lunedì
26 Ottobre 2026
Rubrica Sbicchierate

Arlecchino, servo di quattro uve

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L’incomparabile scrittore e traduttore (dal russo) parmigiano Paolo Nori parla spesso della “lingua parassita”, cioè di quelle espressioni che ci escono in automatico e che sembrano loro parlare a noi e non il contrario (l’elenco di esempi è infinito e va da ricco, che è sempre sfondato, a delitto, per forza efferato, e così via). Anch’io ci casco spesso in questi automatismi biechi, anche qui, in questa rubrichetta. Se dico di un vino che è rosso rubino, cos’ho, un forziere di rubini in casa che metto di fianco al bicchiere per paragonarne il colore? Cos’ho io, un fienile in cortile, per dire che quel trebbiano è giallo paglierino? Va beh, ci siamo capiti, cercherò d’ora in poi di non farmi parassitare.

Ma bando alle ciance, l’ospite di questa settimana viene da Medana, nel Brda sloveno, a due passi dal confine italiano, si chiama Harlekin ed è nato nel 2024 per opera di Aleks Klinec, uno dei grandi maestri del vino macerato del Collio sloveno. Dentro ci sono quattro uve, ribolla, friulano, malvasia e pinot grigio, un piccolo condominio internazionale, considerando quante volte da queste parti sono cambiati confini e nomi dei vitigni. L’elegante color ruggine racconta di una bella macerazione sulle bucce, la gradazione si ferma a un conviviale 12,5%, dettaglio apprezzabile quando la degustazione si allunga. Per il resto, che vi devo dire, con queste premesse come fa a non essere buonissimo? Dokler se spet ne srecamo (sarebbe “arrivederci” in sloveno).

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