«La mostra 2018 del Mar esporrà 40 opere. Puntiamo a superare 20mila visitatori»

Il direttore del museo Mar sarà anche co-curatore. Già selezionate circa 80 lavori da scremare. Alla loggetta arriveranno Picasso e Warhol. In primavera le foto di Majoli: «Connubio tra popolarità e qualità». Intanto la Biennale del mosaico è arrivata a 8mila biglietti

Kiefer

“Mare Nostrum” di Anselm Kiefer

Si intitolerà War is over e sarà la prima “grande mostra” del nuovo corso del Mar sotto la direzione del dirigente alla cultura Maurizio Tarantino. Il progetto è stato presentato, con circa un anno di anticipo sulla data di apertura che sarà il 7 ottobre 2018 (mentre per la primavera è in programma una mostra del grande fotografo ravennate Alex Majoli, dell’agenzia Magnum), con tanto di nomi di certo richiamo come Picasso, Burri e Warhol. L’allestimento sarà affidato a una realtà importante come Studio Azzurro e per il catalogo (in cui comparirà anche la firma di Massimo Cacciari) si sta cercando un editore che non sia solo editore di cataloghi d’arte.  E con l’annuncio che la curatela sarà affidata ad Angela Tecce e allo stesso Tarantino, che pure aveva detto di non volersi occupare direttamente della direzione artistica delle mostre.

Direttore, come mai questa co-curatela?
«Perché la mostra nasce dall’idea di far dialogare le opere con altri linguaggi e così diciamo che la parte artistica, che sarà prevalentemente incentrata sul contemporaneo sarà appunto curata da Angela Tecce, una personalità di altissimo profilo, mentre io mi occuperò principalmente dell’aspetto più filosofico e letterario. Ma si tratta di un’eccezione, non sarà la regola…»

Come si concretizzerà questo “dialogo”?
«Innanzitutto in termini di allestimento. Per questo sarà fondamentale il contributo di Studio Azzurro, per capire come e se sarà possibile per esempio far dialogare un vaso greco con un estratto di Star Wars…»

Sarà quindi una mostra molto “pop”?
«Anche, ma non solo. La sfida è quella di riuscire a comporre qualcosa in grado di rispondere alle richieste di un pubblico vasto, ma anche di suscitare domande intorno a un tema. Sto anche cercando di lavorare per far sì che il catalogo della mostra non esca per un editore di soli cataloghi…»

Tra le opere esposte anche pezzi della collezione permanente: due Guaccimanni oltre al Guidarello

A proposito di pubblico. Previsione di numeri? Che soglia vi siete dati? E quale sarà l’investimento?
«Sarà un investimento importante che a oggi non posso quantificare anche perché molto dipenderà dalle opere che saranno effettivamente in mostra, sicuramente superiore a quello previsto per l’attuale mostra in corso (per la biennale del Mosaico il Comune ha investito 350mila euro, per la mostra del 2018 si potrebbe pensare a un investimento di circa il doppio, ndr.). Posso aggiungere però che per la curatela l’impegno economico sarà modesto, nell’ordine di quello per l’attuale mostra al Mar, circa ventimila euro, grazie alla disponibilità di Angela Tecce. Per i numeri di visitatori, sicuramente vogliamo superare quelli che ci siamo dati come obiettivo per la mostra attuale che è di circa 20mila. Al momento siamo a 8mila e speriamo di poterci avvicinare all’obiettivo con il ponte dell’Immacolata e le vacanze di Natale».

Alex Maioli

La foto di Alex Majoli che si aggiudicò il World Press Photo nel 2012

E per le opere? Ci può anticipare qualcosa? Per esempio quale o quali Picasso vedremo a Ravenna?
«Al momento ne abbiamo identificato in tutto un’ottantina, comprese quelle di Picasso, ma dobbiamo scendere a circa quaranta. Molto dipenderà anche dagli accordi che troveremo con i musei. Sicuramente posso anticipare che avremo il Mare Nostrum di Kiefer. E abbiamo ricevuto un’offerta di collaborazione dal mu­seo del Palazzo Ducale di Mantova che vorrebbe prestarci un Pisanello, collaborazione nata in occasione di un precedente prestito fatto da parte della Classense».

E poi ci sarà il Guidarello. Altre opere delle collezioni permanenti?
«Sì, sicuramente un paio di Guaccimanni, due opere del seicento di autori anonimi ma che ci interessano soprattutto per le cornici».

E la mostra di Alex Majoli a primavera? Da quel­la cosa vi aspettate?
«Sarà una mostra a basso costo, grazie alla generosità dello stesso Majoli che tiene molto a questo progetto, nella sua città natale. Non ci aspettiamo le file che magari si sono viste a Forlì per Salgado, ma si tratta sicuramente di uno dei tre o quattro più importanti fotoreporter al mondo e siamo convinti che possa rappresentare quel connubio tra popolarità e qualità che stiamo cercando per il museo».

Fatto pace con l’ex direttore Spadoni, dopo le tante polemiche di questi mesi?
«Personalmente non abbiamo mai avuto questioni irrisolte. In questi mesi ho avuto modo di approfondire e apprezzare il lavoro fatto da Claudio Spadoni in questi anni. Credo che rispetto al passato sia interessante l’idea di cambiare la curatela a ogni mostra anche in termini di crescita del Mar e di chi ci lavora. Qui ho trovato altissime competenze ma cresciute sotto un unico maestro. Credo che misurarsi con metodi di lavoro e approcci diversi, tipologie di allestimento diverse possa rappresentare un’ulteriore importante occasione di crescita».

Gli spazi espositivi del Mar resteranno gli stessi?
«Ci stiamo lavorando. Il nucleo resterà lo stesso ma stiamo chiedendo a Studio Azzurro interventi che possano restare anche una volta finita la mostra, vedremo».

Musei anche blasonati si stanno aprendo a iniziative di vario genere come la ginnastica al Museo egizio di Torino, compresi spazi per bar e ristoranti aperti non solo ai visitatori. Il Mar è già una location per matrimoni. Si può immaginare un’estensione di questo tipo di attività, per eventi di privati?
«Sì, perché no? Siamo favorevoli e qualcosa in questo senso è già stato fatto, anche perché il Mar si presta molto a questo tipo di attività».

L’opposizione, in particolare Ancisi, ha lamentato che ancora nulla si è fatto per la riorganizzazione delle istituzioni culturali a partire dal Mar, appunto.
«Quello del riordino è un tema  dell’Amministrazione, ma la tem­pistica è di competenza della politica».

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