Finalmente in Italia “Città di morti” con Paul Konig, personaggio gigantesco

Città Di Morti LiebermanPer quale motivo un simile capolavoro abbia dovuto attendere oltre 40 anni per arrivare in Italia, pur essendo peraltro da tempo un libro di culto in Francia, non è chiarissimo. In ogni caso, nel 2018 finalmente ci è arrivato grazie a Luca Briasco che l’ha voluto, alla Minimum Fax che l’ha pubblicato e a Raffaella Vitangeli che l’ha tradotto.

Citta di morti di Herbert Lieberman è infatti un romanzo gigantesco, con un gigantesco protagonista, Paul Konig. Il capo, il medico patologo più stimato di New York, una vera e propria celebrità mondiale, è a due anni dalla pensione. Intelligente, acuto, scrupoloso, appassionato, tutto d’un pezzo, ha preferito quella carriera a quella di curare i vivi (e magari fare anche molti più soldi).
Lui i corpi li riceve morti e offre ai familiari la consolazione di sapere cosa ha ucciso i loro cari e alle vittime il diritto di veder assicurati gli assassini alla giustizia. Grazie a lui viene risolto, lungo il libro di 505 pagine, un intricato caso che lo vede ricostruire due brandelli di cadaveri, ridare loro un nome, un volto un’identità e infine un assassino.

Ma questa è solo una delle storie che corrono parallele, uno dei fili che si intrecciano in una trama densissima dove non mancano tensioni interne all’obitorio in vista del suo pensionamento, pressioni politiche, insabbiamenti.
E soprattutto Lolly, la figlia ventenne di Konig che si è volontariamente allontananata da casa e che lui non riesce a ritrovare. Flashback ci riportano ai suoi errori da padre, ai dialoghi con la moglie, alla sicumera che ha accompagnato un uomo che per lungo tempo si è sentito infallibile e che ora invece vediamo stanco, provato, zoppicante, talvolta poco lucido, in preda all’ira, portato in braccio a letto da un amico (altro personaggio straordinaro, per quanto all’ombra di Konig).
Konig è un buono, un eroe, un uomo stimato e interpellato da famigliari e luminari, ma porta dentro di sé la colpa più grande di cui sente e percepisce tutto il peso, quando ormai è troppo tardi, tornare indietro è impossibile e cosa c’è di più irrimediabile dell’essere stato un cattivo genitore durante l’infanzia e l’adolescenza della propria figlia?
Eppure a tenerlo in vita non c’è solo la speranza di poter rimediare, di poter rivedere Lolly ma anche la passione viscerale per quel lavoro che non riesce ad abbandonare, che è la sua stessa identità.

Complesso, a tratti urticante, inatteso, il libro ci restituisce la New York in mutamento dei primi anni Settanta nella sua quotidianità, anche di morte, e ci regala un personaggio letterario destinato a restare nel pantheon di molti lettori.

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