Alle origini del sogno di una nuova Darsena: come nacque Marmarica

L’ingegnere Antolini, all’epoca direttore Cmc: «Pensai che fosse una zona da riqualificare, ne parlai con Gardini e insieme fondammo una spa di cui facevano parte anche Iter e Cepra»

Marmarica Canale

Un rendering del progetto Marmarica tratto dal volume Il mare dentro – la darsena di Ravenna 1988-2008 di Fabio Poggioli (Danilo Montanari editore)

«Se oggi possiamo dire di avere alle spalle i momenti più recenti della crisi, se sul piano congiunturale possiamo affermare di avere superato la curva inferiore del ciclo economico, non possiamo però dimenticare che permangono alcuni elementi di debolezza strutturale che penalizzano Ravenna e la Romagna». Queste parole suonano attuali ma sono state in realtà scritte il 9 giugno del 1989. Quasi trent’anni fa, per tutti gli amanti dei corsi e ricorsi. A pronunciarle era l’allora direttore di Cmc, l’ingegner Adriano Antolini, in occasione della presentazione del progetto Marmarica che diede l’avvio alla riflessione sulla riqualificazione della Darsena.

Gli anni Ottanta a Ravenna, fatta eccezione per il gruppo Ferruzzi, non erano stati favolosi come a Milano, trainata dall’esplosione del terziario. La città – riassumiamo sempre dalla relazione di Antolini – rischiava di rimanere indietro a causa di un sistema produttivo ancorato al passato e a imprese troppo piccole per competere. Il progetto Marmarica nacque per dare una scossa alla città, creando moderne aree polifunzionali. In fondo, è ancora di questo che si parla oggi. L’idea era sostenuta da Raul Gardini che aveva dato mandato a Lorenzo Panzavolta di seguirla con la Calcestruzzi, azienda della holding Ferruzzi.

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Ventinove anni dopo quel convegno, Antolini siede nel suo ufficio in Darsena. Dalla Cmc è uscito nel 1990 e ha continuato con successo la professione di ingegnere. Sulla scrivania ha ancora le carte del progetto: «Vedevo la Darsena tutti i giorni dagli uffici e pensavo che fosse una zona da riqualificare, ne parlai con Gardini, a cui l’idea piacque molto. Trovammo il sostegno del sindaco di allora, Mauro Dragoni, e fondammo la Marmarica Spa a cui partecipavano anche Iter e Cepra».
Il progetto prevedeva un ponte mobile sul canale (come quello realizzato nel 2010), una stazione ferroviaria che affrontasse il problema della cesura rappresentata dai binari e fungesse da snodo intermodale, la creazione del centro direzionale del porto, una zona museale attorno alla tomba di Teodorico, parchi verdi e nuovi quartieri. Infine l’Università: «Era la prima volta – sorride Antolini – che si parlava della possibilità di portare l’Alma Mater in Romagna». La spesa venne quantificata in mille miliardi di lire. Molte di quelle idee sono poi finite nel Prg del ’93.

Il progetto Marmarica – che aveva durata decennale e prendeva il nome da una vecchia nave che faceva servizio passeggeri tra Ravenna e i lidi – non si è però mai realizzato nelle dimensioni immaginate da Antolini e Gardini. I motivi per l’ingegnere sono semplici: «Io lasciai la Cmc, Gardini morì nel 1993 e i sindaci subito dopo Dragoni non avevano interesse a portarlo avanti».

Antolini aveva conosciuto Gardini qualche anno prima: «Lo contattai perché avevo progettato la realizzazione di un quartiere dedicato alle imprese italiane a Mosca. Tra le aziende che mi sarebbe piaciuto portare c’era anche la Ferruzzi». Da allora è nata, se non un’amicizia, un bel rapporto lavorativo che culminò alla fine del 1992 quando Gardini propose ad Antolini di diventare direttore di una holding immobiliare a cui stava pensando: «Dissi di sì, poi le cose andarono come sono andate…».

L’ingegnere oggi non pensa che Gardini sia stato ucciso: «Credo si sia suicidato. Uno come lui non poteva sopportare che venisse fuori la questione della maxi-tangente». Tra gli aneddoti ricordati dal professionista anche una chiacchierata fatta al ristorante “Saporetti” di Marina, punto di riferimento per cene di lavoro e di svago di Gardini e soci: «Ci trovammo a chiacchierare e mi disse che aveva dovuto sopportare diverse richieste per evitare ritorsioni. Lui però era un imprenditore serio e corretto, un uomo con una grande visione del futuro».

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