Continue allerte meteo? Ecco perché. Secondo l’esperto sistema da cambiare

Turroni: «I fatti di cronaca hanno messo sotto accusa funzionari e sindaci che ora non vogliono rimanere col cerino in mano. Ma così il meccanismo è inutile»

VentoIn poco meno di due mesi gli meteo diramati dalla protezione civile nel 2018 sono state 25. Al di là dell’emergenza degli ultimi giorni (in cui lo stato di allerta è stato costante) spesso l’allerta diramata si traduce in una semplice pioggia. Secondo Sauro Turroni, esperto della Protezione Civile Nazionale e candidato per Insieme nel collegio romagnolo, questo sistema non può funazionare.

«I ricorrenti allerta che vengono emanati dai Comuni, in attuazione delle direttive derivanti dalle Indicazioni operative per l’omogeneizzazione dei messaggi di allertamento e delle relative fasi operative per rischio meteo-idro purtroppo sono figli delle preoccupazioni che l’intero sistema di Protezione Civile soffre dopo le vicende dall’Aquila in qua, indebolito e messo ingiustamente sotto accusa con troppa facilità».

A ciò – dice l’esperto «si aggiungano i timori diffusi dei diversi livelli della Pubblica Amministrazione, troppo spesso messi sotto accusa e trascinati nei tribunali per ogni accadimento, spesso senza alcun riguardo per i loro aspetti tecnici e scientifici». Secondo Turroni, in sintesi, l’allerta meteo viene emanato preventivamente per evitare conseguenze legali in caso in cui pioggia, vento e neve causino danni. Così anche per un temporale qualsiasi viene diramato il bollettino di allerta.

Ma come funziona il sistema? «In fase di previsione di un evento – continua Turroni – vengono emessi i bollettini di monitoraggio della sua evoluzione. La sala operativa della Protezione Civile regionale invia quotidianamente a enti locali e alle varie realtà competenti nei vari settori il bollettino e , se c’è un livello di allerta, emette l’allarme corrispondente alla tipologia del rischio, idraulico, mare, vento, idrogeologico, gelo, neve, assegnandogli il colore stabilito dalle direttive nazionali sopra citate».

.I sindaci che ricevono il bollettino in base alle disposizioni loro assegnate «attivano le procedure previste dal codice dato sulla base della intensità e pericolosità delle previsioni, fra queste l’allertamento della popolazione». Tra questi i comunicati stampa, quasi tutti uguali, che vengono inviati ai giornali.  «In caso di forti rischi partono quindi in automatico telefonate ed sms che avvisano i cittadini invitando a prudenza e attenzione».

Secondo Turroni «purtroppo però ciò che hanno registrato le cronache ha messo in evidenza come troppo spesso siano stati ricercati capri espiatori, sbattuti sulle prime pagine funzionari e sindaci accusati di colpevoli omissioni e gravi responsabilità e per questo si è diffusa la volontà di non restare con il cerino in mano. Ciò induce ad assegnare codici di livello superiore a quello effettivamente prevedibile e atteso e così ogni due giorni c’è un allerta».

La storia di Pierino e del lupo – dice il candidato – «è troppo nota per non sapere che gridare sempre “al lupo al lupo” non può che avere conseguenze negative, mandando in malora il meccanismo di allertamento e di protezione civile e la credibilità di tutto il sistema. Ciò non serve a dare maggiore sicurezza al territorio e ai suoi abitanti e serve solo a scaricare di ogni responsabilità i diversi livelli di competenza».

Serve, per Turroni, «una revisione dell’impianto normativo messo in crisi dalle vicende sopra accennate, ridando alla Protezione civile il ruolo centrale e i poteri connessi che le sono proprio e dando il via a una nuova stagione fondata sulla competenza e formazione di personale tecnico esperto, sostituendo alle burocraticità delle procedure la scientificità dell’azione e nello stesso tempo offrendo un ragionevole scudo a chi opera in scienza e coscienza, senza renderlo destinatario di ogni possibile accusa»

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