«L’ordinanza del sindaco per il negozio di via Gulli è una discriminazione etnica»

Chiusura obbligata alle 20 per un mese. L’avvocato chiede la revoca per «non ci sono basi per la misura e non viene applicata agli altri bar della zona» e segnala un clima di tensione: «Un sasso lanciato contro il nipote di 8 anni del titolare»

Viagulli

Uno scorcio di via Gulli

L’ordinanza del sindaco di Ravenna che da oggi, 11 luglio, impone al negozio Khan Alimentari in via Gulli di anticipare l’orario di chiusura da mezzanotte alle 20 è «una misura discriminatoria su base etnica» che deve essere annullata. Lo afferma l’avvocato Andrea Maestri che assiste il titolare dell’esercizio commerciale destinatario del provvedimento della durata di un mese firmato dal primo cittadino Michele de Pascale insieme a un’altra misura analoga che riguarda quattro punti vendita in zona giardini Speyer per i quali viene vietata la vendita di alcolici tra le 20 e le 7.

Maestri ritiene che non ricorrano le condizioni previste dall’articolo del Testo unico degli locali su cui si regge l’ordinanza: «Le limitazioni agli orari di vendita e alla somministrazione di bevande alcoliche sono previste tramite provvedimento del sindaco a tutela dell’ambiente o della tranquillità dei residenti in determinate aree interessate da afflusso particolarmente rilevante di persone anche in relazione a specifici eventi. In via Tommaso Gulli non ci sono eventi e non c’è particolare afflusso di gente e nessun altro bar in zona viene colpito dalla stessa misura». L’avvocato mette le mani avanti nell’intento di evitare strumentalizzazioni: «Pienamente condivisibili sono le misure che non fanno distinzione tra bar autoctoni e negozi etnici».

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Il legale ricostruisce il clima che si è venuto a creare attorno ai gestori del negozio: «Il titolare e il nipote di otto anni sono stati più volte insultati con epiteti razzisti. Una donna italiana dal balcone ha tirato un sasso dal balcone colpendo il bambino alla mano». Per queste vicende verrà presentata una querela ma nel frattempo «sono tutti ovviamente terrorizzati». Anche per questo «e per la diffusione de reati d’odio», Maestri parla di «gravissima superficialità» per definire la mossa di De Pascale che colpisce «un regolare esercizio commerciale con lo stigma dell’ordinanza per il decoro urbano che viene additato all’opinione pubblica con nome e ubicazione».

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