L’estate del ravennate, tra vasca in centro e cappelli rosa

L’estate del ravennate in pillole.

– Trascorrere le serate ammazzando zanzare con un senso di rabbia crescente, pensando che non ce ne sono mai state così tante e che il Comune non fa un cazzo per la disinfestazione. Poi l’illuminazione: trovare un modo per ottenere energia elettrica dalle madonne che volano sui lidi ravennati ogni sera da maggio a settembre.

– Fare una vasca il venerdì sera in centro adesso che finalmente i negozi sono aperti (avendo aspettato questo momento per tutto l’inverno), guardare le vetrine, sorridere alle commesse. E poi comprare con i saldi all’Esp.

– Fare la fila ogni domenica per andare al mare senza toccare il mare perché ormai si è abituato a quello della vacanza in Salento di sei anni prima; bere spritz di merda a 7 euro; fare la fila per tornare a casa. Smadonnando.

[Novità 2018] Pensare di avere il porto aperto per accogliere i migranti e poi però scoprire con costernazione che è chiuso per le navi da crociera perché insabbiato.

– Lamentarsi perché in piazza Kennedy è troppo caldo, invece, è passato di moda. Ora pare sia caldo un po’ dappertutto in centro, dove non c’è l’ombra.

[Novità 2018] Non trovare più nemmeno un negro che ti venda un occhiale da sole a 5 euro e lamentarsi del Comune che invece delle cose importanti fa i comitati antifascisti e dà la caccia agli sfigati, per un sorprendente rigurgito di sinistra.

– Continuare a credere, leggendo il programma sul sito ufficiale, che ci siano eventi della Notte Rosa in centro a Ravenna (in realtà sono i soliti eventi del venerdì sera).

– Dopo aver capito che la baracca è al mare, comprare un cappello rosa e andare a fare il cretino alle feste di Marina. Peccato che dalle foto si veda chiaramente che se va bene hai 40 anni, zio porco.

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