Anche a Lugo ricordano Elisa, uccisa a 31 anni dal marito mentre le figlie dormivano

E l’associazione Dalla parte dei minori porta l’attenzione anche sulle due “orfane”

Elisa Bravi

Elisa Bravi, in una foto pubblicata da Corriere Romagna e Carlino Ravenna

Il Comune di Lugo e “Demetra-Donne in aiuto” ricordano Elisa Bravi, la 31enne uccisa dal marito nella loro casa di Glorie di Bagnacavallo, con un momento di raccoglimento sabato 21 dicembre alle 15.30.

Chi vorrà potrà recarsi davanti alla panchina rossa, inaugurata recentemente per ricordare tutte le vittime di femminicidio, all’incrocio fra viale degli Orsini e via Ricci Curbastro, dove si potranno lasciare fiori e ricordi per la donna.

A Ravenna Elisa è stata ricordata dalle associazione femministe nel corso del sit-in al carcere in programma ogni venerdì per protestare contro la presenza di Cagnoni nella casa circondariale ravennate.

Intanto l’Associazione Dalla parte dei minori ricorda in una nota anche quelle che di fatto sono diventate orfane, le figlie della coppia, di 4 e 6 anni. «Quando una comunità è colpita da vicino da un femminicidio – scrive la presidente, l’ex assessora del Comune di Ravenna Giovanna Piaia – l’immaginazione si fa cruda, dolente; incorpora le nostre angosce e ci rende attoniti per lo spegnersi incolpevole dalla vita di donna insieme al dolore e allo sconcerto per le due piccole vite orfane di mamma. Come associazione “Dalla Parte dei Minori”, da anni, sosteniamo e lavoriamo per mettere in luce le conseguenze della violenza domestica sui minorenni e le sue ricadute, purtroppo sempre più ricorrenti, di dolore “aggiuntivo” sugli orfani di femminicidio. Per questo, mentre crediamo sia necessario perseverare senza arretramenti o atteggiamenti di resa nelle azioni di prevenzione che passano principalmente per la formazione di tutti gli operatori della Sanità, del Sociale e della Scuola a cogliere e decifrare i segnali di conflitto nelle relazioni familiari, auspichiamo nuovi comportamenti e nuove sensibilità delle persone – uomini e donne – che accrescendo il grado di disapprovazione sociale, senza stigmatizzare vicende singole, siano capaci di rilevare nelle trame culturali e sociali dei rapporti fra i sessi le spiegazioni razionali utili a promuovere seri e radicali comportamenti di rispetto delle donne, dei bambini e delle bambine che assistono, patiscono e perdono i preziosi affetti della genitorialità».

 

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