sabato
17 Ottobre 2026

Il bisogno di credere negli Ufo

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C’è vita intelligente nell’universo? E sul pianeta terra? Il giornalista britannico Daniel Lavelle fa un’inchiesta sugli alieni, e soprattutto su quei curiosi gruppi umani che credono alla vita extraterrestre fino a far diventare la ricerca di una conferma il motivo della propria esistenza. In “Vivono tra noi, dischi volanti, cacciatori di alieni e teorie del complotto” (Iperborea), Lavelle compie un viaggio attraverso gli USA nei luoghi e tra le persone che hanno dedicato tutto a questo culto. Incontra ufologi, militari, sedicenti esperti, persone convinte di essere state rapite dagli extraterrestri e altre persuase di provenire direttamente da qualche remoto sistema stellare. È un intreccio di storie inverosimili, alcune buffe, altre terrificanti. A volte prendono strade bizzarre, come quando si intreccia l’ufologia con la religione “La Bibbia non parla apertamente di alieni, ma credo che siano angeli venuti a metterci in guardia perché stiamo distruggendo il mondo”, gli dice a un certo punto uno dei personaggi intervistati da Lavelle. Ma gli alieni sono soltanto il pretesto del libro. Il vero oggetto dell’indagine di Lavelle è il bisogno umano di credere che esista qualcosa dietro le cose, un disegno nascosto, una verità che qualcuno ci impedisce di conoscere.

Non importa se a custodirla siano il governo, i servizi segreti o una civiltà venuta da un’altra galassia. L’importante è che il mondo non sia esattamente quello che sembra. Perché accettare che la realtà sia spesso banale, ingiusta e priva di un significato prestabilito richiede una forma di coraggio che non tutti possiedono. Lavelle osserva questo universo con curiosità e scetticismo, senza rinunciare all’umorismo. Il suo sguardo non è quello del cacciatore di mostri che vuole tornare a casa con una fotografia sensazionale, ma quello del cronista che si domanda che cosa spinga una persona a trascorrere la vita aspettando una rivelazione. Forse, più che incontrare gli alieni, queste vogliono solo sentirsi speciali, depositari di un sapere che gli altri non possono comprendere. Perché la fame di verità assolute non riguarda solo chi scruta il cielo del Nevada. Attraversa la politica, i social network, le comunità digitali nelle quali ogni informazione può diventare una prova e ogni smentita un ulteriore indizio della cospirazione. Forse, alla fine, il nostro desiderio di credere negli extraterrestri non nascesse tanto dalla speranza di incontrare una civiltà superiore, quanto dalla delusione nei confronti della nostra. Il buio e il silenzio del cosmo con le sue domande forse fa meno paura di quello che vediamo attorno a noi.

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