Il mosaico di Akomena sulla Baguette di Fendi: una borsa da 10mila micro tessere

Il laboratorio di Ravenna è una delle venti botteghe di vario artigianato in Italia che realizzeranno la loro versione speciale dell’iconico accessorio della casa di moda: un gioiello che andrà venduto a qualche decina di migliaia di euro

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Foto dal sito Fendi.it

Prendete una lastra di vetro dello spessore di un foglio, poi tagliatelo a mano in frammenti di circa tre millimetri per tre fino a ottenere diecimila tessere che sembrano briciole: a quel punto avrete l’occorrente da incollare con le pinzette per una creazione unica che in una borsa fa incontrare il lusso dell’alta moda e l’antica arte del mosaico. La bottega Akomena di Ravenna è stata scelta da Fendi tra i venti artigiani italiani con cui collaborare per il progetto “Hand in Hand”: una collezione speciale della Baguette, la borsa iconica della maison uscita per la prima volta nel 1997. I mosaicisti nel laboratorio di viale Baracca stanno per mettersi all’opera: saranno prodotti meno di una ventina di pezzi, che finiranno in mostra ma anche in commercio per l’elite dei clienti del marchio controllato dai francesi di Lvmh. E non potrebbe essere altrimenti per un oggetto che avrà un prezzo di alcune decine di migliaia di euro. Prodotti che trovano mercato soprattutto tra emirati e sceicchi.

Akomena mosaico borsa Fendi

Fendi ha scelto un’eccellenza per ogni regione. In Emilia-Romagna ha squillato il telefono di Francesca Fabbri, fondatrice di Akomena 33 anni fa: «È stato un bel riconoscimento al lavoro che facciamo e all’approccio con cui lo facciamo: anche un portachiavi voglio che venga eseguito con attenzione maniacale perché c’è già troppa cianfrusaglia in giro e se dobbiamo fare qualcosa di approssimativo allora meglio andare a fare altro. Perché diciamocela tutta – scherza l’artista –: bisogna essere un po’ spostati di mente per passare una giornata a fare un quadrato 5×5 di tessere»

I primi contatti risalgono all’estate 2020. Sono seguiti incontri e visite per impostare l’idea e poi è nato il primo prototipo: «Ci hanno mandato dei campioni di pelle e noi abbiamo realizzato il modello per dimostrare che a lavoro finito resta piegabile e quindi poteva restare una borsa utilizzabile e non un souvenir». Il risultato è stato soddisfacente perché non è una novità per Fabbri: «La sperimentazione fa parte del mio lavoro. Azzardare su supporti diversi è qualcosa che faccio da sempre, serve per innovare e non restare fermi. Abbiamo dovuto miniaturizzare tutto».

9 EmiliaPer dare un esempio delle proprie capacità, Akomena ha attinto al repertorio più classico della sua città: «Ci abbiamo messe le stelle a otto punte di Galla Placidia. Mai avrei pensato che poi le avrebbero tenute per la versione definitiva». E così la dedizione maniacale di Francesca ha trovato un bel banco di prova di fronte alle maestranze di Fendi: «Ad esempio sulle cuciture c’è stato un lungo confronto con uno dei loro sarti. Poi gli addetti dell’ufficio stile hanno seguito la nostra lavorazione. Ogni dettaglio va ragionato con cura e va sistemato fino a quando non è perfetto. Ecco, la perfezione è l’unico risultato che viene considerato accettabile». Ogni borsa richiederà un mese di lavorazione.

Ne verrà fuori anche un mezzo di promozione per la città: la casa del lusso che ha sede a Roma nel celebre Palazzo della Civiltà italiana ha realizzato anche un video per ognuna delle baguette in cui viene illustrata la tecnica di produzione ma anche il contesto cittadino da cui viene l’ispirazione.

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