Da ravennati, dentro la cattedrale umana del Purgatorio del Teatro delle Albe

Una non-recensione dello spettacolo partecipato, seconda tappa della trilogia dedicata alla Divina Commedia. In scena fino al 14 luglio

Purgatorio©Silvia Lelli 25giu2019 7881Se sei stato due anni fa a emozionarti al colmo dell’orgoglio ravennate con l’Inferno del Teatro delle Albe, ovviamente non aspettavi altro che andare a vedere il secondo atto di questo monumentale lavoro sulla Commedia: il Purgatorio.

A differenza di due anni fa, sai un po’ più cosa aspettarti e allo stesso tempo i ricordi della seconda cantica sono più sfumati (e intanto pensi che per il 2021 sarà davvero necessario un ripasso della Commedia, in previsione del Paradiso). Insomma, la sfida è più ardua, le aspettative alte e quindi senti il vago timore di poter restare deluso mentre ti rechi alla tomba del Sommo, da dove di nuovo ricomincia tutto per un cammino, questa volta, verso l’alto. E infatti sei presto costretto a volgere lo sguardo in alto lungo il percorso che questa volta attraversa piazza San Francesco, e il portico che per decenni hai evitato ogni volta che ti era possibile per i miasmi da latrina all’aperto, e percorre poi via Guaccimanni.

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©Silvia Lelli 24giu2019 7533Purgatorio©SilviaLelli

Martinelli e Montanari con Plazzi

Lungo la strada, tra palcoscenici montati per le serate estive in piazza, biciclette gialle e le auto parcheggiate, guardi in alto alla ricerca di quelle voci soavi che da balconi e terrazze accompagnano il corteo, mentre  la tua guida Marco Martinelli, insieme  ad Ermanna Montanari a cui è affidata la parte più poetica del racconto, non esita a declamare Dante al megafono. E a un certo punto senti pure l’odore di incenso. Quanto di più sacro e insieme di più desacralizzante, insieme.

Ok, puoi rilassarti a questo punto, la magia del rito laico, della “preghiera” nel recitare il nostro Dante, quello che qui noi abbiamo accolto da esule offrendogli quello che nessun altro gli aveva garantito prima, si sta ripetendo. E non puoi peraltro fare a meno di notare che il pubblico intorno a te sembra molto giovane, ci sono anche tanti ragazzini che il Purgatorio nemmeno l’hanno studiato a scuola. Eppure sono lì, camminano, scandiscono i divini versi, ignorando i rumori della città che attorno, incredibilmente, continua a vivere.

Purgatorio©Silvia Lelli 25giu2019 7961Hai già visto e salutato tanti conoscenti che partecipano allo spettacolo accompagnando il corteo fino a un cancello, non quello del Rasi, ma quello del suo giardino. E se due anni fa lo stupore e la meraviglia stavano dentro il teatro trasformato in un’incredibile macchina scenica fino a renderlo irriconoscibile, questa volta il viaggio è all’esterno, in una salita a tappe verso il paradiso terrestre che si compie tutta en plein air tra gli inebrianti profumi delle piante e delle erbe in una sequenza di scene una più stupefacente dell’altra. E quasi da subito capisci che forse Martinelli e Montanari in fondo lo sanno che il Purgatorio te lo ricordi meno bene dell’Inferno e ti senti preso per mano, accompagnato.

©Silvia Lelli 24giu2019 7482Purgatorio©SilviaLelliE così ti aiutano a capire cosa stai guardando, che è una attualizzazione del Purgatorio ai nostri tempi e ai nostri mali, così simili a quelli di cui scriveva Dante. Dalle donne vittime di violenza, al disastro dell’Italia, dalla mania per la fama in terra alla vanità, dalla poesia all’arte è un continuo rimando tra il Trecento e l’oggi con inserti e citazioni da Beuys a Whitman eMajakovskij. Ti senti a scuola non solo quando sei seduto sui banchi, ma per gran parte dello spettacolo è come se ti fosse data l’occasione di imparare di nuovo quello che forse già avresti dovuto sapere, del resto questa è la cantica del “ricominciare”, di chi riesce a espiare, a uscire dalla “selva oscura” dei propri errori, delle proprie paure e delle proprie angosce.

©Silvia Lelli 24giu2019 7459Purgatorio©SilviaLelliE se grandi attori, come Roberto Magnani, Marco Montanari, Luigi Dadina, Alessandro Argnani (ma non si può non nominare il commovente Plazzi nel Catone iniziale), solo per citarne alcuni, danno corpo e voce ai personaggi più noti del Purgatorio (da Pia a Oderisi, da Manfredi a Papa Adriano V), a rendere unica questa esperienza ancora una volta sono soprattutto i cori composti da non-attori, da cittadini, in quel mix di teatro popolare che mette insieme, come hanno più volte spiegato gli stessi Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, ideatori dello spettacolo, le sacre rappresentazioni medievali e il teatro popolare di Majakovskij. E ti accorgi che sono tantissimi, e sono anche giovanissimi, e che ci stanno mettendo tutti loro stessi, che sono diventati gruppo e comunità, che sanno di essere essenziali per la riuscita di quella che Ermanna Montanari, a fine serata, definirà una “cattedrale umana”. Ti accorgerai addirittura che sono molti più loro, quelli che alla fine vengono a prendere gli applausi, di voi che state applaudendo (l’ingresso è a numero chiuso, sold out tutte le sere).

E alla fine, quando a certificare l’avvenuta purificazione arriva Greta, pensi che gli autori dello spettacolo dal Sommo Poeta sembrano aver imparato la stessa lezione del poeta irlandese Seamus Heaney che diceva qualcosa come: “Dante mi ha insegnato che nella poesia ci posso mettere anche la Land Rover parcheggiata davanti a casa mia”. Martinelli e Montanari, intanto, di sicuro ci stanno mettendo dentro un’intera città.

PURGATORIO
Chiamata Pubblica per la “Divina Commedia” di Dante Alighieri
ideazione, direzione artistica e regia Marco Martinelli e Ermanna Montanari

in scena Ermanna Montanari, Marco Martinelli, Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Matteo Gatta, Roberto Magnani, Mirella Mastronardi, Marco Montanari, Gianni Plazzi, Massimiliano Rassu, Laura Redaelli, Alessandro Renda

e i cittadini della Chiamata Pubblica

musiche Luigi Ceccarelli in collaborazione con Giacomo Piermatti e Vincenzo Core

e con gli allievi della scuola di Musica Elettronica e di Percussione del Conservatorio Statale di Musica “Ottorino Respighi di Latina e con la partecipazione di Simone Marzocchi

spazio scenico e costumi allievi dell’Accademia di Belle Arti di Brera Milano-Scuola di Scenografia e Costume coordinati da Edoardo Sanchi e Paola Giorgi in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Brera-Milano

regia del suono Marco Olivieri

disegno luci Fabio Sajiz

direzione tecnica Enrico Isola e Fagio

cori polifonici Canterini Romagnoli Pratella-Martuzzi diretti dal maestro Matteo Unich, Cappella Musicale della Basilica di San Francesco diretto dal maestro Giuliano Amadei, Coro Ludus Vocalis Voci bianche diretto dalla maestra Elisabetta Agostini, Coro Novello in…canto diretto dalla maestra Elisabetta Agostin, Coro casa della Carità diretto dal maestro Matteo Unich, Coro polifonico Ludus Vocalis diretto dal maestro Stefano Sintoni, Coro Giovani voci dell’ ISSM G. Verdi di Ravenna diretto dalla maestra Diana D’Alessio, Coro Teen Voices diretto dalla maestra Catia Gori, Coro Libere Note diretto dalla maestra Catia Gori, Libenter Cor.

coproduzione Fondazione Matera-Basilicata 2019 e Ravenna Festival/Teatro Alighieri

in collaborazione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro

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