In scena il Purgatorio delle Albe, tutte le sere si (ri)parte dalla Tomba di Dante

Due anni dopo l’Inferno, il nuovo spettacolo partecipato, che ha già debuttato a Matera Capitale della Cultura

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Il Purgatorio a Matera, foto di Marco Caselli Nirmal

Ecco l’atteso debutto a Ravenna del Purgatorio di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, a due anni da quell’Inferno che incantò letteralmente la città.

Secondo step di un progetto che si concluderà nel 2021 con il Paradiso, dopo la prima a Matera (capitale della cultura 2019), ora il Purgatorio va in scena nella città di Dante, dove lo spettacolo è na- to. Ancora una volta coinvolgendo la cittadinanza in un percorso corale che prenderà l’avvio dalla Tomba del poeta e condurrà ancora una volta fino al Rasi, questa volta nel giardino dove ci eravamo appunto lasciati al termine dell’Inferno.

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Prova Inferno©Zani Casadio 6390 CopiaQuesta è la cantica di mezzo, definita da Marco Martinelli, «la cantica del ricominciare». Come scrive Iacopo Gardelli sul Ravenna Festival Magazine (lo spettacolo è infatti ancora una volta prodotto dal Festival) «la posta in gioco per Martinelli e Montanari si alza considerevolmente. L’Inferno, oltre ad essere molto più conosciuto al largo pubblico rispetto alle altre due cantiche, parla al nostro Duemila con un logica antica, dunque contemporanea. Nella “fossa” i peccati rispondono ad una giustizia ferrea, regolata dal contrappasso, che soddisfano la nostra forma mentale. I dannati si ergono scultorei, in una perversa nobiltà che è già modernissima. Il male, insomma, è fotogenico, e attira i nostri occhi post-totalitari come una calamita. Ma il Purgatorio non è così. Questa magnifica invenzione, tutta dante- sca, è un luogo chiaroscurale, acquatico, dolce, nel quale risuonano canti, e non grida. Un luogo le cui “cornici” sono ordinate non dalla giustizia, ma dall’amore, secondo l’ordine dei sette peccati capitali. Un luogo di mutazione e di ordalie, dei passaggi oltre il fuoco e dei battesimi sott’acqua. Qui la ragione capisce che deve abdicare alla sua superbia per giungere al suo superamento. Per citare un verso caro alle Albe, “dove c’è pericolo cresce anche ciò che salva”: tanto più difficile si fa la rappresentazione, tanto più cresce il coraggio e l’inventiva del gruppo ravennate».

Lo spettacolo è in scena dalle ore 20 dal 25 giugno al 14 luglio, tutti i giorni (tranne il lunedì).

Le Albe si sono avvalse di maestranze interne (accanto agli storici Luigi Dadina, Roberto Magnani, Alessandro Argnani, Laura Redaelli, Alessandro Renda, le “nuove” leve Massimiliano Rassu, Matteo Gatta, Marco Montanari, Mirella Mastronardi e naturalmente Gianni Plazzi) e di tecnici esterni, come Luigi Ceccarelli e Simone Marzocchi per le musiche; Edoardo Sanchi e Paola Giorgi per scene e costumi; Fabio Sajiz e Marco Olivieri, per disegno luci e regìa del suono.

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