Dal film che mette in mutande l’Italia populista ai successi della scorsa stagione: in giro per arene

Sono Tornato MinieroSono tornato (di Luca Miniero, 2017)
La trama, per quanto possa sembrare assurda, è molto semplice: il 28 aprile 2017 nel pieno centro di Roma riappare, o meglio “risorge” Benito Mussolini, più che mai deciso a riprendersi l’Italia. Luca Miniero realizza il remake del tedesco Lui è tornato del 2015, sostituendo ovviamente il Fuhrer con il Duce, tenendo ben saldo il timone sulla commedia, genere in cui è specializzato grazie alla lunga collaborazione con Paolo Genovese (regista di Perfetti Sconosciuti). E non è neanche una novità l’adattamento all’italiana di film di altri paesi che affrontano alcuni stereotipi loro legati: suo è anche Benvenuti al Sud, che aveva ripreso con intelligenza l’esilarante commedia francese Giù al Nord.
Miniero non vuole fare un film sul fascismo, né tantomeno su Mussolini stesso, ma vuole ritrarre gli italiani, le reazioni, i pensieri e le azioni del giorno d’oggi con questo incredibile contesto che gli disegna attorno. Il regista ci riesce, non ha paura del politicamente scorretto e mette in mutande un paese populista che riesce a stupire in negativo lo stesso Mussolini, interpretato magnificamente da Massimo Popolizio. Il film, con Miniero presente in sala, verrà proposto alla Rocca di Ravenna venerdì 22.

La politica è in ogni caso il tema dominante della settimana perché oltre a Sono tornato, la stessa Rocca propone The Post di Spielberg (il 23, contemporaneamente all’Arena di Bagnacavallo, che lo programma anche il giorno successivo) che torna a parlare di Nixon e Vietnam, anticipando di fatto il caso Watergate. Rigoroso e ben fatto.
Il 24 e il 25 sempre alla Rocca è la volta de L’ora più buia, che grazie a un magnifico (e vincitore di Oscar) Gary Oldman nei panni di Winston Churchill, ripercorre l’ingresso della Gran Bretagna nella Seconda Guerra. Biografico.
Più divertente e “nero” un altro film su una figura “forte” del novecento: Morto Stalin se ne fa un altro (Bagnacavallo, il 21) è realmente ambientato nel marzo del 1953 alla morte del dittatore sovietico e vede i membri del partito contendersi la successione. Grottesco.
Meno politico ma molto bello è Tre manifesti a Ebbing, Missouri che vede una donna alla ricerca della verità per l’assassinio di sua figlia. Un film sorprendente, la cui trama è spiazzante, uno dei migliori della stagione che vedremo alla Rocca il 27, e nella location di Amarissimo il 25 per la rassegna “Cinema Divino”, che invece il 21 come già scritto debutterà a Casa Spadoni a Faenza con Lovers di Matteo Vicino (presente in sala), un film che non è profeta in patria, perché all’estero ha avuto tantissimi riconoscimenti, in Italia purtroppo no.
A proposito di Italia, in assenza di nazionale ai mondiali, Bagnacavallo colora di tricolore la settimana con Napoli velata di Ferzan Ozpetek (24 e 25 all’Arena delle Cappuccine) e Il colore nascosto delle cose (26 e 27), film di Silvio Soldini ingiustamente poco visto in quanto distribuito a inizio settembre, e che parla di un incontro tra un artista e una non vedente. Proprio da vedere.
Per chi li ha persi, l’Arena del Sole propone l’ultimo Muccino, A casa tutti bene, il 27 (mentre il 24 è all’Arena Borghesi) e La ruota delle meraviglie di Woody Allen il 24.
Classici? All’Arena Borghesi di Faenza, con Ho affittato un killer di Aki Kaurismaki targato 1990, il 25 gratuito!

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