Il ritorno di Pepe Carvalho

CarvalhoAlzi la mano chi non vorrebbe leggere una nuova storia di Vázquez Montalbán e del suo indimenticato Pepe Carvalho.  Così devono aver pensato l’autore, ossia Carlos Zanòn, e gli ideatori (tra cui pare gli eredi stessi dello scrittore catalano) di Carvalho.

Problemi di identità, pubblicato in Italia da Sem per la traduzione di Bruno Arpaia. Un libro a cui, per gli amanti del detective, è quasi impossibile resistere. Cosa ne avrà fatto Zanòn di un personaggio così riconoscibile, così caratterizzato, così invadente? Innanzitutto, ha trovato un escamotage che spiazza e lascia pochi appigli: Pepe Carvalho parla in prima persona, diventa osservatore e narratore diretto della vicenda. Mentre compare uno scrittore, scomparso improvvisamente a Bangkok, che viveva al piano sotto di lui. E che era diventato famoso in vita raccontando storie ispirate proprio a lui. Dopo un primo giramento di testa e il bisogno di chiudere il libro per qualche istante, il gioco funziona e si può riprendere a leggere. Del resto lo scrittore farà capolino di rado. Sarà invece presente Biscutér, l’assistente, non sarà ben chiaro dove sia e cosa faccia Charo, mentre Pepe è innamorato alla follia della moglie di un politico che sta a Madrid che però non sempre si fa trovare.

Tre le vicende su cui indaga parallelamente il novello Pepe Carvalho nel 2017, mentre Barcellona va al voto sull’indipendenza. Quello che porterà, due anni dopo, alle proteste di questi giorni. Barcellona che è quella dei turisti, ovviamente, che ha visto la sua geografia criminale trasformarsi, che resta innanzitutto una città viva. Di tutti forse è questo l’elemento che più ci riporta al vecchio Pepe che ha descritto questa città nella sua fondamentale trasformazione in occasione delle Olimpiadi, che amava quella città visceralmente pur essendo nato, lui (non Montalban) a Lugo, Galizia, nel 1939. Quindi nel 2017 si avvicina agli ottant’anni e forse, insomma, forse è pure troppo. Bisogna un po’ cercare di non considerare il dato anagrafico.

Quello a cui viene da pensare e che viene da fare di buono è invece andare a rileggersi il vero Moltaban, da cui, come noto, viene il nome di Montalbano di Camilleri. Chissà se un giorno un’operazione simile verrà fatta anche per il siciliano. Per ora, in Francia, la si è fatta con Nestor Burma di Malet, come i lettori italiani scopriranno presto grazie a Fazi. Tributi a personaggi enormi che non temono riscritture perché ormai oggi vivono di vita propria.

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