Nel pomeriggio del 31 luglio scorso cinque adolescenti (tre maschi e due femmine, alcuni di origini nordafricane) sono entrati nella chiesa della Collegiata a Lugo e hanno danneggiato un candelabro del valore di duemila euro su cui hanno anche sputato e scassinato una cassetta delle offerte. All’arrivo del parroco, don Leonardo Poli, il gruppo è scappato. Da quel giorno don Poli ha deciso di chiudere l’edificio (esclusi momenti delle funzioni religiose) fino al momento in cui sarà installato l’allarme.
A seguito degli atti di vandalismo che hanno interessato la chiesa in piazza Savonarola, il parroco, il rappresentante della comunità islamica a Lugo, Kareem Oshoala, e la sindaca della città, Elena Zannoni, hanno firmato una lettera aperta congiunta che riportiamo di seguito.
Ci accomuna la volontà di preservare il benessere, la sicurezza e la stabilità dell’intera comunità lughese. Per questo biasimiamo e stigmatizziamo con fermezza gli atti compiuti da alcuni giovani all’interno della Chiesa della Collegiata.
Sono gesti che non possono essere minimizzati né tollerati. Davanti a quanto accaduto, intendiamo fare fronte comune e rafforzare, ciascuno per il proprio ruolo, quel presidio educativo che deve prevenire e intervenire laddove evidentemente è mancato.
L’unità di una comunità permette di accompagnare, correggere ed educare i disagi che la fragilità genera in gesti di violenza.
Nessuna religione invita a distruggere i simboli o i luoghi di culto di un’altra confessione. Quando accade, siamo di fronte a distorsioni e interpretazioni dell’uomo, non agli insegnamenti della fede.
Violenza, vandalismo, abuso e sopraffazione non appartengono al vivere insieme. Le nostre comunità si riconoscono invece nella convivenza, nella pace, nel rispetto reciproco, nel contrasto all’odio e nella solidarietà. È su questi valori che vogliamo costruire il nostro impegno comune.
Desideriamo mettere in campo tutte le energie e le risorse a nostra disposizione: dai servizi sociali ed educativi al dialogo con le famiglie, dal coinvolgimento delle comunità al sostegno di altre ragazze, ragazzi e insegnanti.
Perché quando le persone si assumono insieme la responsabilità del bene comune, possono essere la risposta più forte all’ingiustizia e alla marginalità.
Riteniamo inevitabile la scelta di sporgere denuncia: episodi di questo tipo non possono essere accettati; ma siamo altrettanto consapevoli che, quando si parla di giovanissimi, non sarà certo un percorso giudiziario, da solo, a ristabilire la giusta direzione.
Noi ci siamo. Insieme, con chiarezza e a gran voce. Non ci sono spazi per minimizzare o tollerare azioni che, prima ancora di colpire un luogo o un simbolo religioso, danneggiano la convivenza di tutti; e danneggiano anche quella grande parte della popolazione straniera o di seconda generazione che vive a Lugo nel rispetto delle regole, è integrata e partecipa ogni giorno alla vita economica, sociale e civile della nostra città.
Non diamo per perso nessuno, ma senza sconti sul rispetto delle regole della convivenza civile. L’emergenza educativa che scaturisce dai fatti avvenuti, impone impegno, responsabilità e prospettive progettuali capaci di generare ambiti abilitati ad accogliere, curare e accompagnare. L’unità delle forze in campo esprime l’urgenza di una condivisione operativa capace di prevenire l’emergere di tali eventi.
Don Leo aggiunge che «occorrono un lavoro quotidiano, educativo e consapevole, la presenza di adulti e la responsabilità di tutta la comunità. Stimando quanto già in atto, aiuto allo studio, doposcuola, progetti per le medie di scuola-lavoro, attività ricreative di aggregazione guidata. Sostegno concreto allo sviluppo».
Oshoala ribadisce che la comunità islamica esprime la più ferma condanna dell’atto vandalico: «Violenza e vandalismo non sono il frutto di nessuna religione, etnia e cultura. Rappresenta una ferita dell’intera cittadinanza che tuttavia non deve diventare una spaccatura nell’armonia della comunità. È doveroso che ciascuno di noi, in diversi ambiti, si impegni educativamente affinché episodi simili non si verifichino più».
Infine Zannoni invita a non dare per persi gli autori di questi gesti: «Siamo pronti a fare la nostra parte, mettendo al tavolo i nostri servizi sociali ed educativi, insieme alla volontà già espressa di potenziare il presidio del territorio. Quando parliamo di ragazzi che potrebbero essere ancora alle scuole medie, darli per persi sarebbe un fallimento per tutti. Dovranno comprendere e assumersi la responsabilità delle proprie azioni, ma allo stesso tempo avere l’opportunità di essere accompagnati e sostenuti da un percorso educativo. Vogliamo che Lugo resti unita e sia davvero “il villaggio che fa crescere i bambini”».



