L’altra Adele e i suoi Any Other, la più bella sorpresa dell’anno

Adele AnyotherSuccede così di solito, a un certo punto arriva un disco che a un primo ascolto ti fa alzare il sopracciglio, ti fa pensare che abbia qualcosa di diverso dagli altri nonostante si stia sempre parlando di qualcosa di simile al rock, di chitarre e batterie, di una voce femminile con cui entri in particolare contatto. Così pensi che lo riascolterai, che vuoi capire meglio se è davvero così interessante.
Nel frattempo leggi in giro recensioni che confermano la tua impressione, lo riascolti e ti sembra finalmente giusto che se ne siano accorti tutti, che è un disco particolarmente riuscito, anche se a te sembra pure qualcosa di più.

Sarà che a scriverlo è una ragazza italiana del 1994 con il suo gruppo, gli Any Other, che il grande pubblico italiano manco ha mai sentito nominare, nonostante ormai non si parli d’altro nei giri giusti (e pure “Rolling Stone” ci ha messo del suo, titolando «La migliore musicista italiana si chiama Adele»).

Ebbene sì, Adele Nigro, veronese trapiantata a Milano, è diventata quasi da un giorno all’altro una figura di primo piano della scena indie italiana senza suonare indie, staccandosi già da quello che “va di moda” in Italia, frullando le sue ispirazioni (Pavement, Modest Mouse e l’indie-rock americano anni novanta in generale) tre anni fa nel classico album d’esordio carino e promettente per poi trasformarle ora in qualcosa di veramente suo, roba da grandi, se non si vuole proprio usare il termine “maturità”.

E così il nuovo Two, geography è qualcosa che scappa da tutte le parti, pur restando un disco che segue gli stilemi di un genere piuttosto chiaro e definito, quello cantautorale “arty”, che ripudia senza riuscirci del tutto il classico alternarsi di strofe e ritornelli restando ugualmente melodico, che inserisce strumenti meno rock in un contesto rock (il pianoforte, gli archi, soprattutto il suo sassofono), che all’intonazione preferisce spesso l’emozione, all’armonia a volte anche la disarmonia, un disco in cui la voce di Adele vibra, si spezza (quanto vorrei riascoltare adesso, sempre, le implosioni di “Walkthrough”), spinge, affascina, canta (in inglese) di angosce, inquietudini, spaesamenti.

Nel disco ci puoi sentire per un attimo Nick Drake o Joanna Newsom, Pj Harvey o Courtney Barnett, ci sono Jason Molina e i Built to Spill, il blues, il folk, i Dirty Projectors, i Wilco. E poi tutto sparisce e resta solo lei, Adele, e il suo Two, geography, probabilmente la più bella sorpresa dell’anno. Oltre che uno dei progetti dal respiro più internazionale d’Italia, come conferma anche il tour europeo con cui è iniziata la promozione, tra Germania, Francia e Inghilterra.
Tra le date italiane, invece, le uniche due in regione sono qui al Bronson, il 17 novembre, e al Covo di Bologna, l’8 dicembre.

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