Quando studiare in conservatorio era un’esperienza mistica…

ConservatorioUn foglio di carta appeso alla parete: questa è la sostanza.
Nel secolo scorso studiare in conservatorio era un’esperienza mistica, con insegnanti che tiranneggiavano o che si spendevano per i propri studenti i quali alla fine si sarebbero diplomati sotto i loro occhi. Diplomati.
Ogni strumento, prima della riforma del comparto di AFAM prevedeva un periodo più o meno lungo di studi (dai 6 ai 10 anni) per imparare l’arte musicale. Ciò che ne conseguiva era, quindi, un apprendimento quasi artigianale, proprio perché la musica è parte delle arti. Lo studente era visto, quindi, come un Giotto in potenza che si abbeverava alla fonte di un Cimabue. Conseguito il titolo, il musicista era fiero e orgoglioso di poter affermare di aver conseguito il Diploma.

Oggi, la riforma dei conservatori (necessaria dopo quasi un secolo), ha ridotto ad un 3+2 l’apprendimento superiore di qualsiasi corso di studi musicale, in un dedalo di crediti-debiti formativi figlio del processo di Bologna.

Questa riforma, caldeggiata soprattutto dagli insegnanti che speravano di veder equiparati i propri stipendi a quelli dei docenti universitari, ha quindi introdotto due titoli, precisamente il diploma accademico di primo livello (dopo il corso di 3 anni) e il diploma accademico di secondo livello (dopo il corso di 2 anni). Entrambi questi traguardi sono chiamati dagli studenti (peccato veniale) e dai docenti (peccato mortale) laurea.

Secondo la legge del 24 dicembre 2012, n.228 (commi 102-107) i diplomi accademici di primo livello e secondo livello sono equipollenti ai titoli di laurea rilasciati dalle università appartenenti rispettivamente alla classe “L-3 discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda” e alla classe “L-45 musicologia e beni culturali”.
Equipollenza, secondo Treccani, significa che sotto un certo riguardo, ha uguale valore ed efficacia e ciò è proprio dichiarato nei commi in questione, cioè al fine esclusivo dell’ammissione ai pubblici concorsi.

Quindi, anche se in certi frangenti può essere considerato laurea, il diploma accademico è legato genealogicamente al diploma dei tempi andati, si smetta di chiamarlo più o meno informalmente laurea e si recuperi, invece, il grande valore artigianale del quale è permeato il suo retaggio.

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