Antiretorico, rigoroso, poetico Rambelli

Un percorso espositivo sull’artista coinvolge il comune di Faenza, Lugo e Brisighella

Monumentobaracca

Monumento di Baracca a Lugo

Romagna Monumentale – Domenico Rambelli – Un maestro dell’Espressionismo italiano è una manifestazione che mette in rete tre comuni, Brisighella, Faenza e Lugo. Si tratta di un progetto condiviso e sviluppato attraverso tre mostre che indagano a 360 gradi il profilo artistico di Domenico Rambelli, partendo dalle tre maggiori opere monumentali realizzate nel territorio da questo protagonista assoluto della scultura italiana del novecento.  Le mostre sono accompagnate dal volume monografico curato da Elisa Baldini, Claudio Casadio e Daniele Serafini, con prefazione di Antonio Paolucci per Longo Editore che, dopo la storica dell’arte Orsola Ghetti Baldi con la sua bella pubblicazione dell’80, approfondiscono e rendono giustizia all’importanza indiscutibile dell’artista faentino. Nato a Pieve di Ponte, vicino a Faenza, nel 1886 e rimasto orfano in tenera età, entrò giovanissimo all’Ebanisteria Casalini di Faenza. Contemporaneamente frequentò la Scuola d’arti e Mestieri di Faenza, diretta da Antonio Berti, e il Cenacolo faentino, con compagni di strada come Domenico Baccarini, Ercole Drei, Francesco Nonni, Giovanni Guerrini, Giuseppe Ugonia. Come Baccarini, dal 1902 al 1904 frequentò la Scuola Libera del Nudo di Firenze, dove entrò in contatto con Pellizza Da Volpedo e, soprattutto, con Lorenzo Viani, del quale divenne un amico fraterno. Nel 1907 partecipò alla Biennale di Venezia, quella della famosa Sala del Sogno che aprì le porte al Simbolismo italiano, poi fu all’Esposizione Torricelliana di Faenza, con Rodin, Khnopff, Previati, Chini, Fattori, Viani. Dopo aver partecipato al primo conflitto rimanendo ferito, nel 1919 diventò insegnante di Plastica Decorativa e Applicata e direttore del ramo artistico alla neonata Scuola di Ceramica di Faenza, incarico che mantenne sino al ’44.
All’attività di docente (scelto in virtù della sua competenza artistica e le sue relazioni internazionali, da Ballardini, fondatore della scuola) unì sempre quella di scultore. La prima grande prova del Rambelli scultore monumentale fu il “Monumento ai Caduti di Viareggio”, ideato nel ’22 e inaugurato nel ‘27, realizzato in collaborazione con Lorenzo Viani e al centro di una fortissima polemica perché, nonostante i due artisti fossero sostenuti e aderenti al Regime, il loro linguaggio solenne, ma tutt’altro che aulico e neo risorgimentale, si scontrò radicalmente con il gusto del tempo.  Rambelli era forte di una crescita di artista matura e consapevole, fatta degli incontri parigini con Rodin e Maillol, della frequentazione del ricco Cenacolo Baccariniano, di un talento indiscutibile ma lontanissimo da liturgie e stereotipi. Artista determinato e sempre sostenuto da una poetica antiretorica, da un linguaggio rigoroso, ma sempre densamente poetico, realizzò nel 1928 il primo dei monumenti al centro dell’indagine della manifestazione: “Il fante che dorme”, attualmente visibile nel Parco della Rimembranza di Brisighella. A Brisighella, al Museo Ugonia, “Un’iconografia unica. Il fante che dorme” racconta la storia di questa scultura, attraverso documenti, bozzetti preparatori e un parziale calco in gesso dell’opera. A  Lugo invece il focus è sul monumento a Francesco Baracca con “Ad Maiora. Lo scultore e l’eroe”, mostra dislocata in quattro sedi tematiche: alle Pescherie della Rocca (i disegni), alla Fondazione CML 24 (dalle fotografie dal cantiere del 1936 agli studi contemporanei di Luca Nostri), alla biblioteca “Fabrizio Trisi” (i documenti) e al museo “Francesco Baracca”(il volto).  “Ad Maiora” era il motto del pilota lughese la cui grande scultura, inaugurata nel ’36, è uno degli esempi più felici, maestosi e “moderni” della plastica sintetista di Rambelli: un Landmark per la cittadina romagnola e per tutta la scultura del ‘900 italiano. L’ultima delle sedi è Faenza dove , al Voltone della Molinella, “Un lungo cammino. Il monumento ad Alfredo Oriani” indaga la genesi dell’ ultimo lavoro monumentale di Rambelli, quello dedicato allo scrittore, storico e poeta faentino. I primi bozzetti furono eseguiti negli anni venti, ma la completa progettazione dell’opera (il calco in gesso) risale a poco prima della morte dello scultore, nel 1972. La fusione di bronzo attualmente collocata a Largo Toki a Faenza è stata realizzata postuma nel 1990, grazie alla passione del critico d’arte Vittorio Sgarbi e a quella all’imprenditore e  designer bolognese Dino Gavina.

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