Bancarotta fraudolenta, arrestati due imprenditori della nautica a Cervia

La società è fallita nel 2016, secondo la Finanza drenati dieci milioni di euro grazie ad una società di comodo tunisina

Foto FinanzaDue imprenditori forlivesi ma da sempre attivi a Cervia sono stati arrestati nella mattinata del 25 marzo nell’ambito dell’operazione denominata “Arca di Noè”. L’azienda, specializzata nella costruzione di gommoni d’emergenza e attiva dal 1988, era stata dichiarata fallita nel novembre del 2016 con un passivo di circa venti milioni di euro. Secondo la Guardia di Finanza, che questa mattina ha illustrato i dettagli dell’operazione, una decina di milioni sarebbero stati fatti transitare in una società tunisina – riconducibile agli stessi due soggetti – mentre gli asset sani dell’azienda (macchinari, marchi, pacchetto clienti) è passato ad una newco costituita ad hoc, tuttora attiva con una quarantina di dipendenti.

Le due persone arrestate sono un sessantenne che è presidente del Cda e la di lui moglie, vice presidente e sua coetanea. L’azienda era un’eccellenza del settore, tanto da avere importanti commesse pubbliche, tra cui la Marina Militare e fatturava circa 35 milioni di euro l’anno. Fino al 2013 c’erano circa 120 dipendenti, poi una parte di essi è stata posta in cassa integrazione, un’altra è passata sotto una nuova società, sulla quale non ci sarebbero per ora indagini.

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Tutto è nato da una verifica fiscale iniziata due anni fa, dopo che la richiesta di concordato fallimentare era naufragata. A quel punto il tribunale ha passato le carte alla procura (a coordinare le indagini il pm Daniele Barberini). La base imponibile evasa è risultata essere sette milioni di euro ma, soprattutto, i finanzieri hanno scoperto strane operazioni con una società operante in Tunisia, nel periodo 2013-2015. Poco prima di avanzare la domanda di concordato – è l’ipotesi investigativa – i due coniugi hanno distratto dieci milioni di euro usando tale società come una sorta di cassaforte di famiglia. «Un tempo il bancarottiere – dice il comandante delle Fiamme Gialle di Ravenna, Andrea Fiducia – era colui che si prendeva i soldi dell’azienda e scappava in paradisi fiscali. Oggi invece si moltiplicano i casi di persone che tentano di stare sul mercato con una società del tutto simile a quella precedente, pulita però dai debiti».  Un modo di fare che danneggia creditori ed erario. Il tenente colonnello Pasquale Arena, che ha seguito le indagini, aggiunge un dettaglio indicativo: il sei novembre 2016  i due, senza chiedere all’amministratore straordinario nominato dal tribunale, hanno incassato circa 2,5 milioni in assegni circolari. Il fallimento sarebbe arrivato pochi giorni dopo, il 10 novembre. I reati ipotizzasi sono bancarotta fraudolenta e omesso versamento di ritenute fiscali.

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