Appunti catalogati e prototipi fatti in casa: così si inventa un gioco da tavolo

Il 32enne ingegnere ravennate Fabio Bicocchi ha esordito come inventore di giochi di società con un titolo dedicato al cammino di Santiago che non ha mai percorso: «In ogni luogo in cui mi trovo cerco spunti per idee da sviluppare»

Pedine ScaledNon ha mai pensato di percorrere gli 800 km del Cammino di Santiago, eppure è diventato l’autore del primo gioco da tavolo dedicato al celebre itinerario di pellegrinaggio in Spagna. Il ravennate Fabio Bicocchi ha fatto il suo esordio nel mondo dei boardgame con El Camino de Santiago uscito lo scorso novembre per Dominioni Editore.

Creare giochi, per ora, è solo un secondo lavoro. Il 32enne è un ingegnere elettronico che lavora come sviluppatore informatico: «La passione per i giochi in scatola è cominciata da ragazzino con i classici che erano in molte case come Risiko o Cluedo. Quando mi è venuta la curiosità di sperimentare qualcos’altro sono entrato alla ludoteca Cacciatori di Teste». Il negozio in via di Roma non esiste più da dieci anni (al suo posto ora c’è il bar Grinder, in questo articolo raccontammo il momento della chiusura), ma si può dire che sia iniziato lì il percorso di Bicocchi per arrivare alla prima creazione.

La passione per tabelloni, carte e pedine è andata in crescendo e in parallelo si è fatta strada la voglia di inventare qualcosa. «Da quando ho provato a mettere giù qualche idea avrò accumulato 50-60 prototipi più o meno definiti. Prendo appunti e conservo tutte le idee, perché quello che oggi non porta a niente magari può diventare uno spunto da riprendere in futuro. Soprattutto ora che non è più un hobby e quindi serve un approccio professionale».

Bicocchi in passato aveva provato a proporre qualche sua idea alla Dominioni Editore di Como, grazie a conoscenze maturate nel periodo in cui ha vissuto nella città lombarda, ma non è sbocciato nulla. Qualche tempo fa è stata la società comasca a chiederli di sviluppare qualcosa su Santiago e il lavoro vero e proprio è stato fatto in collaborazione con la Cobblepot Games, società di Ravenna che produce giochi fondata dai gestori dell’ex ludoteca di via di Roma. «È stato come chiudere un cerchio – dice l’ingegnere –. Varie strade che avevo imboccato si sono ritrovate in questo progetto». Con il team Cobblebot c’era stato già un contatto quando Bicocchi partecipò a un contest per la ricerca di nuove idee da sviluppare in forma di giochi.

BicocchiL’inizio della progettazione avrebbe potuto scoraggiare qualcuno: «Quando mi sono presentato con la mia prima idea alla Cobblepot me l’hanno fatta a pezzi – ricorda Bicocchi con il sorriso –. Però al tempo stesso mi hanno anche detto che volevano avermi nel team perché vedevano delle potenzialità in me». La parte difficile è stata creare una sensazione simile a quella di chi si cimenta con il percorso in Spagna. «Inizialmente mi era venuto fuori come un gioco di sopravvivenza, ma non è quello lo spirito giusto. Siamo arrivati a elaborare una meccanica in cui non necessariamente vince chi arriva per primo».

Dal giorno della firma del contratto per la realizzazione al giorno in cui il gioco è arrivato sugli scaffali dei negozi è passato quasi un anno e mezzo, tra progettazione e tempi per trovare la migliore rete commerciale per la vendita. «La cosa più difficile per me è stata quella di non rivelare a nessuno che stava per uscire il mio primo gioco ed era una cosa di cui ero felicissimo. Ma non potevamo rischiare che qualcuno lo sapesse e ci anticipasse. Essere i primi su questo tema è un grande vantaggio».

Oggi Bicocchi guarda a tutto quello che gli capita intorno con occhi diversi: «Qualunque esperienza di vita mi porta a pensare se può essere un’ambientazione per un gioco. Prendo appunti e metto da parte suggestioni. E magari di notte mi viene in mente come sviluppare qualcosa e scrivo, perché perdere un’idea è la cosa peggiore che può capitare». Diventerà il lavoro principale del 32enne? «L’informatica mi piace quindi non ho urgenza di cambiare. Però ora posso dire di essere un autore di giochi. Ho tanto da imparare e ci sto provando».

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