145 – Una giornata a Ravenna

Storia Ravenna MesiniNel 1930 don Giovanni Mesini dava nuovamente alle stampe, probabilmente in occasione del Congresso eucaristico che si sarebbe svolto a Ravenna nel maggio di quell’anno, una «piccola guida» dal titolo Una giornata a Ravenna, un breve testo che raccontava la storia della città e i suoi principali monumenti.
La copertina, per attirare il turista, proponeva una sorta di sintesi iconografica della città evocata nei suoi celebri monumenti, tra i quali emergono in primo piano la Basilica di Sant’Apollinare in Classe e sullo sfondo la Cattedrale, Santa Maria in Porto Fuori, un sarcofago paleocristiano e la pineta.
Dopo aver offerto alcuni cenni sulla storia della città la cui origine è «antichissima e leggendaria», Mesini raccontava quanto fosse moderna Ravenna il cui territorio era stato in gran parte bonificato e che «con Porto Corsini e col Candiano […] esercita il traffico marittimo che sta riprendendo con un ampio sviluppo, e comunica pure per mezzo delle linee ferroviarie con Venezia, Roma, Firenze, Bologna».
Non poteva non mancare qualche informazione sul clima «salubre» e la rassicurazione sulla «percentuale della mortalità bassissima». Mesini teneva a precisare che «il benessere è diffuso in tutta la popolazione laboriosa, forte, intelligente, che si distingue per le sue qualità romagnole di schiettezza alquanto rude, di generosità e ardore».
Al tempo in cui scriveva la popolazione era «di circa 22.433 abitanti nella città e nei sobborghi, e di quasi 80.000 nel Comune».

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