Asili nido: 741mila euro dalla “Buona scuola” per rette più basse e più posti

Le linee guida approvate dalla giunta comunale avranno effetti già a partire da questo anno scolastico: più servizi integrati, più risorse ai voucher e più fondi alle sezioni primavera delle Fism. Il Comune di Ravenna spende 8 milioni all’anno per i nidi. I bimbi 0-3 anni accolti in posti pubblici o convenzionati sono 890 (il 70 percento del totale iscritti)

Game Room In The KindergartenTra i primi esiti delle azioni intraprese dall’amministrazione comunale di Ravenna per incentivare la natalità al cosiddetto “tavolo delle famiglie” c’è il progetto “Andiamo al nido” che ha lo scopo principale di abbassare le rette di frequenza degli asili nido (per i bimbi da 0 a 3 anni), accorciare le liste di attesa e rafforzare il sistema integrato tra pubblico e privato.

Un progetto reso possibile da risorse messe a disposizione dalla Regione grazie ai 741mila euro di un fondo istituito nel 2017 dallo scorso governo all’interno della cosiddetta “Buona Scuola”, che vanno ad aggiungersi ai 7milioni e 300mila euro che già il Comune di Ravenna spende per i nidi (compensati per un un milione e 400mila euro dalle rette pagate dalle famiglie).

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In estate la giunta ha approvato le linee di indirizzo per l’utilizzo del fondo che già da quest’anno troveranno applicazione dopo il voto unanime del consiglio comunale. Nel dettaglio, 300mila euro saranno usati per ridurre le rette di nidi comunali, spazio bimbi e Cren: si innalza la soglia di esonero da 3.000 a 4.500 euro e si introduce una doppia articolazione delle fasce di Isee (da 4.500,01 a 30mila euro e da 30.000,01 a 35mila euro) che permette, spiegano dal Comune, una riduzione delle rette a carico della maggior parte delle famiglie lasciando inalterate quelle per le attestazioni Isee superiori a 35mila euro e per chi non ha l’attestazione Isee; viene inoltre aumentata la percentuale di sconto per la frequenza a sezioni nido part-time, ridotta la retta per lo spazio bimbi.

Per quanto riguarda il tema delle liste d’attesa c’è un aumento di posti a disposizione sia nei nidi comunali sia di posti convenzionati nei nidi privati e nei servizi comunali esernalizzati affidati al consorzio dei servizi educativi Dadonew, in tutto una trentina in più rispetto allo scorso anno. Dal prossimo anno, peraltro, potranno concorrere alla convenzione anche servizi che oggi non ne fanno parte, ampliando la tipologia di offerta come servizi domiciliari (piccoli gruppi educativi), spazio bambini e servizi sperimentali (limitatamente alla fascia di età 0-3 anni). Non solo, sarà innalzata all’80 percento la percentuale del vincolo dei posti che possono essere messi a disposizione per le graduatorie comunali da parte dei gestori privati.
Già da quest’anno, invece, sarà inoltre confermata l’esperienza dei voucher comunali per cui saranno aumentate le risorse di circa 30mila euro (per arrivare a circa 130mila) e saranno estese a nuove tipologie di servizi, comprese quelle offerte dalle scuole private cattoliche associate alla Fism, dove tuttavia il valore del voucher va da un minimo di 25 a un massimo di 150 euro, laddove nei nidi privati autorizzati si va da un minimo di 50 euro a un massimo di 300 euro, essendo le tariffe Fism più basse di quelle dei normali privati grazie a convenzioni già in essere. «Un modo anche questo – spiega l’assessora Ouidad Bakkali – per dare un aiuto diretto alle famiglie».

Sempre in tema Fism, già a partire da quest’anno, sarà inoltre riconosciuto un ulteriore contributo, che sarà di 55mila euro nell’ambito della convenzione già in essere, ai servizi educativi/sezioni primavera (ossia per i 2-3 anni di età). «Una scelta fatta – spiega l’assessora – perché le Fism sono state conteggiate come elemento essenziale alla copertura rispetto alla quale sono stati dati i finanziamenti, e anche in virtù del lavoro che stanno facendo in particolare proprio nelle sezioni di passaggio tra nido e scuola dell’infanzia». Da notare che per una volta un finanziamento alle scuole Fism non ha contato voti contrari a palazzo Merlato, forse per l’assenza, durante la seduta di Ravenna in Comune).

Infine è previsto un rafforzamento del sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 attraverso la definizione, sempre a partire da quest’anno, di iniziative di formazione, comunicazione e partecipazione rivolte a insegnanti, genitori nell’ottica della comunità educante.

«Con questo provvedimento – hanno commentato il sindaco Michele de Pascale e l’assessora Bakkali – rispondiamo a uno degli impegni più importanti che avevamo preso in questa consiliatura nella consapevolezza che gli asili nido rappresentano uno dei servizi pubblici ed educativi più rilevanti di tutta la nostra città Ravenna diventa il comune capoluogo della regione con le rette più basse per le fasce di reddito in maggiore difficoltà e siamo convinti anche a livello nazionale. In particolare l’investimento sulla fascia zero-tre anni è centrale, poiché il costo dei servizi educativi determina tre fenomeni molto preoccupanti. Il primo incide sulla denatalità, mentre il secondo fattore è che troppo spesso il costo del nido si ripercuote sulle scelte lavorative soprattutto delle madri. Il terzo elemento è che anche laddove i genitori lavorino entrambi, decidere di appoggiarsi alla propria rete familiare, per quanto sia una scelta legittima, dal momento in cui non è più libera, ma obbligata, crea una disparità fra i bimbi e le bimbe che invece hanno l’opportunità di andare al nido e hanno l’occasione di confrontarsi da subito con personale qualificato come pedagogisti, insegnanti, educatori».

Il finanziamento ha base triennale e dovrebbe quindi prevedere un importo analogo anche per i prossimi due anni scolastici almeno.

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