Una ravennate sul tetto del mondo a Miami: «Che ricordi con Williams agli Us Open»

Giulia Casoni, in passato anche 83esima nel ranking Wta, protagonista nell’Italia che ha vinto i Mondiali Over 40: «Emozionante tornare in campo, vincere una sorpresa. Consigli ai giovani? Oltre al talento servono risorse economiche…»

Squadra Italiana Casoni Seconda Da Sin

Giulia Casoni (la seconda da sinistra) in festa con il tricolore dopo la vittoria

Sventola nel cielo degli Stati Uniti, anche per merito di una bizantina “d’adozione”, la bandiera tricolore. In un periodo molto positivo per il tennis italiano, una splendida vittoria è stata centrata dalle azzurre ai campionati iridati Senior Itf disputati a Miami, in Florida. Nella categoria Over 40 femminile il quartetto azzurro ha infatti conquistato l’importante ma poco celebrato trofeo. Tra le protagoniste dell’impresa c’è Giulia Casoni, che assieme ad Alice Canepa, Valeria Madaro ed Elena Pioppo ha portato l’Italia sul tetto del mondo.

Nata a Ferrara nel ’78, la ex allieva di Urbinati abita a Ravenna da più di dieci anni, dove vive con il marito Paolo e i figli Diego e Anita e dove insegna a giocare a tennis. Casoni può vantare un curriculum di tutto rispetto, in quanto nel 2001 ha raggiunto la 83esima posizione nel ranking Wta del singolo e nello stesso anno la 51esima in quella del doppio, vincendo anche tre tornei.
«È stato bello – inizia a raccontare – tornare in campo per una competizione agonistica. Non lo facevo da tempo ed è cominciato tutto quasi per scherzo, da una telefonata di Alice Canepa, che conosco fin dagli anni della Juniores. È la capitana della nazionale veterani e mi ha chiesto se volevo far parte della squadra. Non ho saputo dire di no…».

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Come è stata l’esperienza ai Mondiali Over 40?
«Faticosa, in quanto non ero molto allenata. Ho iniziato giocando solo nel doppio, poi però sono stata schierata anche nel singolo. Il livello del torneo era buono, in particolare quando siamo entrate nel tabellone principale. Nei quarti abbiamo sconfitto 3-0 la Gran Bretagna, in semifinale 2-1 la Spagna, ma è nella finale con la Francia che abbiamo realizzato il nostro piccolo capolavoro. Nel singolo ho battuto Jalade, ma Canepa ha perso, facendosi male. Nel doppio decisivo sono stata quindi affiancata da Pioppo e si è rivelata una battaglia, dove l’abbiamo spuntata 6-4 nel terzo set».

È stato emozionante sentire di nuovo il brivido della vittoria?
«Sì, anche perché è stata una cosa inaspettata. È stata una gioia doppia, in quanto a Miami eravamo accompagnati dai nostri familiari, che hanno fatto un grande tifo. È stato stupendo abbracciare i miei figli a fine partita».

E l’adrenalina della competizione agonistica?
«Quella è venuta fuori in modo naturale, appena scesa in campo. Era da tanto che non giocavo e mi ero allenata davvero poco, ma la grinta di un tempo è emersa subito».

Casoni 1

Giulia Casoni in azione a Miami

Quando aveva smesso di giocare?
«A livello Wta nel 2004, ma ho comunque continuato disputando il campionato di Serie A nelle fila del Circolo della Stampa – Sporting di Torino. Sono ancora tesserata, ma è da un paio d’anni che ho appeso la racchetta in modo definitivo».

Cosa fa adesso?
«La mamma a tempo pieno e la maestra di tennis, facendo lezioni private al Circolo Mattei di Ravenna, dove ho una decina di allievi. In più nel weekend insegno anche al Circolo Estense di Ferrara. Nel frattempo mi sono laureata in Scienze Politiche, ramo relazioni internazionali. Ho quindi poco tempo per allenarmi, ma la voglia di giocare resta sempre».

Da dove nasce la scelta di vivere a Ravenna?
«Dal fatto che a Marina di Ravenna ho conosciuto mio marito Paolo, giocando a beach tennis. Da lì è iniziata la mia nuova vita».

È intenzionata a difendere il titolo appena vinto a Miami?
«Se ci sarà la possibilità, certo che lo farò. Sarebbe davvero molto bello».

Come giudica il tennis di adesso rispetto a quello di venti anni fa?
«Oggi è tutto più veloce e fisico, mentre una volta avevano un peso maggiore la tecnica e il “tocco”. Quando mi capita guardo volentieri le partite, ma non seguo il tennis come una volta».

Quali sono state le sue soddisfazioni più grandi in carriera?
«Oltre a vincere tre titoli nel doppio, di sicuro affrontare Serena Williams al terzo turno degli Us Open, sul campo centrale, riuscendole a strapparle anche sei game. Sono arrivata anche ai sedicesimi del Roland Garros, a Parigi, ai quarti degli Internazionali d’Italia a Roma, e ho partecipato a Wimbledon e agli Australian Open. Più di tutto è però stato stupendo vestire la maglia azzurra nella Federation Cup, contro la Croazia. Una emozione indescrivibile».

Cosa consiglia ai giovani che oggi si avvicinano al tennis?
«All’inizio si tratta di uno sport aperto a tutti. Se però si vuole fare il salto di qualità, soprattutto nei primi tempi quando si cerca di intraprendere la carriera professionistica, è necessario avere delle buone risorse economiche. Quando cominciai a girare il mondo, i miei genitori dovettero fare tanti sacrifici. È una vita dura, in particolare quando si prova a uscire dal limbo dei Challenge per entrare nel giro dei tornei migliori, ma che può dare anche enormi soddisfazioni».

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