L’inventore di giochi in scatola: «Meritano la stessa considerazione dei libri»

Il ravennate Gianluca Santopietro ha ideato decine di giochi di società, il più noto è “Lettere da Whitechapel” inventato con il collega Gabriele Mari: qualche centinaio di migliaia di copie vendute in un decennio e un’offerta di 600mila euro rifiutata per la cessione dei diritti. A fine 2024 l’uscita di “Paradiso”, gioco di carte che chiude la trilogia dantesca

Gianluca Santopietro (a sinistra) e Gabriele Mari. Sullo sfondo la trilogia di giochi ambientata nell’Inghilterra vittoriana«I giochi da tavolo vanno considerati come prodotti culturali e per questo nell’opinione pubblica e nelle istituzioni meriterebbero la stessa considerazione dei libri. In una libreria mi è capitato di vedere uno scaffale di borracce di metallo, penso che invece sarebbe più adatto uno di giochi». Il ravennate Gianluca Santopietro è l’inventore di diverse decine di boardgame – in collaborazione con altre menti ravennati e non solo radunate attorno alla società Tiopi – e si è stancato dell’approccio italiano: «Un esempio rende bene l’idea. L’Università di Edimburgo ci ha sostenuto economicamente nella realizzazione di un gioco storico sulle gesta di Re Enzo. In Italia ci è stato negato l’accesso ai manoscritti di Alessandro Manzoni che volevamo consultare per ideare un gioco sui “Promessi Sposi” in vista del 2025 quando sarà il 250esimo anniversario dalla nascita dell’autore».

E così, dopo tante battaglie pianificate per le miniature delle scatole, ora ce n’è una che il 61enne Santopietro vuol giocare per davvero: «Arrivato alla mia età vorrei davvero dedicarmi alla diffusione del valore che hanno i giochi come strumento di conoscenza e diffusione del sapere. Perché quando un gioco ha dietro una ricerca storica che si basa su fatti reali e nel regolamento ci sono anche pagine di divulgazione, mi pare evidente ci sia un’utilità informativa».

Mari Santopietro 1Mentre l’inventore di giochi prepara iniziative in collaborazione con biblioteche e scuole per avvicinare i più giovani al gioco e mostrare ai più adulti che giocare non è solo “roba da bambini”, non si interrompe l’attività di produzione di nuovi titoli. La Tiopi è appena tornata dalla fiera di Norimberga dove ha presentato un catalogo di una trentina di giochi in varie fasi di lavorazione. «Siamo radicati a Ravenna perché siamo ravennati, da qui non ce ne andiamo. Ma abbiamo una rete di collaboratori in varie parti d’Italia, ognuno con la sua competenza specifica. Il nostro lavoro parte dall’idea del gioco e arriva fino al prototipo che assomiglia al 90 percento al prodotto finito. A quel punto si cerca un editore per la realizzazione e messa in commercio. Di solito il numero minimo di stampa è mille copie».

Di recente, però, Santopietro ha provato l’ebrezza del contrario: «Per la prima volta in carriera un editore ci ha chiesto di fare un gioco per dare seguito a un nostro storico titolo che continua ad avere successo». Un po’ come quando le produzioni di serie tv commissionano una stagione aggiuntiva perché i fan fremono. È appena uscito “Penny Dreadfuls” che completa la trilogia composta da “Lettere da Whitechapel” e “Whitehall”. Sullo sfondo di tutti c’è l’Inghilterra vittoriana. L’ultimo dei tre va quasi a ripescare l’idea dei libri game di un tempo: «Il giocatore si confronta con la storia scritta da qualcun altro e deve prendere decisioni per arrivare all’esito».

Creare un gioco significa anche aver bisogno di calcoli ingegneristici. «Tutti i giochi hanno bisogno di una base di calcolo per definire i possibili scenari. Oggi ci sono dei software che aiutano a fare simulazioni per capire come sono gli esiti». Ad esempio per “Lettere da Whitechapel” fu l’editore a chiedere che la percentuale di vittoria fosse 60-40 a favore del gruppo di inseguitori di Jack lo Squartatore: «Ci disse che era più importante fare alzare dal tavolo cinque persone soddisfatte invece che una sola».

Quest’ultimo titolo, firmato da Santopietro in collaborazione con la fedele spalla Gabriele Mari, è senza dubbio la più nota al grande pubblico tra le creazioni sotto il brand Cobblepot Games della Tiopi. Lo dicono i numeri: alcune centinaia di miglia di copie in varie lingue vendute nel mondo in un decennio. «Poco tempo fa un editore ci ha offerto 600mila euro per cedere tutti i diritti. Ma abbiamo scelto di rifiutare per continuare ad avere possibilità di portare avanti il filone».

Il prossimo settembre arriverà a chiusura un’altra trilogia targata Cobblepot: con “Paradiso” si completerà il trittico dedicato alla Divina Commedia di Dante che cominciò nel 2021 in occasione del settimo centenario della morte del poeta.

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