Italia Nostra contro il “delitto” ambientale del relitto Berkan B nei Piomboni

L’associazione, con altri gruppi ecologisti, si è costituita parte civile al processo che coinvolge l’Autorità Portuale di Ravenna

Berkan B Dall'alto

Vista dall’alto del relitto della motonave Berkan B

La sezione ravennate di Italia Nostra continua a denunciare ritardi, pasticci, pastoie burocratiche e sottavalutazioni del grave stato di degrado e del pericolo di inquinamento provocato dal relitto della motonave Berkan B, semiaffondata a fianco di una banchina di rimessa nella Piallassa Piomboni.

L’associazione ambientalista ritiene uno scandalo di inefficienza la recente revoca dell’aggiudicazione da parte dell’Autorità di Sistema Portuale dell’intervento di rimozione del relitto al raggruppamento temporaneo di imprese, tra cui la società Micoperi, vincitore della gara più di un anno fa. La necessità ora di rifare un bando costituisce un ulteriore perdita di tempo rispetto all’evidenza di un problema ambientale già denunciato a partire dal 2017, non solo da cittadini e gruppi ambientalisti e in seguito dai rapporti dell’Autorità Marittima, e dai periti del Tribunale nell’ambito del processo che coinvolge – per presunte responsabilità nell’affondamento della motonave – l’Autorità di Sistema Portuale di Ravenna.

«Nessuna istituzione, però, lascia intendere che effettivamente si tratti di emergenza ambientale – scrive in un nota stampa Italia Nostra –. La riprova l’abbiamo avuta durante un incontro con il Prefetto di Ravenna avvenuto qualche giorno fa. Il Prefetto, che pure doveva essere ben informato dei fatti in quanto organo super partes che ha sovrainteso a tutte le riunioni tra gli enti coinvolti al fine di giungere ad una rapidissima soluzione dell’emergenza, ha inspiegabilmente minimizzato qualsiasi tipo di possibile contaminazione dei luoghi…».

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Carcassa Inquinata Berkan B

Particolare della carcassa inquinata della Berkan B

Intanto, il 25 marzo scorso, si è tenuta l’udienza preliminare del procedimento per il reato di inquinamento ambientale a seguito dello smantellamento ed affondamento della motonave Berkan B e successivo sversamento di idrocarburi, al porto di Ravenna. con imputati, i vertici dell’Autorità di Sistema Portuale di Ravenna.
Per l’occasione hanno presenziato le associazioni Anpana (Associazione Nazionale Protezione Animali Natura e Ambiente, Italia Nostra, Legambiente Emilia-Romagna, Oipa Italia OdV (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), assistite rispettivamente dagli avvocati Renato Conte, Marco Casellato, Francesco Paolo Colliva ed  Anna Vio, che hanno depositato l’atto di costituzione di parte civile nell’interesse delle associazioni. Presente all’udienza anche il Wwf, con l’avvocato Fabrizio Ciuffreda.
L’udienza è stata rinviata dal Gup al 17 maggio, su istanza formulata dalle difese degli imputati al fine di esaminare le dichiarazioni di costituzione delle parti civili.

«Contemporaneamente all’udienza – sil legge in un comunicato stampa delle associazioni ambientaliste – si è mobilitato davanti al Palazzo di Giustizia il Collettivo Autonomo Ravennate, a cui si sono associati Legambiente Ravenna Circolo Matelda, Italia Nostra sezione di Ravenna, alcuni capannisti della Pialassa Piomboni, semplici cittadini ed altre sigle. L’intento è di proseguire tutte le possibili azioni per far piena luce su questa sconcertante vicenda, al contempo richiedendo nuovamente – come già proposto agli organi competenti in un’istanza sottoscritta da diciotto associazioni, locali, regionali e nazionali – il pronto intervento della Protezione Civile che dichiari l’emergenza ambientale e provveda alla nomina di un commissario, al fine di giungere, dopo tre anni e mezzo dal collasso strutturale, alla rimozione del Berkan B e degli altri cinque relitti del “cimitero delle navi” presenti da decenni nel porto di Ravenna.

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