: «Sei fatta così, non ascolti e fai quello che ti pare». Del resto lei stessa si è definita «una testona romagnola» quando Barbieri l’ha etichettata come «furbetta romagnola». Eppure è stato Cracco il mastro cerimoniere di una improvvisata unione civile nata su un pasticcio di luccio cucinato in coppia con Giovanni Gaetani: «Non sia malizioso chef Cracco, io odio gli uomini, ho un po’ una repulsione per il sesso maschile. Giovanni è solo amico». Ma nei festeggiamenti post vittoria l’hanno visto tutti quel quasi bacio…

La vittoria non è stata una sorpresa. Il sito Dagospia aveva spoilerato l’esito (vedi articoli correlati). Ma già dalle prime battute del programma tra i venti concorrenti ai fornelli – selezionati attraverso varie tappe partendo da circa 18mila aspiranti che si erano presentati ai casting – la ragazza ravennate aveva messo in mostra numeri che l’avevano spinta nella cerchia dei favoriti. Nelle prime sei prove esterne ha sempre avuto il grembiule della brigata poi vincitrice: se l’è cavata in carrozza tra piadina e saraghina sulla spiaggia di Riccione dove gli chef sono sbarcati in pedalò, ha strappato la salvezza grazie al bonus dello chef Cannavacciuolo nel picnic fighetto di Milano tra milanesi di bianco vestiti, ha saputo abbinare lumache e mostarda al timone di una squadra su una motonave salvata da Bastianich quando si è arenate nelle secche del Po in Emilia, ha festeggiato anche all’estero con una paella cucinata a Valencia dove però la vittoria è arrivata più per merito della tanto odiata rivale Lucia Giorgi.

I momenti difficili non sono mancati. Come quando è stata capace di dimenticare il riso tra gli ingredienti per gli arancini e solo il fair play di tutti gli altri concorrenti – compresa l’odiata Lucia – le ha permesso il ritorno in dispensa. Per due volte la salvezza è passata attraverso un duello finale da dentro o fuori. È successo alla settima puntata quando l’errore nell’invention test dedicato allo street food l’ha costretta ad aggrapparsi a quattro polpette per condannare Rubina Rovini all’uscita. Ed è successo anche una settimana fa in semifinale: un maiale da cucinare alla cinese non ha convinto i palati dei giudici con quel riso basmati che credeva cinese. Altri sbagliando ingredienti così clamorosamente ci hanno lasciato le penne. Non a caso Erica in un pianto disperato aveva già tagliato l’improbabile braccialetto di spago al polso dalla seconda puntata – dono di Cannavacciuolo come ammonimento per averlo lasciato nel piatto presentato ai giudici – quando ha avuto la grazia di un ultimo duello: “Message in a bottle” il nome dato alla pasta in vasocottura che l’ha spedita in finale ai danni di Maradona Jean Youssef.

La finale – che come se non bastasse Dagospia è addirittura stata diffusa da Sky per errore nel pomeriggio precedente ma ha comunque segnato il record per la pay-tv sat con 1,6 milioni di spettatori (5,4 percento di share) – l’ha vista avere la meglio con un piatto di animelle mai cucinate e un menù degustazione esaltato da due cappesante. Il duello, come detto, con Alida. Le due concorrenti con le storie più toccanti alle spalle: Erica mamma single in cerca di affermazione e Alida uscita dai disturbi alimentari del passato proprio grazie a una passione culinaria sbocciata su suggerimento del fidanzato. Ma le vere guest star sono stati i genitori di Erica, Gemma e Renzo, romagnoli ruspanti veraci che dalla balconata hanno seguito la figlia commentando tra loro in puro dialetto rendendo necessari i sottotitoli per i forestieri di Savarna. Erica poi racconterà che ai genitori aveva detto di essere stata eliminata invece di informarli dell’entrata in finale, temendo che il padre non riuscisse a trattenere il segreto. È stata la produzione del programma ad avvisarli: «Signori, venite a Milano che la vostra Erica è in finale». E il bello doveva ancora venire.

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