Tetto degli stranieri in aula, compiti sul diario di carta, divieto di burqa, professionali che diventano licei: di scuola si parla ormai quotidianamente e il tema diventa spesso terreno di scontro politico e ideologico. A Ravenna, però, da qualche giorno se ne parla per ben altri motivi. Come ormai noto ai più, un docente di oltre sessant’anni ha inviato una foto a tre classi via chat in cui si vedono, oltre alle pagine da ripassare, anche i suoi genitali. La stampa ne ha scritto cercando di proteggere lui, la scuola e gli studenti coinvolti in modo anonimo, fino a che l’uomo non ha rilasciato dichiarazioni spontanee e il Corriere Romagna ne ha scritto nome e cognome.
Il fatto è molto grave per più aspetti e poco importa che il docente parli di errore involontario (ci mancherebbe pure che fosse stato volontario). Non sappiamo quali provvedimenti disciplinari potranno essere presi nei suoi confronti né quali misure la scuola intenda adottare verso gli studenti e le studentesse involontariamente vittime di questa squallida e triste vicenda. Le parole del docente sui quotidiani fanno pensare che forse non si sia reso pienamente conto del diritto che hanno ragazze e ragazzi, peraltro anche minorenni, di non vedere foto di organi sessuali di chicchessia se non lo desiderano. Parla di “errore”, di un evento che sarebbe anche comico se non gli avesse rovinato la carriera a suo dire impeccabile. Gli studenti e le famiglie, numerose, che ci hanno contattato sono invece molto arrabbiate e deluse e chiedono spiegazioni. Come è potuto succedere? E perché questo docente inviava i compiti in una chat? Qualcuno ha parlato di un momento di difficoltà dell’uomo. E gli insegnanti sono esseri umani, per carità, possono sbagliare. Ma la chat con gli studenti pare fosse per lui una prassi piuttosto consolidata e c’è da chiedersi come mai. Era questa solo una delle domande che avremmo voluto fare alla dirigente della scuola che però non ha voluto riceverci, non ha risposto alle nostre telefonate, ai messaggi; non ha ritenuto, in un momento così delicato, di dover dire una parola alle migliaia di persone che stanno parlando di questo evento gettando innanzitutto discredito sulla scuola che i ragazzi e le ragazze frequentano. Né, ci risulta, lo ha fatto internamente all’istituto. Come se fosse una questione che potrà essere risolta senza alzare un polverone. Come se già le testate nazionali non lo avessero scritto e il docente medesimo non stesse (non sappiamo quanto ironicamente) parlando di andare a Canale 5 a parlarne.
La dirigente continuerà a tacere? Si può essere a capo di una scuola così importante e farsi vedere solo ai tagli dei nastri con le autorità, ma scomparire quando qualcosa getta un’ombra sull’istituzione? Non sarebbero questi i momenti in cui trovare parole adeguate soprattutto per quei ragazzi e quelle ragazze che dalla scuola sono stati in qualche modo “traditi” e non adeguatamente protetti dagli errori di un adulto che ricopre un ruolo che per definizione dovrebbe essere di guida ed esempio?

