Quel “negozio” dove può fare la spesa anche chi non se la può permettere

A Cervia l’unico “emporio solidale” della provincia, dove i più bisognosi possono acquistare la merce gratuitamente

Emporio Solidale Cervia

Lavori di allestimento degli scaffali all’emporio solidale di Cervia

In attesa di quello che la Caritas aprirà il prossimo anno a Ravenna, quello di Cervia è al momento l’unico emporio solidale della provincia, tra gli oltre venti presenti in Emilia-Romagna.

Si tratta di una sorta di supermercato pensato per ridare dignità e consapevolezza alle persone che lo frequentano – in una temporanea situazione di estremo bisogno – e dove possono fare la spesa gratuitamente, scegliendo tra prodotti ottenuti grazie a donazioni e non solo.

Nato cinque anni fa con il sostegno del Comune e gestito dal Coordinamento del Volontariato, con capofila la Onlus “Un posto a tavola” (che gestisce anche il servizio della mensa per i poveri), anche l’emporio solidale di Cervia ha visto aumentare i suoi “clienti” a causa della pandemia.

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«In primavera abbiamo avuto il primo sussulto importante, passando da circa 70 a 100 famiglie, numero che crediamo ora con questa nuova ondata possa anche aumentare», racconta il responsabile, Andrea Vorabbi.

Le persone, come detto, possono attingere liberamente dagli scaffali tra la merce che durante la settimana l’emporio acquisisce tramite donazioni, collaborazioni con altri empori, con il Banco Alimentare e anche con piccoli acquisti, quando non è possibile fare altrimenti.

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«Le persone si rivolgono a noi tramite i servizi sociali o anche direttamente. Possono farlo i nuclei con Isee inferiore ai 7.500 euro e un limite di spesa che varia a seconda del nucleo famiglaire». Prima della pandemia le persone potevano contare su una scheda a punti con ogni prodotto che ne valeva un tot, a seconda della disponibilità. «Oggi invece, con le disposizioni anti Covid, le persone entrano in negozio accompagnate da un volontario che ha una scheda mensile su cui è riportato il massimale. E dopo aver sperimentato il “domicilio” durante il lockdown, ancora oggi ci sono una decina di famiglie a cui portiamo direttamente la spesa a casa». Grazie anche agli scout, che hanno fornito un aiuto rigenerante a un parco volontari ridotto dal fatto che quelli più anziani sono stati invitati a restare a casa per azzerare il rischio contagio.

Ma chi sono i “clienti” dell’emporio? «Se nella nostra mensa aiutiamo gli ultimi, quelli senza una casa o che non sanno per quanto potranno permettersela – commenta ancora Vorabbi –all’emporio ci sono invece i “penultimi”, le vittime di un nuovo impoverimento, causato anche dal Covid,soprattutto in una realtà come quella cervese, che si basa su un’economia balneare, dopo una stagione in cui non c’è stato lavoro per tutti. La maggior parte è composta da italiani, stagionali in difficoltà. Dal punto di vista psicologico, alcuni sono sfacciati nel chiedere aiuti, certo, ma molti sono invece restii. E in questi casi ha funzionato l’aspetto della “reciprocità”: in cambio degli aiuti in molti hanno scelto di darci una mano, in ore di volontariato, per un coinvolgimento positivo, sempre nell’ottica di cercare di ridare dignità alle persone».

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