giovedì
01 Ottobre 2026
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Adriano Zanni racconta le città dopo l’uomo: esce “Post Dub Cities”, tra musica e fotografia

Il lavoro dell'artista ravennate è pubblicato da Bronson Recordings

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Cosa resta di una città quando l’uomo non c’è più? Restano edifici, strade, abitazioni, tracce di una presenza che continua a modificarsi anche quando quella presenza è scomparsa. È da questa domanda che nasce Post Dub Cities, il nuovo progetto del ravennate Adriano Zanni, fotografo (qui la rubrica che tiene sul nostro sito), artista sonoro e field recordist, in uscita il 2 ottobre in vinile e digitale per Bronson Recordings.

Il disco comprende dieci tracce più tre bonus e nasce insieme a un importante lavoro fotografico. Le immagini, realizzate da Zanni in diverse città nell’arco di oltre vent’anni, vengono rielaborate fino a eliminare la presenza delle persone. Belgrado, Venezia, Lisbona, Sarajevo, Napoli, Teheran, Hanoi e altri luoghi diventano così città apparentemente familiari ma svuotate, dove architetture e paesaggi sembrano finalmente parlare in autonomia.

Alla fotografia corrisponde una ricerca sonora costruita attraverso dub, riverberi, delay e atmosfere ambientali. Il linguaggio musicale diventa una sorta di equivalente delle immagini: come la fotografia sottrae la folla e lascia emergere ciò che resta, il dub lavora per sottrazione, lasciando agli echi il compito di raccontare ciò che non c’è più.

Il primo singolo, “Crisopoli”, ha aperto a luglio il percorso verso l’album. Il progetto guarda alle città come luoghi capaci di sopravvivere ai propri abitanti e persino al significato per cui sono state costruite. L’assenza non è però raccontata in chiave apocalittica: nelle immagini e nei suoni di Zanni c’è piuttosto una dimensione sospesa, contemplativa, nella quale l’abbandono permette di osservare ciò che normalmente la presenza umana nasconde.

È una ricerca che prosegue il percorso dell’artista ravennate, da sempre interessato al rapporto tra fotografia, suono e paesaggio. In Post Dub Cities i due linguaggi finiscono per diventare una cosa sola: fotografie senza testimoni e musiche che sembrano arrivare da un futuro nel quale delle nostre città rimane soltanto il riverbero.

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