Dalle convenzioni ai musei: cosa cambia nel finanziamento e nella gestione

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Un momento dell’allestimento della mostra al Mar

Quintuplicati i fondi per la Biennale del Mosaico, entro l’anno annuncio per la mostra 2018

Atteso non senza alcuni timori dagli operatori dei settori e con curiosità da chi beneficia maggiormente delle numerose attività culturali a Ravenna, è arrivato il momento dei bandi per le convenzioni con gli operatori culturali che vedono alcune novità perlomeno formali importanti, soprattutto per quel che riguarda il pubblico spettacolo e le arti visive.
L’affidamento diretto resterà solo per Ravenna Manifestazioni che però sta cambiando statuto, il Rasi sarà a bando, e bandi sono previsti anche per le attività di minor impegno economico .
Il tutto mentre si avvicina l’inaugurazione di quello che Mi­chele de Pascale fin dalla campagna elettorale aveva annunciato come uno dei punti saldi sul tema cultura: il rilancio di Ravenna come città del mosaico attraverso un investimento rinnovato sulla Biennale che assume in effetti dimensioni di rilievo con una grande mostra sulla scultura, il coinvolgimento diretto dell’azienda Sicis e un numero vastissimo di appuntamenti tra botteghe, gallerie e monumenti Unesco . Una prima promessa, dunque, de Pascale l’ha mantenuta, moltiplicando la spe­sa per questo evento dai neanche 70mila euro di due anni fa, ai 350mila di quest’anno (al lordo dei biglietti, che ancora non si possono calcolare ovviamente).
«Non si dovrebbe nemmeo parlare di quinta edizione della Biennale, perché questa edizione è completamente diversa – ci spiega – Pur essendosi moltiplicati gli eventi che riguardano la città, le associazioni e le botteghe, abbiamo una grande mostra di rilievo nazionale, il coinvolgimento, per la prima volta, di un’azienda come la Sicis e dei siti Unesco. Si può anche dire che è il primo grande evento  del nuovo corso che abbiamo immaginato per il Mar, il che non significa (aggiunge per smorzare polemiche passate) che quello precedente non fosse apprezzabile. Semplicemente, si apre una nuova stagione e, dopo la biennale di quest’anno, per il 2018 stiamo preparando un grande evento fotografico e una grande mostra in autunno, incentrata sui linguaggi contemporanei».
Ci era in effetti parso di capire  che sarebbe stata annunciata nell’estate del 2017, cosa che invece non è avvenuta. «Accadrà a breve, adesso concentriamoci sull’avvio della Biennale, entro l’anno saprete tutto». Il modello, come noto, è quello di interpellare di volta in volta un direttore ad hoc per ogni progetto artistico.
Poco dopo l’avvio della Bien­nale, comunque, e precisamente per l’1 novembre è programmato anche un altro importante passo su un altro fronte dell’aspetto museale in città: RavennAntica.

Depascale

Il sindaco De Pascale durante la visita la mostra della Biennale del mosaico al Mar

A quella data infatti la fondazione in maggioranza del Comune dovrebbe subentrare a tutti gli effetti nella promovalorizzazione dei beni statali e nella gestione della biglietteria, fatto strategico anche in virtù dell’apertura del nuovo Museo di Classe, nel 2018. «Purtroppo i numerosi ricorsi al Tar in questa vicenda, da parte anche di soggetti che è curioso siano così interessati a ciò che accade nel nostro Comune, po­trebbe complicare un po’ l’avvio, ma contiamo comunque di riuscirci entro la data prevista. Per la fondazione si tratta certamente di un momento cruciale. I recenti incontri (l’ultimo di martedì 3 ottobre, ndr) al Ministero hanno dato esiti molto positivi, ma per ora non posso aggiungere altro».
Insomma, per sapere quali sa­ran­no i termini degli accordi economici tra la fondazione e lo Stato sulla biglietteria e i bookshop di siti come il Mausoleo di Teodorico e la Basilica di Classe (oltre al Museo Nazionale) bisognerà aspettare. Anche questo un primo passo verso quella trasformazione tanto auspicata di Ravennantica in una fondazione che arrivi a includere anche lo Stato per ottenere la gestione totale dei monumenti? Il ministro Franceschini, in visita di recente a  Ravenna, non ha escluso nessuna possibilità, almeno sulla carta. Ma non sembra certo qualcosa di imminente.
Ciò su cui invece insiste il Primo cittadino è che accanto al filone storico antico, curato da Raven­nAntica e a quello del contemporaneo con il Mar, ci sarà quello dedicato a Dante, oggi pres­soché inesistente e che do­vrebbe trovare piena realizzazione in una riqualificazione della zona del silenzio intorno alla tomba del Sommo Poeta in vista del 2021.
Ma a che punto è la riorganizzazione delle istituzioni? Cosa accadrà su questo comparto? Fino a poco settimane fa si parlava della possibilità di un unico soggetto a gestire tutte il comparto per così dire “espositivo”.   «Non ci sarà una fondazione o una realtà che assorbirà le altre, vorrei chiarirlo una volta per tutte. Ognuna di queste realtà  sarà artisticamente autonoma, quello su cui ragioniamo e ragioneremo sono possibili ottimizzazioni dei costi per evitare sprechi e doppioni, come la gestione amministrativa o l’ufficio stampa, per fare qualche esempio».

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