Il caso Fiona Apple e le donne della musica di oggi

Fiona ApplePotrebbe sembrare una forzatura, e forse lo è, ma come avevamo scritto anche su queste colonne in passato, c’è una nuova tendenza da alcuni anni nel mondo della musica contemporanea che – insieme a tutte le altre – sta contribuendo a mettere sempre più nell’angolo la classica band che tanto aveva invece dato alla storia del rock nel secolo scorso.

Non che ovviamente non ci siano ancora rock band interessanti. Ma, ecco, forse è diventato meno interessante ascoltarle. O semplicemente parlarne, che è un altro aspetto su cui riflettere.
Prima sono stati la black e l’hip hop, che come un tornado hanno travolto anche il panorama rock (e pure indie) internazionale, diventandone nuovi riferimenti/ispirazioni. Nel frattempo è stato poi il pop mainstream a essere rivalutato in ogni ambito e definitivamente sdoganato anche presso certa critica considerata alternativa. In particolare grazie ad alcune “regine” che si sono succedute in questi anni sui palcoscenici.

E ora, da un po’ di tempo, è proprio la figura femminile a caratterizzare la scena, basti pensare negli ultimi anni alla dirompente ascesa di Beyoncé o al passaggio dallo status di culto a quello di quasi-icona di una St. Vincent, fino ad arrivare a giovanissime pop-star come Lorde o Billie Eilish o a un target più classico, quasi istituzionalizzato, come quello incarnato da Lana Del Rey, per poi continuare con artiste più di nicchia ma comunque molto influenti come Fka Twigs a Angel Olsen. E fino alle recentissime e acclamate uscite di Dua Lipa (un lavoro pop mainstream confezionato con maestria) e Waxahatchee (bello, anche se niente di nuovo sotto il “sole” indie-folk) ma soprattutto la vera ragione per cui ho scritto questo pezzo, il caso Fiona Apple.

Si parla di lei, tra gli addetti ai lavori, per il nuovo album Fetch the Bolt Cutters, uscito a otto anni di distanza dall’ultimo, e salutato da un 10.0 da Pitchfork (il celebre sito e bla bla bla che dà voti con decimali) che ha in fretta fatto il giro del mondo, con la critica internazionale che si è affrettata poi a gridare al capolavoro in coro (su albumoftheyear.org, uno degli aggregatori di recensioni più celebri on line, ha un punteggio di 94 su 100, sei punti in più del secondo in classifica tra i dischi del 2020, toh, di un’altra donna, Laura Marling).
Con un effetto molto telefonato, purtroppo, che rischia di far passare in secondo piano l’album stesso, come si sarà capito, molto molto intenso.

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