Bertarelli e quel Ravenna-Cesena del 1998 deciso al 94′: «Una gioia indimenticabile»

Torna il derby e l’ex attaccante giallorosso ricorda la partita del “Benelli”: «Segnai nella porta sotto al settore dei tifosi ospiti poi corsi a perdifiato verso la curva di casa»

Bertarelli Oggi 1

Mauro Bertarelli oggi, all’età di 49 anni

«Segnai nella porta sotto al settore dei tifosi del Cesena. Poi corsi a perdifiato verso la curva giallorossa. Non provai fatica, ma solo una gran voglia di festeggiare».

Si sente tanta emozione nella voce di Mauro Bertarelli per quel gol che, al “Benelli”, decise il derby a favore del Ravenna, che proprio domenica 27 ottobre (ore 15) torna a disputarne uno dopo un decennio. Ascoltando le sue parole non sembrano essere passati 21 anni da quella partita, ma solo un giorno. Quel 20 settembre del 1998 è infatti impresso in modo indelebile nella sua mente, come in quella di tutti i tifosi bizantini che esultarono per la vittoria in rimonta sui “cugini” bianconeri, superati al 94’ dopo che Dell’Anno aveva pareggiato dal dischetto lo 0-1 di Salvetti.

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«Mi ricordo – riprende l’ex attaccante classe ’70, nato ad Arezzo ma di origini ferraresi – che l’azione cominciò con un calcio d’angolo. Ci fu un tiro dal limite di un mio compagno, seguito da un rimpallo tra un avversario e Dall’Igna. La palla arrivò da me, nell’area piccola, e la spinsi in rete».

Da quel giorno lei è un idolo della curva, e non solo…
«Sapevo bene cosa significasse il derby per i tifosi, perché in passato l’avevo vissuto a Genova. Quel gol è stata la più grande soddisfazione che ho provato a Ravenna e ancora adesso ne vivo di rendita. Qualche anno fa sono venuto per partecipare a una manifestazione e ho visto che c’è ancora tanta gente che mi vuole bene. Questa, più dei gol, è la cosa più importante».

Cosa si ricorda della sua esperienza in giallorosso?
«Ci sono stato tanti anni, ben quattro. Arrivavo da una lunga esperienza alla Sampdoria, seguita da una breve parentesi a Empoli. Non ero ancora riuscito a superare un grosso problema al ginocchio provocato da un grave infortunio (il 29 settembre ’94, nel corso della partita di Coppa delle Coppe contro i norvegesi del Bodo Glimt, si ruppe il legamento crociato, ndr) e giocavo col contagocce».

Come viveva il fatto di non raggiungere mai lo stato di forma ottimale?
«Appena spingevo un attimo mi facevo male. A un certo punto ho cominciato a conviverci. In pratica, sono riuscito a dare il mio contributo su una gamba sola (scherza, ma non troppo, ndr). La gente però ha capito e mi ha incoraggiato e sorretto. Le soddisfazioni vissute a Ravenna hanno in seguito ripagato me dei sacrifici e i tifosi della pazienza».

Oggi come sta?
«Gli effetti di quell’infortunio me li porto dietro ancora. È per questo motivo che quando è terminata l’esperienza a Ravenna, nel 2001, mi sono ritirato. Non ce la facevo più, soffrivo troppo. Un anno tremendo quello, culminato con il fallimento della società».

BERTARELLI

Bertarelli in azione con la maglia del Ravenna in un derby contro il Cesena.

Degli anni belli invece cosa ricorda?
«Ho vissuto momenti indimenticabili con giocatori importanti come Berti, Bergamo, Dell’Anno, Grabbi e tanti altri. Fino quando ci fu Corvetta alla presidenza andò tutto bene. Una volta lasciato il timone è cominciata la fine, con proprietari e dirigenti che cambiavano in continuazione. Ci facevano promesse, parlavano di grandi programmi come quello dello stadio nuovo, ma non ci fu mai nulla di concreto. Gli ultimi sei mesi non siamo stati pagati. Abbiamo giocato per la maglia e per l’amore per il Ravenna».

Ogni tanto sente qualche ex compagno?
«Davvero di rado. Purtroppo si fa fatica a mantenere i rapporti, ma per fortuna ci sono delle rimpatriate in occasione di manifestazioni di beneficenza. Di Ravenna ero innamorato e, se non ci fosse stato il tracollo societario, ci avrei vissuto volentieri, ma ho dovuto fare altre scelte».

Quando è venuto l’ultima volta a Ravenna?
«Da poco, qualche mese fa, da turista con la mia compagna. Abbiamo fatto una passeggiata in centro e le ho mostrato il “Benelli”. È stata una sensazione bella, diversa da quella che provo in altre città».

Oggi cosa fa Bertarelli?
«Dopo una lunga esperienza come tecnico nel settore giovanile dell’Ancona adesso guido la Juniores del Matelica, una località a 40 minuti da dove vivo. Per un certo periodo ho anche pensato di provare ad allenare una prima squadra, ma poi ho lasciato perdere. Non mi piace come viene gestito il calcio dei “grandi”, ci sono troppo interessi dietro, e quindi vivo con entusiasmo quello dei giovani, dove è rimasta ancora un po’ di genuinità».

Qual è stata la gioia più grande della sua carriera?
«Oltre al gol contro il Cesena di sicuro quello nel derby contro il Genoa, quando giocavo nella Sampdoria. La mia prima rete in Serie A, sotto la Gradinata Sud, quella doriana. Sembravo un predestinato. E poi la vittoria dell’Europeo Under 21 nel ‘92, con Maldini allenatore, segnando anche nei quarti contro le Cecoslovacchia».

Ha dei rimpianti?
«Di sicuro non sapere dove sarei potuto arrivare se non mi fosse capitato quel grave infortunio, a 23 anni, che mi ha sbarrato la strada. Alla Sampdoria giocavo sempre di più. Fino a quel giorno».

Domenica 27 ottobre la vedremo al “Benelli”?
«Ci avevo pensato, ma purtroppo non ce la faccio a causa di altri impegni. Starò comunque idealmente a fianco dei tifosi giallorossi. Il mio cuore batte sempre per il Ravenna».

Che partita sarà?
«Una sfida delicata per entrambe le squadre. Mi aspetto un match molto contratto, come si verifica spesso nei derby, dove gli episodi potrebbero decidere il risultato finale».

 

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