“Storie di Ravenna” che passione: al via un nuovo ciclo al teatro Rasi

Ne parla Giovanni Gardini, curatore dell’inedita rassegna assieme a Luparini, Dadina e Argnani

Storieravenna

La scena essenziale del palco del Rasi

Si rinnova lunedì 21 ottobre con una prima puntata, sempre sul palcoscenico del teatro Rasi, il secondo ciclo di incontri “Storie di Ravenna”, reduce da una straordinaria quanto inattesa partecipazione di pubblico lo scorso anno. Programmata, con appuntamenti nel tardo pomeriggio, a latere della stagione teatrale, la rassegna è una sorta di essenziale messa in scena, fra narrazioni e immagini proiettate su uno schermo, di episodi e personaggi della storia millenaria ma anche recente della città. Anche quest’anno sono previsti sei incontri (il lunedì con inizio alle 18) fino a marzo 2020.

IL PROGRAMMA COMPLETO

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Del successo dell’iniziativa e della nuova serie di incontri ne parliamo con uno degli ideatori e protagonisti, lo studioso d’arte Giovanni Gardini.

«Le “Storie di Ravenna” sono nate in modo molto spontaneo, quasi per caso, durante alcune conversazioni con Alessandro Argnani delle Albe che era rimasto colpito, diceva lui, dal tono teatrale di certi miei interventi pubblici – esordisce Gardini –. In seguito, Argnani aveva trovato un po’ la stessa caratteristica anche nel modo di raccontare di Alessandro Luparini (storico e direttore della Biblioteca Oriani di Ravenna, ndr), così quella che era solo una suggestione ha iniziato a condensarsi in un progetto: un dialogo a più voci con testimonianze visuali su alcuni snodi significativi della storia cittadina, come l’anno scorso sono stati ad esempio l’epoca di Teodorico, o la Battaglia di Ravenna, o le vicende del primissimo dopoguerra col referendum Monarchia Repubblica. Altro protagonista fondamentale di queste storie è la voce recitante di Luigi Dadina, che in scena integra il racconto delle vicende con testimonianze letterarie, biografiche, epistolari… L’idea era quella di riprodurre in teatro lo spirito del trebbo, come i fulestar che la sera nelle case di campagna intrattenevano coi loro racconti, a volte favolosi, la comunità dei contadini. E dove spesso si condivideva anche il cibo, come poi abbiamo ricreato anche noi con le proposte gastronomiche organizzate a fine di ogni incontro dai cuochi di CheftoChef».

Come avete scelto i temi da svolgere?
«Inizialmente io dovevo occuparmi più che altro della parte iconografica e Luparini di quella storica, poi nel preparare le prime sei puntate dello scorso anno ci siamo più semplicemente divisi i compiti per attitudine personale, io mi sono occupato di episodi e personaggi della storia antica su cui erano incentrati i primi tre incontri, mentre Luparini si è dedicato a temi più moderni che hanno caratterizzato la triade finale. In modo analogo ci siamo suddivisi i compiti anche per questi nuovi sei incontri che spaziano da Da Galla Placidia a Pietro Crisologo fino all’imperatore Giustiniano e all’arcivescovo Massimiano; da Andrea Agnello e il suo Liber Pontificalis alla settimana rossa del giugno 1914; dalla marcia su Ravenna del settembre 1921, alla battaglia delle valli e la liberazione di Ravenna».

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Giovanni Gardini

La messa in scena degli incontri è particolarmente fluida e ritmata, chi la cura?
«La regia, se così vogliano chiamarla, di ogni “storia” è di Alessandro Argnani, ma per dare suggerimenti su modi e tempi del raccontare si sono impegnati anche altri attori delle Albe come Alessandro Renda e Roberto Magnani».

Poi ad arricchire la scena del racconto oltre a te e Luparini compaiono anche altri narratori…
«Sì, l’anno scorso fin dalle prime battute abbiamo pensato di invitare altre persone, competenti sul tema da svolgere, a intervenire, come Elisa Emaldi del Museo Nazionale, Alessandro Bazzocchi, poi Cristina Carile… Insomma questa teatralizzazione ci ha preso la mano e abbiamo voluto ampliare la coralità del racconto. Sarà così anche quest’anno».

Ma vi aspettavatate così tanto pubblico?
«No certamente, l’anno scorso peraltro l’avevamo pensata come una sperimentazione, magari da aggiustare in corso d’opera. Invece… Per la prima puntata sapevamo che erano interessate una cinquantina di persone, invece abbiamo iniziato con un quarto d’ora di ritardo perché in biglietteria si era fatta una lunga fila che nessuno di noi aveva previsto, e che ha riempito buona parte della platea del Rasi. E così la rassegna è andata in crescendo, al punto che per l’incontro dedicato alla Battaglia di Ravenna, c’era talmente tanto pubblico che è stata aperta per l’occasione anche la galleria. Un successo inimmaginabile, vista l’ora pomeridiana e anche il fatto che per entrare si paga un biglietto, seppure minimale».

Quale potrebbe essere il segreto di questo successo?
«Delle belle storie, una squadra affiatata, appassionata, e credo la messa in scena dei racconti su un tema, con il ritmo avvincente dell’entrata e uscita dei narratori intrecciata alle immagini sullo schermo. E, infine e soprattutto, una certa curiosità, non sempre soddisfatta, dei ravennati a scoprire e riscopre la propria città, in fondo anche le proprie radici, da cui nasce proprio un pubblico molto fedele a questi appuntamenti».

La novità di questa seconda edizione?
«La replica degli incontri del lunedì pomeriggio, il martedì mattina per insegnanti e studenti delle scuole superiori cittadine».

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