Una serata solidale al Teatro Rasi di Ravenna (info a questo link) per finanziare gli interventi assistiti con gli animali, comunemente conosciuti come “pet therapy”. Venerdì 9 ottobre, a partire dalle 21, una serie di artisti, tra cui Mirko Casadei, salirà sul palco per uno spettacolo il cui ricavato sarà devoluto allo Ior e contribuirà a sostenere un servizio attivo fin dal 2017 nell’Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale “Infermi” di Rimini – dove i quattro zampe donano ai piccoli pazienti parentesi di gioco e serenità – e consolidatosi negli Hospice di Ravenna, Faenza, Lugo e Rimini, offrendo sollievo, calore e dignità alle persone ricoverate e ai loro cari nelle fasi più complesse del percorso assistenziale.
Ma in cosa consiste la pet therapy? Il termine indica gli interventi assistiti con gli animali (Iaa), attività che affiancano le cure mediche e possono portare benefici dal punto di vista emotivo e relazionale. A svolgerli sono operatori formati, insieme ad animali preparati per questo tipo di attività. Anche il benessere dell’animale viene tutelato e considerato una componente importante del percorso.
L’Istituto oncologico romagnolo si affida da otto anni al centro cinofilo forlivese Dog Galaxy. «Siamo specializzati negli interventi assistiti con gli animali – racconta il responsabile Stefano Cavina –. Abbiamo oltre dieci cani che operano nel settore, supportati da sei coadiutori».
A fare la differenza non è soltanto la presenza del cane, ma anche la scelta dell’animale più adatto a ogni situazione. Lo Ior collabora con un centro che può contare su Border Collie e Corgi, oltre a un Labrador e a un Lupino del Gigante, razza originaria dell’Appennino. «Ogni cane ha una sua caratterizzazione, sia a livello caratteriale sia per quanto riguarda le attitudini – spiega Cavina –. Cerchiamo di coinvolgere il paziente proprio in base a queste caratteristiche».
Ci sono animali più giocosi, con cui svolgere attività ludiche, e altri maggiormente orientati alla socialità, indicati per momenti di interazione più tranquilli. La scelta viene effettuata anche insieme al medico veterinario dell’équipe, valutando quale soggetto possa essere più adatto alla persona e al contesto. Durante le attività, accanto al cane c’è poi il coadiutore, che fa da mediatore tra l’animale e la persona.
«Dobbiamo monitorare quello che succede e capire, attraverso la conoscenza che abbiamo dei cani, se per loro quello che stanno vivendo è una situazione idonea o meno – prosegue il responsabile di Dog Galaxy –. Ogni animale reagisce in modo diverso agli ambienti e alle persone. Il nostro lavoro consiste quindi anche nel riconoscere i suoi segnali e rispettarne i tempi».
Gli interventi, inoltre, non sono completamente standardizzati. In pediatria si sa che gli utenti saranno bambini, mentre in un hospice ci si può trovare davanti a persone anziane o allettate. Non è però possibile sapere in anticipo chi si incontrerà quel giorno, né se gradirà la presenza di un animale al proprio fianco. Per questo Dog Galaxy porta generalmente due cani alla volta nei reparti.
L’attività complessiva può durare da una a due ore, mentre il tempo trascorso con ogni singolo paziente è variabile. «Può bastare un saluto di cinque minuti oppure si può arrivare a una permanenza di mezz’ora – dice Cavina –. Bisogna essere bravi a vivere una certa flessibilità, anche a seconda delle necessità della persona».
Ed è proprio questa una delle caratteristiche degli interventi assistiti con gli animali: non si tratta necessariamente di un percorso terapeutico rigidamente programmato sul singolo paziente, ma di un’attività che lascia spazio all’incontro e a ciò che accade in quel momento. La presenza dei cani può coinvolgere anche chi si trova attorno alla persona. Nei reparti ospedalieri, racconta Cavina, «l’arrivo degli animali può rappresentare un momento di maggiore serenità anche per il personale sanitario. Negli hospice, invece, il sollievo può riguardare anche i familiari e le persone in visita».
La “pet therapy” non è ovviamente un intervento riabilitativo, ma punta a creare sollievo e benessere, agendo anche sulla dimensione emotiva. «Il cane può diventare anche un ponte verso i ricordi. Un incontro può riportare alla memoria un animale avuto tanti anni prima, facendo riaffiorare emozioni e ricordi anche in persone molto anziane, che a volte non si ricordano nemmeno cos’hanno mangiato qualche ora prima».
Dalla partenza nel 2018 a oggi, le richieste sono aumentate e le attività si sono moltiplicate. «Quando viene proposta, poi i reparti la chiedono ulteriormente – conclude il responsabile di Dog Galaxy –. È sicuramente un’attività in crescita». A fronte di una domanda sempre maggiore, però, c’è la necessità di avere un numero adeguato di cani e operatori formati. Per questo il centro collabora anche con enti di formazione, occupandosi sia della preparazione degli educatori cinofili sia della formazione specifica nell’ambito degli interventi assistiti con gli animali in ambito ospedaliero.


