Scarseggia il latte: carenza di mangime e costi alle stelle per gli allevatori. Ne parliamo con il direttore della Centrale del Latte di Cesena

La crisi produttiva derivata dalla pandemia e dalla guerra che coinvolge i granai dell’est europeo. Ce ne parla il direttore dell’azienda, Daniele Bazzocchi

Centrale Latte6È emergenza in tutto il paese per le filiere di prodotti caseari. A partire già dagli inizi dello scorso anno, sono arrivati i primi rincari su quelle materie prime di assoluta necessità per gli allevatori, come cereali e granaglie per nutrire gli animali, dovuti principalmente alle mancate produzioni estere e ai pesanti blocchi dettati dall’avvento del Covid-19, raggiungendo poi il culmine con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, Stati notoriamente conosciuti per essere i “granai d’Europa” e che attualmente non possono più sostenere le richieste internazionali.

Drastiche le conseguenze di questa crisi, a livello nazionale ed europeo, che hanno addirittura spinto paesi come la Germania a comprare latte in Italia. Si tratta della creazione di un importante precedente: l’Italia non è mai stata autosufficiente nella produzione di latte ed era solita importarne dagli altri paesi, non venderne. Dopo le stangate causate dalla guerra, alcune grosse aziende del nord Italia si sono trovate costrette a prendere decisioni estreme, come l’abbattimento di alcuni capi di bestiame a causa dell’insufficienza delle forniture di cereali per la loro alimentazione e dal conseguente rincaro dei prezzi.

Centrale Latte Direttore

Il direttore Daniele Bazzocchi

Abbiamo parlato con Daniele Bazzocchi, direttore della Centrale del Latte di Cesena, per cercare di inquadrare la situazione del comparto lattiero caseario sia a livello nazionale che sul territorio romagnolo dove opera la sua cooperativa dal 1959.

La Centrale del Latte di Cesena è l’unica cooperativa casearia autonoma dell’intera regione, e grazie ai 7 milioni e mezzo di litri di latte raccolti sul territorio rifornisce gran parte del mercato locale e produce un’ampia varietà di prodotti vaccini, dal latte fresco a 35 tipologie diverse di formaggio, passando per panna, gelato, burro e yogurt.
«Il nostro settore non aveva mai affrontato rincari di questo tipo, si è partiti dal costo del grano, all’inizio dello scorso anno, e si sono poi aggiunti i rincari di imballaggi, gas, carburante per la distribuzione… dall’inizio di quest’anno abbiamo ricevuto unicamente rincari con un minimo di due cifre».

Oggi il latte viene quotato in borsa merci a circa 60 centesimi al litro, ovvero il 20% in più rispetto allo scorso anno. Maggiorazioni ancora più marcate sono evidenti sulle materie grasse, come la crema di latte con la quale vengono prodotti burro e panna, che nell’ultimo anno ha subito un aumento del 120%.
Il metano poi, ha praticamente quintuplicato il suo prezzo, con un aumento del 450%. Per quello che riguarda gli imballaggi, i dati non migliorano: carta e cartone hanno subito negli ultimi tempi un un rialzo del 35%, con quotazioni che restano instabili e vengono riportate dai fornitori settimana per settimana, non permettendo alle aziende di prevedere le spese a cui andranno incontro.
Questa prolungata situazione di emergenza e il costante aumento dei prezzi, uniti alla mancanza di cibo a sufficienza per le lattifere (abituate a consumare circa 15 chili di cereali procapite al giorno) possono portare, nella peggiore delle ipotesi, ad una mancanza di latte nei prossimi mesi. «La situazione è critica, in tutta Europa – ci dice Bazzocchi –. Il rischio di rimanere senza latte è reale. Noi come piccola cooperativa continuiamo a garantire la produzione, grazie ai nostri soci. Operiamo unicamente in Romagna e la nostra filiera è completamente trasparente e tracciabile, ogni giorno indichiamo sulla confezione del latte la provincia dal quale proviene, verificabile sul nostro sito tramite il numero di lotto.

Grazie alla nostra attenzione per l’ambiente, la maggior parte dell’energia utilizzata nella Centrale è rinnovabile e prodotta da impianti fotovoltaici, permettendoci quindi di non soffrire questo tipo di aumenti. Per le nostre preparazioni casearie, però, abbiamo la necessità di riscaldare il latte per pastorizzarlo al fine di garantirne la salubrità, e per fare ciò abbiamo bisogno di vapore che produciamo con l’utilizzo di gas metano.

Anche nella fase di imballaggio cerchiamo di prestare la maggiore attenzione possibile alla nostra impronta ambientale: per i nostri prodotti utilizziamo principalmente PET, anche riciclato laddove sia possibile. Infatti il PET è ideale come packaging per alimenti perché, essendo inerte, non ha alcuna interazione con ciò con cui viene a contatto. Riconosciuto inoltre per le sue caratteristiche di riciclabilità ambientale, il suo smaltimento è estremamente importante: più viene riciclato, meno ne serve di nuovo, e minore è l’impatto ambientale con grande riduzione dell’utilizzo di materie prime».

Tornando a parlare della produzione, il Direttore aggiunge: «Nelle nostre lavorazioni, cerchiamo sempre di valorizzare i prodotti del territorio, come il sale di Cervia e gli ingredienti di prima scelta utilizzati per i nostri gelati. Al supermercato si iniziano già a registrare i primi rincari. Nonostante le resistenze della grande distribuzione, è attualmente l’unico modo per tentare di calmierare la situazione di aumenti continui che va avanti per le aziende ormai da mesi. Per l’estate i rincari più alti si registreranno probabilmente in gelateria, noi per primi abbiamo notato aumenti fino al 70% sulle materie prime della produzione dei nostri gelati. Speriamo nel blocco dei prezzi e che i nuovi raccolti estivi di cereali riescano a dare un po’ di respiro al settore, sia nel nostro interesse che soprattutto in quello dei consumatori».