L’invenzione della solitudine Teatro per chi ama la letteratura

Una scrittura tersa, la capacità di trasformare un’esperienza personale in universale attraverso episodi, dettagli, momenti che permettono a chi ascolta di trasformarsi, di diventare il figlio che ha perso il padre, un padre distaccato e anaffettivo, di rivivere gli episodi della propria infanzia riordinando una casa piena di oggetti che riportano al passato. Una scena ingombra, un palcoscenico dove è necessario scavalcare mucchi di abiti stesi a terra, da cui raccogliere paia di scarpe tutte uguali. Una sedia, una cassa.  Un solo attore, Giuseppe Battiston, a misurarsi con temi come la vita, la morte, l’essere padri, l’essere figli, a dar voce alle parole di un grandissimo scrittore come Paul Auster che in questo memoriale autobiografico affronta i fantasmi della propria vita passata e presente e trasforma un atto solitario come quello della lettura nel rito collettivo del teatro.

E ieri sera al Masini di Faenza, l’incanto è stato totale e assoluto. Un Battiston mai sopra le righe ha saputo sottolineare, evidenziare i passaggi clou, è riuscito a portare il pubblico dalle lacrime al riso senza mai perdere il filo di una narrazione che parlava di quanto più profondo ed essenziale riguarda l’essere umano, di quanto più spaventoso ci possa essere per l’essere umano: la vita. Colpe e concause che risalgono il filo delle generazioni, momenti drammatici del presente, racconti nel racconto contribuiscono a costruire il puzzle di personaggi reali che diventano letterari e tornare reali nella finzione del teatro. Una vertigine per lo spettatore/lettore coinvolto in un mix di emozione e pensiero, di riflessioni etiche e percezioni estetiche. Per chi ama la letteratura e apprezza il teatro L’invenzione della solitudine è un’esperienza destinata a lasciare un segno profondo.

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