La storia del collettivo Paniko: «Il nostro circo contemporaneo, fuori dai teatri»

Tra acrobazie, musica e comicità, seguendo le orme del Cirque Bidon. A Faenza dal 7 al 16 giugno, con spettacoli anche sui migranti

Circo Paniko Panikommedia 09

Una scena di “Panikommedia”

La grande ispirazione è il Cirque Bidon, «ma loro sono organizzati in modo gerarchico, il nostro è un vero collettivo orizzontale». A parlare è Andrea “Biondo” Niccolai, tra i fondatori del Circo Paniko – atteso dal 7 al 16 giugno al complesso Ex Salesiani di Faenza – tra le prime compagnie di circo contemporaneo a essere nate in Italia, «la prima con il tendone», ci assicura. Un tendone da circo giallo con cui girano il mondo in un gruppo che va da un minimo di 10-15 persone, fino alla trentina di partecipanti alle riunioni plenarie. «Non siamo famiglie di giostrai, non siamo abituati a vivere in viaggio; lo facciamo, con circa 120 repliche in 12 città all’anno, ma capita spesso che qualcuno si fermi per poi raggiungere il gruppo in un altro momento o che qualcun altro faccia figli che poi quando crescono lo costringono a fermarsi un po’…».

Circo Paniko 03Tutto è nato in maniera molto spontanea, «per cercare di fare altro piuttosto che lavorare o studiare all’università», nel 2009, da due gruppi di artisti di strada: «Uno ha fatto un viaggio in India su un ex autobus di linea appositamente “camperizzato”, da Perugia fino a New Delhi; l’altro in Grecia facendo un po’ di acrobatica sulle navi. Al ritorno abbiamo incontrato un artista francese che vendeva la sua tenda gialla e da lì tutto è cominciato, con il primo spettacolo a Barcellona, sull’onda dell’entusiasmo che in quel momento c’era all’estero attorno al mondo del cosiddetto circo contemporaneo».

Il collettivo Paniko unisce infatti numeri acrobatici, comicità e musica dal vivo, «ma da autodidatti, in maniera naif, con un taglio quasi sociale e l’obiettivo di riempire le piazze, lontano dai teatri dove invece si sta rinchiudendo oggi il circo contemporaneo, sempre più vicino al teatro contemporaneo, un po’ snob e altezzoso. Ecco, quello che ci differenzia dai colleghi è proprio ancora il nostro spirito piratesco, la tendenza a puntare più sull’atmosfera che sui virtuosismi tecnici, mantenendo poi una delle caratteristiche del circo, quella per cui ognuno fa un po’ di tutto e tutto è autocostruito, dai costumi agli attrezzi…».

Difficile tracciare un identikit del collettivo, con ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero («c’era un argentino, adesso ci sono una franco-spagnola, un danese, una ragazza dall’Uruguay…»), con Bologna che è forse la città in cui più spesso il gruppo fa base. Un po’ ovunque, invece, il successo è (quasi) assicurato. «In realtà facciamo date anche piuttosto sfigate – sorride Niccolai – però sì, solitamente abbiamo il tendone pieno e la gente entusiasta. Cerchiamo di coinvolgere i cittadini al nostro arrivo suonando come una banda in piazza prima degli spettacoli, facendo gli strilloni, con i volantini, ma a funzionare crediamo sia molto il passaparola». Come finanziamento, invece, solo il cappello a fine spettacolo. «Non partecipiamo a bandi pubblici, campiamo solo grazie alla gente e, a volte, al cachet dei festival che ci invitano, cercando di lasciare l’ingresso libero per far avvicinare tutti (anche se c’è una sorta di tariffario “fortemente” consigliato, ndr) e anche per questo motivo siamo forse la compagnia che meno lavora sulla creazione in senso stretto, siamo più legati all’improvvisazione perché principalmente non abbiamo tempo, troppo impegnati a cercare di campare con quello che raccogliamo, o a mettere via i soldi… In questo modo però il vantaggio è che lo spettacolo cambia molto da replica a replica, sulla base anche del pubblico». E qual è il pubblico di riferimento? «Tendenzialmente facciamo quello che piace a noi ma sempre cercando di rendere lo spettacolo accessibile. Quando siamo fortunati lo spettacolo è per tutti, proprio perché non è per nessuno…».

Una vita on the road è senza dubbio anche piena di aneddoti… «Mi viene in mente Pantelleria: avevamo portato per la prima volta un circo sull’isola e mentre stavamo smontando il tendone una donna eccentrica ci invitò a fare uno spettacolo privato per lei e i suoi ospiti, nella sua villa con piscina. Al momento di pagare però finì in acqua con tutti i contanti, che ci diede poi fradici. Li mettemmo ad asciugare stesi con le mollette, sembrava di essere veramente in un film di Kusturica…».

A Faenza il Circo Paniko porterà anche due nuove proposte: «Per la prima volta due ragazzi del collettivo porteranno uno spettacolo teatrale sotto la tenda, sul tema migranti. E poi ci sarà una collaborazione con Cinéma du Désert, progetto che porta il cinema nei paesi poveri, con proiezioni su un camion. Noi porteremo invece il monitor dentro il tendone e proietteremo documentari di viaggio, sempre sui migranti ma anche sul mondo dell’arte e del circo».

Info e prenotazioni sulla pagina Facebook o al 333 6298118.

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