“Mala Agapi”, il segno di una passione dalla Grecia salentina

Mala Agapi«Il folklore è uscito dal ghetto; ma è un processo ambiguo […] perché è anche possibile che questa riscoperta del mondo popolare sia una nuova maniera per mantenere tale mondo nella sua subalternità e per negarne, in forme diverse, la cultura». L’antropologo calabrese Luigi Maria Lombardi Satriani esprimeva questa preoccupazione 45 anni fa, nel saggio Folklore & profitto (Guaraldi, 1973).

Non era un’idea buttata là, ma il risultato di una constatazione: il canto popolare veniva recuperato da giovani intellettuali borghesi, che non avevano niente a che spartire con le «classi subalterne», come si diceva allora.
Va in tutt’altra direzione il libro Mala Agapi di Luigi Garrisi, edito da Anima Mundi: l’autore è nato a Calimera, nella Grecia salentina, parla e scrive in griko; perché quando compone le proprie canzoni pensa ancora in quel dialetto neo greco, lingua unificante di alcuni comuni in provincia di Lecce.

Nel piccolo volume, accompagnato da un imperdibile cd, si respira l’aria del Mediterraneo attraverso i testi di otto canzoni originali, firmate appunto da Garrisi (come le musiche); di un canto di Adrianì Zagannà e Teodòros Marcellos; e della rilettura di un canto bizantino. E sarebbe sufficiente la guida all’ascolto che precede i testi a renderlo prezioso. Il libro offre, invece, anche altre pagine importanti, come i due saggi sulla lingua grika, e i testi introduttivi, che raccontano di quel mare che altro non è se non «una lunga strada azzurra che porta alla Grecia» (tutti con testo griko a fronte).

Seguendo il filo delle canzoni (e la voce è di Luigi Garrisi), si scoprono forti rimandi all’attualità; a partire dal tema di una «ordinaria e dolorosa emigrazione» che si dispiega in “Hai letto nei miei occhi”, sulla condizione di chi, una volta partito, non è più tornato. E lo struggimento del protagonista viene sostenuto da una musica potente e insieme leggera, da ballare e da lasciar entrare sotto la pelle, nell’unione di bouzouki e sax soprano. In questo modo Mala Agapi parla anche di politica e prende posizione, senza salire in cattedra e senza indossare l’abito del professorino che “la sa”. Ed è la dimostrazione di come il rispetto e la salvaguardia di una tradizione – in questo caso la lingua – possano rivivere e far nascere nuove forme d’espressione artistica.

P.s.: Cosa ci sta a fare questa scheda in uno spazio riservato, di solito, alla letteratura di genere? Ci sta perché Mala Agapi è il segno di una passione, è la fiammella accesa che illumina il passato e lo traghetta nel futuro. Come la vera letteratura popolare.

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